Gimbe: “Sanità, bene i 4,5 mld in più, ma in realtà sono scommessa”

Roma, 2 novembre – A voler semplificare, si potrebbe dire che siamo dalle parti dell’uovo oggi e della gallina domani, e dell’eterno dilemma su cosa sia meglio scegliere. Dove la gallina è l’aumento del Fondo sanitario nazionale di 3,5 miliardidi euro, che si vanno ad aggiungere al miliardo già stanziato dalla precedente legislatura: una novità certamente positiva, perchè finalmente mette a disposizione risorse per la governance delle liste di attesa e le borse di studio per specializzandi e futuri medici di famiglia, oltre a quelle (2 miliardi) destinate al programma di ristrutturazione edilizia e ammodernamento tecnologico.

Ma c’è un ma: 3,5 miliardi saranno sul piatto soltanto nel 2020-2021 e il verbo coniugato al futuro è in realtà una scommessa, trattandosi di fondi comunque condizionati alle previsioni di crescita su cui è impiantata la manovra, ardite per gli ottimisti  e azzardate, invece, per chi ottimista non è.

A fare le pulci ai contenuti della manovra in sanità  è la Fondazione Gimbe. “Le nostre stime avevano valutato in circa 4 miliardi di euro il fabbisogno per coprire le inderogabili necessità della sanità pubblica” afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione. “Secondo il testo della manovra, dunque, i numeri sembrano esserci, visto che l’incremento complessivo del Fondo sanitario nazionale nel triennio è di 4,5 miliardi di euro, oltre alle risorse finalizzate. Tuttavia, nonostante la rilevanza dei bisogni attuali (rinnovi contrattuali, sblocco del turnover, eliminazione superticket, sblocco nuovi Lea), i  3,5 miliardi che il Governo giallo-verde mette sul piatto della sanità sono utilizzabili solo dal 2020 e inevitabilmente legati alla crescita economica attesa, proprio nel momento in cui l’Istat certifica lo stop del Pil nel terzo trimestre del 2018 e la Commissione europea invia un’ulteriore richiesta di chiarimenti sulla manovra 2019″.

Se bastassero le buone intenzioni, insomma (sembra voler significare Cartabellotta), in materia di sanità il Governo si è mosso sicuramente nella giusta direzione. Il problema è che le intenzioni, anche quelle ottime, sono spesso il materiale con cui sono fatte le strade che portano all’inferno.

La Fondazione Gimbe, in ogni caso, anche al fine di favorire il dibattito parlamentare e il confronto tra Governo e Regioni (che sul punto hanno già cominciato a polemizzare), ha realizzato un’analisi indipendente delle risorse previste per la sanità nella Legge di bilancio 2019, evidenziando in primo luogo che viene confermato il miliardo già assegnato per il 2019 dalla precedente legislatura e che viene previsto un aumento di 2 miliardi di euro nel 2020 e di  1,5 miliardi nel 2021, per un incremento complessivo di  4,5 miliardi di euro nel triennio. Le risorse assegnate per il 2020 e per il 2021 (ovvero 3,5 miliardi) sono subordinate alla stipula, entro il 31 gennaio 2019, di una intesa Stato-Regioni per il Patto per la Salute 2019-2021 che contempli varie “misure di programmazione e di miglioramento della qualità delle cure e dei servizi erogati e di efficientamento dei costi”.

“Tutte le misure previste” puntualizza Cartabellotta “sono ampiamente condivisibili, ma la deadline al 31 gennaio è illusoria, visto che la stesura del nuovo Patto per la Salute difficilmente potrà essere avviata prima dell’approvazione della Legge di bilancio e che i tempi per le consultazioni sono risicati. Ecco perché il Parlamento dovrebbe prorogare la scadenza almeno al 31 marzo“.

Oltre all’incremento del fabbisogno sanitario nazionale standard 2019-2021, la Legge di bilancio prevede risorse finalizzate a specifici obiettivi, che l’analisi di Gimbe puntualmente dettaglia, partendo dai 150 milioni di euro  stanziati nel triennio (il cui riparto è subordinato a un decreto ministeriale previa intesa Stato-Regioni) per l’implementazione e l’ammodernamento delle infrastrutture tecnologiche legate ai sistemi di prenotazione elettronica. “È positivo che le risorse siano destinate alle infrastrutture tecnologiche e informatiche per migliorare il processo di governance delle liste d’attese e non all’aumento indiscriminato dell’offerta di prestazioni” commenta al riguardo Cartabellotta. “Tuttavia è fondamentale che le modalità di riparto tengano conto delle attuali differenze regionali in termini di infrastrutture tecnologiche disponibili”.

“Un intervento di grande rilevanza per ridurre gradualmente l’attuale imbuto formativo e ringiovanire il capitale umano” sono considerati da Gimbe anche sia i 10 milioni di euro stanziati dal 2019 per la medicina generale per garantire ogni anno circa 300 borse  di studio aggiuntive sia le risorse per le scuole di specializzazione, per le quali è previsto un graduale incremento di risorse per finanziare circa 2.700 borse di studio:  22,5 milioni di euro per il 2019,  45 milioni per il 2020, 68,4 milioni per il 2021, € 91,8 milioni per il 2022 e € 100 milioni a decorrere dall’anno 2023. Misure che Cartabellotta ritiene davvero importanti, anche se “per recuperare preziose risorse, rimane indispensabile prendere atto del fenomeno delle ‘borse perdute’ che a seguito di rinunce non vengono riassegnate”.

Decisamente negativa, invece, la valutazione sulla decisione di porre a carico dei bilanci regionali i costi per  gli oneri per i rinnovi contrattualiil del personale dipendente e convenzionato, nonché quelli derivanti dalla corresponsione dei miglioramenti economici al personale. “Traducendo dal politichese” osserva il presidente di Gimbe “il personale sanitario rimane tagliato fuori dai fondi stanziati per i rinnovi contrattuali 2019-2021 e in assenza di risorse dedicate le Regioni devono reperirle dal Fondo sanitario“.

Infine, la ricognizione di Gimbe dei contenuti della manvora ricorda l’aumento di  2 miliardi di euro dei fondi destinati al programma pluriennale di interventi in materia di ristrutturazione edilizia e di ammodernamento tecnologico, seppur totalmente “a spese” del Fondo investimenti enti territoriali.

Esaurita la lista di quel che c’è, l’analisi fa l’elenco delle voci che invece sono rimaste fuori dalla Legge di Bilancio e  rappresentano, secondo la della Fondazione Gimbe,  “indifferibili priorità per evitare il collasso della sanità”. La prima è quella dei rinnovi contrattuali: non hanno infatto trovato  conferma le dichiarazioni del sottosegretario Garavaglia, secondo cui il miliardo di aumento del Fondo sanitario 2019 sarà interamente destinato ai rinnovi contrattuali. Manca anche ogni riferimento allo sblocco del turnover: nonostante la verosimile “emorragia” di professionisti dal Ssn conseguente all’applicazione della “quota 100”, la Legge di bilancio non fa alcun riferimento alla rimozione del vincolo di spesa.

Altra questione fondamentale che la manovra non affronta è quella dei nuovi Lea: con i nomenclatori tariffari ancora in “ostaggio” del Mef per mancata copertura finanziaria, osserva Gimbe, i nuovi livelli essenziali di assistenza “non sono ancora esigibili sulla maggior parte del territorio nazionale”. Servirebbe una cifra che oscilla tra gli 800 milioni di euro stimati dalla Ragioneria Generale dello Stato  e i 1.600 milioni ritenuti invece necessari dalla Conferenza delle Regioni.

Manca, infine, l’eliminazione  dei superticket: nel 2017 ha “pesato” per 413,7 milioni di euro,  60 dei quali già stanziati dalla Legge di bilancio 2018, ma non ancora utilizzati per mancato accordo sulla bozza di decreto.

“Considerato che il testo della Legge di bilancio 2019 approda in Parlamento con un paniere triennale per la sanità più ricco delle aspettative, anche se legato alle ardite previsioni di crescita” è il commento conclusivo di Cartabellotta “è giusto dare merito alla ministra Grillo di avere sensibilizzato l’intero Esecutivo sui bisogni della sanità. Tuttavia, la soluzione di alcune criticità che rischiano di far precipitare lo stato di salute del Ssn non può essere ulteriormente rinviata: ecco perché è indispensabile destinare interamente ai rinnovi contrattuali il miliardo già previsto dalla precedente legislatura e anticipare al 2019 almeno un miliardo per sdoganare i nuovi Lea ed avviare l’eliminazione del superticket e lo sblocco del turnover”.