Gimbe: Ssn in codice rosso, primo rimedio rilanciare investimenti

Roma, 8 marzo – “A sei anni dal lancio del programma #salviamoSSN, le nostre analisi dimostrano che il Servizio sanitario nazionale si presenta come un paziente il cui stato di salute è compromesso da quattro malattie e due fattori ambientali”.

Questa la dichiarazione (in vero poco rassicurante) con la quale il presidente Nino Cartabellotta (nella foto) ha aperto oggi a Bologna la 14a Conferenza nazionale Gimbe. la fondazione che si occupa di promuovere una sanità più equa ed efficiente rigorosamente ispirata ai principi dell’evidenza medico-scientifica.

Nella sua lettura inaugurale, Cartabellotta ha puntigliosamente elencato le une e gli altri. La prima malattia  del Ssn è il definanziamento pubblico. Nel periodo 2010-2019 al Ssn sono stati sottratti circa  37 miliardi di euro, il fabbisogno sanitario nazionale (Fsn) è aumentato di 8,8 miliardi, con un incremento percentuale inferiore all’inflazione media. E guardando al futuro, purtroppo non si intravvede  nessuna luce in fondo al tunnel: “La nota di aggiornamento del DEF 2018 ha eseguito un impercettibile lifting sul rapporto spesa sanitaria/Pil (+0,1% nel 2020 e nel 2021)” ha spiegato Cartabellotta “mentre la Manovra 2019 porta in dote per il 2019 il miliardo già assegnato dalla precedente legislatura e prevede un incremento del FSN (+€ 2 miliardi nel 2020, +€ 1,5 miliardi nel 2021) legato ad ardite previsioni di crescita economica”.

La seconda malattia del sistema del sistema si sanità pubblica, secondo il presidente di Gimbe, è causata dall’ampliamento del “paniere” dei nuovi Lea. “Dopo quasi due anni, i nomenclatori tariffari rimangono ancora ‘ostaggio’ del MEF per mancata copertura finanziaria e la maggior parte delle nuove prestazioni ed esenzioni non sono esigibili” ha commentato al riguardo Cartabellotta. “Peraltro la Commissione Lea non ha ancora pubblicato alcun aggiornamento/delisting delle prestazioni”.

Terza patologia, gli sprechi e inefficienze. Che, nella tassonomia elaborata dalla Fondazione Gimbe, sono inscrivibili in sei categorie:  sovra-utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie inefficaci o inappropriate, frodi e abusi, acquisti a costi eccessivi, (conseguenze del) sotto-utilizzo di servizi e prestazioni efficaci e appropriate, complessità amministrative, inadeguato coordinamento dell’assistenza. Secondo le stime Gobe,  nel 2017 oltre 21 miliardi di euro di spesa pubblica non hanno prodotto alcun miglioramento di salute, come confermato dal Rapporto Ocs Health at a Glance.

A completare quello che, per il Gimbe, è il grave quadro di comoribidità del Ssn c’è infine l’espansione incontrollata del secondo pilastro. “L’idea di affidarsi al un complicato intreccio di fondi sanitari, assicurazioni e welfare aziendale per garantire la sostenibilità del Ssn si è progressivamente affermata grazie a raffinate strategie di marketing basate su irrealistici dati di rinuncia alle cure e indebitamento dei cittadini” spiega Cartabellotta. “Purtroppo, non vengono adeguatamente valutati i numerosi potenziali effetti collaterali su “organi e apparati” del SSN: dai rischi per la sostenibilità a quelli di privatizzazione, dall’aumento delle diseguaglianze all’incremento della spesa sanitaria, dal sovra-utilizzo di prestazioni sanitarie alla frammentazione dei Pdta”.

“Il Ssn affetto da queste patologie ingravescenti vive in un habitat fortemente influenzato da due fattori ambientali” ha quindi osservato il presidente Gimbe. “Il primo è la collaborazione, non si sa quanto leale, con cui Stato e Regioni dovrebbero tutelare il diritto alla salute, ulteriormente minata dal contagioso virus del regionalismo differenziato, Il secondo sono le aspettative irrealistiche di cittadini e pazienti per una medicina mitica e una sanità infallibile, alimentate da analfabetismo scientifico ed eccessi di medicalizzazione”.

“Per mantenere un SSN a finanziamento prevalentemente pubblico, preservandone i princìpi di equità e universalismo”  ha continuato Cartabellotta “come Gimbe abbiamo elaborato e aggiornato secondo le migliori evidenze scientifiche un ‘piano terapeutico personalizzato’ efficace nel modificare la storia naturale delle quattro malattie, minimizzare l’impatto dei fattori ambientali e intervenire su altri “patogeni” che minano la salute del Ssn”.

Il piano di salvataggio Gimbe prevede infatti misure per orientare le scelte politiche, organizzative, professionali, oltre che quelle di cittadini e pazienti: dal rilancio del finanziamento pubblico all’avvio di un piano nazionale per la riduzione di sprechi e inefficienze; dalla ridefinizione del perimetro dei Lea secondo evidenze scientifiche e princìpi di costo-efficacia alla riforma della sanità integrativa; dall’attuazione del principio della “salute in tutte le politiche” all’informazione scientifica a cittadini e pazienti; dall’aumento delle capacità di indirizzo e verifica dello Stato sulle Regioni alla costruzione di un servizio socio-sanitario nazionale; dal rilancio delle politiche e degli investimenti per il personale alla programmazione del fabbisogno di medici, specialisti e altri professionisti sanitari; dalla regolamentazione dell’integrazione pubblico-privato e della libera professione secondo i reali bisogni di salute al finanziamento della ricerca clinica e organizzativa con almeno l’1% del fabbisogno sanitario nazionale; dalla ridefinizione dei criteri di compartecipazione alla spesa sanitaria all’eliminazione del superticket.

Una terapia di necesità complessa e articolata perchè, ha spiegato Cartabellotta, “per assicurare lunga vita al Ssn non basta più la manutenzione ordinaria, occorre rilanciare in maniera consistente il finanziamento pubblico e mettere in campo riforme di rottura, per creare discontinuità rispetto al passato”.

Il “consulto” di Gimbe al capezzale del malato ha prodotto una serie di indicazioni terapeutiche innovative –  messe a punto, ha tenuto a precisare Cartabellotta, attivando il pensiero laterale – che a giudizio della fondazione sono indispensabili per garantire il Ssnalle generazioni future.

Queste le principali proposte di riforme per salvare il “paziente Ssn”, nella sintesi proposta da Cartabellotta:

  • Rilancio del finanziamento pubblico. Sganciare il finanziamento pubblico dal Pil, il cui aumento è legato alla salute e al benessere della popolazione, incrementando il Fsn di una percentuale annua minima pari almeno al doppio dell’inflazione. Occorre inoltre uscire fuori dal perimetro del Fsn, sia rivalutando il sistema delle detrazioni fiscali per spese sanitarie, fondi sanitari integrativi e welfare aziendale, sia definendo un fabbisogno socio-sanitario nazionale dove far confluire le risorse oggi destinate ad alcune spese sociali (es. indennità di accompagnamento, invalidità civile) e fondi per le politiche sociali (es. fondo per la non autosufficienza).
  • Aumento delle capacità di verifica dello Stato sulle Regioni. Modificare i criteri di riparto del Fsn, prevedendo una quota fissa da destinare a costi standard di personale sanitario e di beni e servizi e una quota variabile vincolata ad adempimenti Lea secondo il nuovo sistema di garanzia con meccanismi bonus/malus a valere sul riparto dell’anno successivo: questo permetterebbe gradualmente anche di superare gli attuali Piani di rientro. Inderogabile la riforma degli enti vigilati favorendo sinergie ed evitando duplicazioni sia tra gli enti, sia con le direzioni generali del Ministero della Salute.
  • Piano nazionale contro gli sprechi. È indispensabile allineare a cascata i sistemi premianti a tutti i livelli del SSN, utilizzare criteri di rimborso value-based e favorire i processi di disinvestimento e riallocazione rendendo più flessibili tetti di spesa e budget.
  • Definizione dei Lea. I Lea devono essere informati da un piano nazionale per la valutazione di tutte le tecnologie sanitarie, idealmente gestito da un ente indipendente. Aifa dovrebbe mantenere il solo ruolo di agenzia regolatoria.
  • Riordino sanità integrativa. Definire le prestazioni Lea ed extra-Lea che possono/non possono essere coperte dai fondi sanitari integrativi, limitando le agevolazioni fiscali alle prestazioni extra-Lea e regolamentare i rapporti tra fondi sanitari integrativi e compagnie assicurative.
  • Politiche per il personale. È tempo di un contratto unico per il personale medico del Ssn, oltre che di introdurre la revalidation per tutti i professionisti sanitari.
  • Integrazione pubblico-privato e regolamentazione libera professione. Stabilire un tetto massimo delle risorse del riparto regionale che possono essere destinate al privato accreditato. Necessario definire una consistente indennità di esclusività del rapporto pubblico, rendendo incompatibile la progressione di carriera con l’attività extramoenia.
  • Ricerca comparativa indipendente. Identificare le aree grigie e finanziare la ricerca comparativa indipendente al fine di includere ed escludere prestazioni sanitarie nei Lea. Prevedere meccanismi premiali per le Regioni che investono in ricerca indipendente per rispondere a quesiti di interesse nazionale.

“Dopo 40 anni  è tempo di acquisire una reale e piena consapevolezza del bene più prezioso di cui dispone il nostro Paese” ha concluso Cartabellotta. “Un Ssn che si prende cura della nostra salute e che, in qualità di ‘azionisti di maggioranza’, siamo tenuti a tutelare, ciascuno secondo le proprie responsabilità siano esse pubbliche o individuali perché la sanità pubblica è come la salute:  ti accorgi che esiste solo quando l’hai perduta”.