Giombini: “Distributori, Governo non sottovaluti segnali deterioramento”

Roma, 27 febbraio –  “I decisori non sottovalutino i chiari segnali di deterioramento (ponte Morandi docet) delle nostre aziende, che non possono essere lasciate alla sola capacità di iniettare risorse finanziarie in presenza di un non adeguato e sempre più ridotto compenso per l’attività svolta, al fine di assicurare la sopravvivenza delle aziende stesse e dei posti di lavoro”.

A scriverlo, sull’editoriale dell’ultimo numero de Il Quaderno della distribuzione farmaceutica (cliccare qui per scaricare il pdf) è il presidente di Adf Mauro Giombini (nella foto), al termine di alcune considerazioni riservate alla riapertura del tavolo di filiera sulla riforma della remunerazione, resa necessaria dalla decisione del governo di non prorogare, dopo anni, la norma che affidava a un accordo tra l’Aifa e le sigle della farmacia e dei distributori il dossier dei nuovi compensi del servizio farmaceutico.

Giombini, dopo aver commentato positivamente l’immediata reazione della filiera di fronte alla decisione del governo di “avocare a sè la materia, in coordinamento con le Regioni (….), con l’obiettivo di porre unitariamente sul tavolo della parte pubblica una proposta sostenibile per il sistema nel suo complesso: sanità, industria e filiera distributiva”, torna a esporre il cahier de doleances del settore.  L’elenco è aperto dai prezzi più bassi d’Europa che (annota Giombini) “rendono ancora più magro su valori assoluti il modesto 3% del margine grossista, più che doppio (6,65%) fino alla fine dello scorso decennio” e che, insieme alla stagnazione della prescrizione dei prodotti dispensati dal Ssn negli ultimi anni,  “vedono anche ridotta in termini reali  la nostra attività di intermediazione, che subisce con gli acquisti diretti di buona parte delle farmacie, sottoposte a forte pressione da parte dell’industria, una ulteriore erosione che ci sottrae oltre un terzo del fatturato potenziale”.

Non è tutto: dal lato dei costi operativi, evidenzia Giombini, pesano anche “le consegne plurigiornaliere richieste dalle farmacie per evadere in tempi ristretti le ricette dei clienti, l’aumento dei volumi del 14% in un decennio nonostante il calo del fatturato, gli oneri di buona distribuzione imposti dall’Europa che vedono realizzati in Italia centri ogistici di primario livello”. Tutti elementi, spiega il presidente Adf, che contribuiscono “a mettere a terra le aziende distributrici farmaceutiche nel nostro Paese”.

Non penso francamente di aver drammatizzato” conclude Giombini, spiegando di aver solo voluto ribadire un concetto già più volte espresso in passato: “la tenuta della nostra struttura e infrastruttura distributiva sull’intero territorio nazionale, sia come numero di centri distributivi sia come rete di trasporti in ogni parte del Paese, passa inesorabilmente dalla compressione dei volumi e dei tempi che gestiamo”.

Da qui la richiesta di attenzione al governo: la corda è stata tirata anche troppo, per quanto riguarda i margini di operatività sostenibile della distribuzione, e i segnali di sfilacciamento sono evidenti. Continuare a trascurarli, è l’allarme di Giombini, sarebbe esiziale.