Diabete, l’allarme dell’Oms: malati quadruplicati dal 1980

Di questi,, 64 milioni, sempre secondo le stime, vivono all’interno della Regione europea dell’Oms ( questi e molti altri dati sono disponibili nel Global report on diabetes, Oms 2016). In Italia, in base ai dati Istat, nel 2016 si è stimata una prevalenza del diabete noto pari al 5,3% (5,4% negli uomini, 5,2% nelle donne) pari a oltre tre milioni di persone, con un trend in leggero calo negli ultimi anni, dopo un decennio di crescita costante. La prevalenza aumenta al crescere dell’età fino a un valore di circa il 20% nelle persone con età uguale o superiore a 75 anni.
La prevalenza è mediamente più bassa nelle regioni del nord (4,7 e 4,5%) rispetto a quelle del centro (5,7%), del sud (6,1%) e delle isole (5,8%).

Parlando della malattia, bisogna distinguere tra il diabete mellito di tipo 1 (detto anche diabete immuno-mediato, circa il 10% dei casi) e il diabete mellito di tipo 2 (detto anche diabete non immuno-mediato o dell’adulto, circa il 90% dei casi). Si tratta fondamentalmente di due malattie distinte, che si differenziano per eziopatogenesi (distruzione autoimmune delle cellule beta del pancreas nel tipo 1, ridotta sensibilità all’insulina e insulino-resistenza periferica nel tipo 2), età di insorgenza ( bambini-adolescenti nel tipo 1, adulti nel tipo 2), sintomatologia di esordio  (acuta nel tipo 1, più sfumata e graduale nel tipo 2), strategie terapeutiche (insulina dall’esordio nel tipo 1, correzione degli stili di vita e farmaci ipoglicemizzanti nel tipo 2) e possibilità di prevenzione primaria (il tipo 1 non è prevenibile, il tipo 2 si può prevenire).

L’insorgenza del diabete di tipo 2, come per altre patologie croniche (malattie cardiovascolari, tumori, malattie respiratorie croniche), è correlata alla presenza, oltre che di fattori ereditari, anche di fattori di rischio quali: l’obesità e il sovrappeso, la sedentarietà, lo scarso consumo di frutta e verdura, l’abuso di alcol, il fumo di tabacco e le diseguaglianze socio-economiche che, unitamente a ipercolesterolemia e ipertensione arteriosa, sono responsabili del 60% della perdita di anni di vita in buona salute in Europa e in Italia.

Pertanto, mentre il diabete di tipo 2 è in parte prevenibile modificando gli stili di vita delle persone a rischio, particolarmente per quel che riguarda la nutrizione e l’attività fisica, il diabete di tipo 1 non può essere prevenuto, in quanto sono ancora poco chiari i fattori di rischio che interagiscono con la predisposizione genetica scatenando la reazione autoimmunitaria.

Il sito del ministero propone anche una infografica con  5 cose da sapere sul diabete mellito  e numerosi altri link di approfondimento.