Gizzi: “Nodo farmacia-digitale, affrontarlo prima che sia tardi”

Roma, 4 giugno – Quello dello sviluppo digitale, con le sue pervasive declinazioni (dai servizi di telemedicina all’e-commerce di farmaci e servizi), sarà un fronte decisivo per le sorti future della farmacia. E come tale va consapevolemnte affrontato, “se non vogliamo avere altri rimpianti, altri temi sui quali tra qualche anno, ci ritroveremo a dire ‘questa cosa la dovevamo fare al momento giusto, adesso è tardi’. Crediamo che questo sia il momento per affrontare con maggiore decisione e positività il rapporto tra digitale e farmacia”.

È uno degli snodi centrali della relazione del presidente Venanzio Gizzi (nella foto), all’assemblea generale della sigla delle farmacie comunali, tenutasi a Ferrara il 9 maggio scorso. La relazione, riproposta integralmente sull’ultimo numero del notiziario associativo, si sofferma sui cambiamenti che l’affermazione planetaria di internet ha prodotto sull’approccio e i comportamenti dei cittadini in materia di salute,  con il “dottor Google” ormai diventato di gran lunga il primo referente al quale esporre dubbi e richieste e chiedere le relative risposte.

“Si tratta di un fenomeno che presenta notevoli rischi per la salute, ma non saranno i moniti della comunità scientifico-sanitaria a cambiare gli atteggiamenti delle persone” scrive Gizzi al riguardo. “Una certa rigidità metodologica, in sé giusta e corretta, rischia di essere presa come difesa corporativa”.
Ad avviso del presidente Assofarm, l’atteggiamento corretto per impedire (o almeno limitare) derive negative è quello della cosiddetta alfabetizzazione alla salute digitale, parte integrante della strategia del piano europeo Horizon 2020 dell’Unione europea, tema peraltro già presente da svariati anni nelle preoccupazioni dell’Oms, che in esso vede uno strumento per “trovare, comprendere, valutare e utilizzare le informazioni riguardanti la salute al fine di sviluppare una propria opinione e di prendere decisioni nel quotidiano in materia di cure sanitarie, di prevenzione delle malattie e di promozione della salute per mantenere o migliorare la propria qualità di vita”.
Una prospettiva interessante, secondo Gizzi, “perché non conservativa.  Non si demonizza o si critica la libertà di azione del cittadino, ma si prospetta un suo processo di crescita culturale che lo metta nelle condizioni di poter utilizzare al meglio tale libertà”.
Una plastica e drammatica dimostrazione delle conseguenze devastanti che possono derivare dalla potenza dei  meccanismi comunicativi tipici del web quando applicati a una (eufemismo) debole cultura sanitaria, è la crescita esponenziale e finanche aggressiva del movimento no vax negli ultimi anni, con i problemi di copertura immunitaria che ne sono seguiti. Un paradigma esemplare, secondo Gizzi,  di come la rete  “esponga parte dell’opinione pubblica a confondere per libertà di scelta ciò che è pura ignoranza”.
“Dobbiamo accettare la sfida comunicativa” scrive il presidente delle farmacie comunali, affermando che in qualche modo Assofarm lo sta già facendo. “Quando parliamo di approccio consulenziale invece che mera vendita di farmaci, quando parliamo di presa in carico del paziente, ci poniamo già in una prospettiva di dialogo con chi abbiamo di fronte” spiega Gizzi, al quale non sfugge però la necessità di alzare l’asticella: “Ora, dobbiamo accettare il fatto che questo dialogo possa iniziare su What’s app o Messenger, per poi continuare in farmacia”.
La sfera della comunicazione, però, non è l’unico terreno su cui la farmacia dovrà giocare la sua sfida digitale: Gizzi al riguardo porta alcuni esempi, dall’opportunità di versioni digitale interattive e multimediali dei “bugiardini”, visto che “il 27% dei pazienti europei fatica a leggere e comprendere la versione cartacea obbligatoria”, alla fornitura di servizi come  “kit digitali di autoanalisi, app di consultazione e altri contenitori digitali che attraverso il meccanismo dell’interattività migliorano la qualità della comunicazione scienza medica – cittadino”.
“Sono prospettive, queste, che non vanno considerate a cuor leggero” scrive Gizzi. “Di fatto stiamo immaginando di calare il rigore scientifico, l’autorevolezza professionale, nel caos informativo della rete. I rischi connessi a tale impresa sono facilmente immaginabili” conclude il presidente Assofarm “come lo sono i danni certi cui andremo incontro se non accetteremo l’impresa”.

La sfida, insomma, è ineludibile, questo il messaggio di Gizzi.  Che (non essendo il contesto nè la sede) non fornisce indicazioni su come giocarla. Ma è già importante che il problema venga sollevato pubblicamente in una sede come quella assembleare. L’importante è che, oltre a essere consapevoli dell’esistenza  della sfida e della sua decisiva rilevanza, le sigle della farmacia si attrezzino anche per elaborare strategie concrete per affrontarla, traducendoli ial più presto in programmi e strumenti operativi: in un settore dove le implicazioni pratiche sono assolutamente immediate, il “philosophari” non basta davvero nè è la prima opzione, serve il “vivere”, se la farmacia vuole davvero continuare ad avere un futuro.