Gizzi: Farmacie comunali ultimo baluardo contro deriva commerciale

Roma, 9 maggio  – La strada della farmacia? Sembra essere segnata, ed è quella della deriva commerciale alla quale sembrano essere irrimediabilmente condannati questi esercizi da una congerie di fattori sociali, economici e politici. Ma contro questo destino apparentemente ineluttabile, favorito dalla prolungata fase di instabilità politico-istituzionale del nostro Paese, c’è ancora un ultimo baluardo, la farmacia comunale.

A volerne distillare l’essenza, è questo il senso dell’editoriale che Venanzio Gizzi (nella foto), presidente di Assofarm, la sigla delle farmacie comunali, ha pubblicato ieri sul notiziario associativo, alla vigilia dell’Assemblea federale che si terrà domani a Ferrara. Il presidente traccia un bilancio dell’ultimo anno, le cui conclusioni (tutt’altro che confortanti) sono anche il pretesto per un’analisi del “ruolo colposo” giocato dalle stesse farmacie nel favorire le tendenze che si stanno affermando e che purtroppo rischiano di penalizzare il ruolo e le funzioni sociosanitarie della farmacia, minacciandone la stessa identità.

Gizzi parte dal quadro di instabilità politico-istituzionale del nostro Paese, all’origine di gran parte dei problenmi. “Chiediamo alle istituzioni del Paese una stabilità necessaria per portare a termine i processi di riforma aperti da tempo” scrive il presidente di Assofarm, ricordando che riforme come il  rinnovo della convenzione, la nuova remunerazione  delle farmacie e  la presa in carico del paziente “non possono rimanere in ostaggio dell’instabilità. La maggior parte di questi temi è presente in agenda da almeno dieci anni, periodo nel quale sono stati più volte aperti tavoli i cui lavori sono svaniti nel nulla a seguito di una qualche crisi di governo. E ogni volta che si riparte (…) e si tenta faticosamente di riannodare relazioni e contenuti, si percepisce nei propri interlocutori una maggiore stanchezza e disillusione”.

È proprio in questa instabilità, secondo Gizzi, che “trend più solidi e strutturali, tutt’altro che positivi”  possono prosperare. Il riferimento è appunto alla deriva commerciale che si va affermando,  che non è solo il frutto di cause  come le lenzuolate di Bersani del 2006 o la più recente Legge sulla concorrenza del 2017. A giudizio del presidente Assofarm, le stesse farmacie hanno giocato un ruolo “quantomeno colposo. Di fronte al susseguirsi di norme che via via mercificavano sempre più contenuti e ruoli della farmacia, quest’ultima ha spesso risposto con ambiguità. Critiche si, ma mai del
tutto convinte. A parole nessuno credeva nella farmacia-negozio, ma nel silenzio dei propri pensieri è probabile che molti abbiano sempre creduto che quella era la strada più redditizia. Lo scenario delineato da questa storia” scrive Gizzi “è stato narrato in immagini e parole nel recente
servizio di Report su Rai3. Lavoro giornalistico che avrà probabilmente inesattezze ed errori ma che purtroppo si avvicina ad una possibile realtà futura quando introduce la sua telecamera in drugstore anglosassoni che espongono farmaci a pochi metri da scaffali pieni di sigarette”.
Un destino al quale, però, le farmacie comunali rifiutano di rassegnarsi: “Noi crediamo che la farmacia, come un ospedale o un ambulatorio medico, sia un luogo dotato di una sua sacralità sanitaria” scrive al riguardo Gizzi. “I farmaci, al pari di uno strumento medico, altro non sono che mezzi attraverso i quali il farmacista instaura e realizza una relazione curativa col paziente. In questo si misura la superiorità sociale della farmacia italiana, così com’è oggi, rispetto ai drugstore così come li vediamo altrove. Rispetto al futuro possibile paventato nelle immagini di Report, le farmacie comunali sono oggi l’ultimo e più solido baluardo della farmacia intesa come presidio sanitario pubblico”.
Una rivendicazione orgogliosa di un ruolo che, afferma il presidente di Assofarm “ci siamo guadagnati sul campo delle idee e della credibilità politica. Siamo stati i primi, quasi quindici anni fa, a proporre una riforma sostanziale del rapporto con il Ssn basata sul valore consulenziale e non più sul fatturato dispensato. Siamo stati i primi, più recentemente, a sviluppare idee e pratiche di presa in carico del paziente lungo tutta la sua terapia farmacologica. Abbiamo sempre portato avanti queste posizioni in totale coerenza, senza mai strizzare l’occhio a tentazioni commerciali”.

L’opinione di Gizzi è che la temperie nella quale operano oggi le farmacie è molto simile, anche in termini di condizioni sociali che si vanno ricreando, alle situazioni che “più di un secolo fa hanno portato alla nascita delle prime farmacie comunali. Di fronte ad un progressivo arretramento del welfare noi rispondiamo con la nuova remunerazione, cioè un sistema che controlla la spesa e migliora le prestazioni sanitarie attraverso la leva relazionale farmacista-paziente. Di fronte all’aumento della povertà di ampie fasce sociali, noi rafforziamo i servizi sociali, resistiamo nelle zone geograficamente deboli, miglioriamo le performance di bilancio a favore degli enti locali. Più insomma vanno svanendo condizioni e conquiste sociali novecentesche, più noi torniamo alle origini della nostra storia”.

Se poi questo basterà a garantire alle farmacie territoriali (tutte, quelle comunali ma anche quella private indipendenti e “professionali”) sufficienti spazi di sopravvivenza resta da vedere, visto che oltretutto leve come la nuova remunerazione restano ancora sulla linea dell’orizzonte ed è difficile anche solo prevedere se e quando saranno raggiunte. Nel ragionamento di Gizzi c’è comunque un fondo di verità: si sta in effetti assistendo  a una radicalizzazione delle differenze sociali nella possibilità di soddisfare bisogni primari come quelli sanitari, un fenomeno grave e molto preoccupante. Che – se da una parte rende certamente più evidente il ruolo sociale della farmacia – dall’altra non è davvero detto che sia una garanzia della soluzione dei suoi problemi. Anzi…