Gizzi: Farmacie comunali fattore sviluppo sociale, perchè venderle?

Roma, 17 settembre – Proprio mentre la cronaca torna a proporre notizie sulle cessioni di farmacie comunali (da ultimo, l‘operazione conclusa a Parma, ma anche le voci che riguardano Genova e la Farmacap di Roma, solo per fare altri due esempi importanti), Assofarm batte un colpo e torna a ribadire che alienare la proprietà degli esercizi farmaceutici di proprietà (diretta o tramite azienda) delle amministrazioni comunali non è davvero un buon affare.

A sostenerlo è il presidente della sigla delle farmacie pubbliche, Venanzio Gizzi, nell’editoriale a sua firma sull’ultimo numero del notiziario associativo.  “Non troviamo una sola valida ragione per cui, proprio oggi, un sindaco dovrebbe vendere le farmacie comunali. Dire ‘proprio oggi’ è d’obbligo perché è difficile immaginare un altro momento, più di quello presente, in cui una farmacia comunale ben amministrata può produrre buoni frutti per i sindaci”: questo il perentorio incipit dell’articolo, che porta a sostegno dell’affermazione due ordini di considerazioni.

Il primo è ovviamente quello economico, con considerazioni volte a sfatare la vulgata della presunta antieconomicità delle farmacie pubbliche: proprio nel periodo in cui vengono resi noti i bilanci della società partecipate che gestiscono farmacie comunali, “è davvero impressionante vedere come una schiacciante maggioranza di aziende farmaceutiche comunali riesca a produrre risultati pienamente lusinghieri, nonostante non solo i problemi del settore, ma anche limiti aggiuntivi che pesano sulle comunali e non sui concorrenti privati” scrive Gizzi.  “Solo le farmacie comunali, infatti, sottostanno alle rigidità del patto di stabilità e del codice degli appalti. Solo le farmacie comunali garantiscono ai loro farmacisti dipendenti condizioni contrattuali più vantaggiose dei colleghi del settore privato“. E, non bastasse questo, solo quelli della farmacie comunali e municipalizzate “sono utili pubblici“.

Il secondo filone di ragionamento di Gizzi riguarda il signifcato e il valore – anche paradigmatico – rappresentato dalle attività sociosanitarie realizzate dalle farmacie comunali. Il presidente di Assofarm fa una serie di esempi: “Ad Arezzo è stato avviato un servizio di consegna notturno per persone che non possono muoversi da casa. A Scandicci sono state offerte visite gratuite per la prevenzione del melanoma, a Fiumicino ospitiamo un servizio di primo ascolto a donne vittime di maltrattamenti, a Rieti supportiamo un progetto di miglioramento della qualità della vita degli over 60” elenca Gizzi. aggiungendo poi  i cinque defibrillatori donati a Moltalto di Castro, la campagna di screening per la salute dei reni avviata a Perugia,, i prodotti neonatali offerti ad ogni nuovo nato a Vittorio Veneto, la campagna contro l’invecchiamento precoce condotta a Varese, le visite senologiche gratuite offerte a Bacoli. Tutte iniziative che, spiega Gizzi, sono rese possibili “grazie alla cultura civico-sanitaria dei nostri manager e farmacisti, che intendono sé stessi e le proprie aziende come veri e propri attivisti dello sviluppo locale”.

Il presidente di Assofarm, ovviamente, non può fare a meno di ammettere che ci sono anche farmacie comunali che  hanno prodotto perdite consistenti. “Ma i sindaci loro proprietari non possono non sapere che il Paese possiede manager competenti e best practices realizzate altrove in grado di guidare il risanamento”  argomenta Gizzi al riguardo. “Certo, ci sono amministrazioni che hanno impellente necessità di denaro contante. Ma queste non possono non sapere che la maggior parte dei bandi di vendita va deserto fino a quando non si producono drammatici ribassi della base d’asta”.

Se la prima opzione è quella di vendere, insomma, servono calma e gesso e considerazioni più attente e meditate, è il messaggio di Gizzi, che conclude ricordando ai sindaci che “avere una o più farmacie comunali significa accettare la sfida entusiasmante di confrontarsi con la quotidianità sanitaria dei propri concittadini, significa scoprirsi imprenditore di un’economia nuova, significa sviluppare strategie dalla gittata superiore al proprio mandato”.