Governance farmaci, Farmindustria: “Male, è un ritorno al passato”

Roma, 11 dicembre – “Mi dispiace soprattutto per i malati italiani, perchè nonostante i progressi scientifici e della ricerca in questa nuova governance vedo soprattutto un ritorno al passato”.

Questo il primo commento, decisamente negativo, che il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi (nella foto) ha espresso ieri dopo la presentazione del documento di programmazione della nuova governance farmaceutica tenutasi ieri mattina al ministero della Salute.

“Dire che i farmaci sono tutti uguali significa negare il valore cardine della vita umana che è  la ricerca per il progresso e per la salute. Sono convinto però che, così  come annunciato dallo stesso ministro Grillo, si tratti di un documento di indirizzo. Quindi mi auguro che nell’attuazione ci siano tutti i margini per dare un equilibrio scientifico e non solo economico” ha detto ancora il presidente di Farmindustria, cercando di mantenere aperto uno spiraglio di confronto con il ministero, dopo sei mesi caratterizzati da rapporti a dir poco tiepidi, resi plasticamente evidenti dalla mancata partecipazione della titolare della Salute all’Assemblea annuale delle aziende del farmaco nella scorsa estate.

Entrando nel dettaglio dei contenuti della nuova governance, Scaccabarozzi ha bocciato, in particolare, la previsione espressa dalla ministra Giulia Grillo in ordine ai possibili risparmi (quantificati in due miliardi) che possono arrivare dalla spesa farmaceutica convenzionata: “Credo che siano numeri che non esistono” ha tagliato corto il presidente degli industriali del farmaco in una dichiarazione raccolta da AdnKronos. “La spesa farmaceutica convenzionata è composta per più del 90% da medicinali a brevetto scaduto e, se sono già a brevetto scaduto e lo Stato rimborsa il prezzo più basso, non vedo dove si possano produrre risparmi. Contare su questi soldi è un’utopia”.

Scaccabarozzi rovescia invece la prospettiva, facendo riferimento ai risparmi (comprovati dai dati Aifa) che proprio la spesa farmaceutica convenzionata realizza, mantenendosi al di sotto del tetto assegnato: “Spero si abbia il coraggio di riversare sulla spesa diretta le centinaia di milioni di euro che avanzano dalla convenzionata ogni anno”  afferma al riguardo il leader delle aziende del farmaco “per avere più accesso ai farmaci. Diversamente i risparmi non si avranno, per il motivo che ho spiegato. Il mio consiglio è di non contarci”.

Anche se molte delle indicazioni del documento presentato ieri al ministero non sono giunte inattese, Scaccabarozzi non esita a stigmatizzarle: “Dire che i farmaci a brevetto a scaduto e coperti da brevetto sono tutti uguali va contro la scienza e contro la ricerca” ha detto il presidente di Farmindustria. “Mi dispiace soprattutto per i malati, perché significa dire che la ricerca non è servita a nulla. Invece, credo sia di importanza vitale che si producano anche piccole differenze” fra le varie terapie “perché anche i malati sono diversi fra loro e hanno bisogno di farmaci che vadano bene per loro”.

Scaccabarozzi, tuttavia, torna sulla natura propositiva e non (ancora) prescrittiva del documento: ” Significa che ci sono margini di discussione e mi auguro, anche da cittadino, che ci sia anche il margine per inserire un po’ di scientificità, aprendo un tavolo di confronto anche con i medici che devono poi fare diagnosi e prescrivere le terapie” afferma il presidente degli industriali. “Ma temo quando si arriva a dire che i farmaci sono tutti uguali. L’industria non è mai stata contro il concetto di equivalenza terapeutica, anzi, ma solo quando è dimostrato scientificamente. Altrimenti è la negazione della scienza e della ricerca. Non si può dire che due medicinali sono uguali solo perché appartengono a una stessa categoria”.

Scaccabarozzi ha però espresso apprezzamento per le dichiarazioni della ministra Gr illo relative alla volontà di chiudere la partitate del contenzioso  sul pregresso legato al payback. “Noi siamo pronti, perché i ricorsi al Tar non sono stati fatti per partito preso, ma perché i conti erano sbagliati e accolgo con piacere la dichiarazione del ministro” ha detto al riguardo il numero uno di Farmindustria. “Se è anche la sua volontà, questa fa match con la nostra. Se ci saranno dati i numeri corretti, dobbiamo pagare perché lo dice la legge, ma non a fronte di numeri sbagliati. Se ci sediamo a un tavolo” conclude Scabbarozzi “possiamo trovare una soluzione insieme per chiudere questo periodo spiacevole e ripartire con un sistema nuovo e più semplice. Noi lo chiediamo dal 2014”.