Grillo: Farmaci, dosi correlate a terapia contro inappropriatezza

Roma, 25 ottobre – Il fenomeno della sovradiagnosi e dell’eccessivo ricorso a prestazioni sanitarie spesso inutili, a partire dalla prescrizione e dall’uso inappropriato di farmaci, che in buona parte dipendono dalla cosiddetta “medicina difensiva”, deve essere  combattuto. E, almeno per le terapie farmacologiche, bisogna cominciare fin da subito ad adottare misure di contenimento, come l’introduzione di meccanismi che portino alla dispensazione delle quantità di farmaci corrispondenti alle necessità della terapia prescritta.

È quanto ha dichiarato la ministra della Salute Giulia Grillo nel corso di un intervento radiofonico nel programma I lunatici, la trasmissione notturna di Rai Radio 2 condotta da Roberto Arduni e Andrea Di Ciancio, in onda ogni giorno dall’1.30 alle 6 del mattino.

Dopo aver sostanzialmente promosso l’operato del ministero nei suoi primi mesi di vita, parlando di un bilancio “abbastanza positivo, anche se la macchina ministeriale, come tutte le burocrazie,  è ingolfata e procede a rilento” e citando tra i risultati conseguiti i passi in avanti  compiuti nelle disposizioni anticipate di trattamento e di fine vita e l’approvazione del disegno di legge contro la violenza sugli operatori sanitari, Grillo ha toccato il tema delle sovradiagnosi, molto caro al fondatore del Movimento Cinque Stelle Beppe Grillo.

“È un tema generale che riguarda sia la sanità pubblica sia quella privata” ha detto la ministra al riguardo. “C’è un tema di eccesso di prestazioni che deriva in parte anche dalla medicina difensiva, alla quale si ricorre perché siamo un Paese con un altissimo contenzioso tra cittadini e medici, dovuto al fatto che nel tempo il rapporto di fiducia tra medico e cittadino si è molto corroso. Per questo a volte si verifica un eccesso di prescrizione di esami strumentali con profilo difensivo. Da questo punto di vista bisogna cercare di essere più attenti”.

Anche nelle terapie farmacologiche c’è un eccesso di consumo di farmaci, a volte in modo del tutto inappropriato, come accade con gli antibiotici” ha affermato quindi la titolare della Salute. “La macchina è complessa da gestire, ci sono varie misure di contenimento. Sui farmaci uno dei temi potrebbe essere quello di vendere una dose corrispondente alla terapia prescritta. Se si compra l’intera scatola, è normale che rimanendo a casa dei farmaci i cittadini autonomamente decidono di assumerli anche quando non c’è un’indicazione terapeutica”.

Concludendo il suo intervento,  Grillo ha ricordato i suoi personali obiettivi come titolare del dicastero della Salute, primo tra tutti l’abbattimento delle liste d’attesa, problematica che affligge gli italiani da troppo tempo e merita di essere affrontata con serietà e urgenza. “Ho la speranza” ha detto al riguardo la ministra “di riuscire entro un anno a raccogliere qualche risultato”.

Per quanto riguarda la necessità di correlare le dosi dei farmaci alle esigenze della terapia, bisogna vedere se e come la ministra intenderà perseguire un obiettivo che, ormai da molti anni, sono in molti (a partire dai farmacisti) a indicare, senza che però al riguardo sia stato fatto alcunché. Una maggiore corrispondenza tra indicazioni terapeutiche del medico e quantità dei farmaci ottenuti in farmacia può essere perseguita e raggiunta seguendo due strade: la prima è quella di consentire al farmacista la possibilità di consegnare al paziente il numero di dosi corrispondete al ciclo di terapia prescritto dal medico, come avviene ad esempio in alcuni Paesi, soprattutto nel mondo anglosassone. L’altra strada, a monte, è quella di interventi che “costringano” l’industria farmaceutica a produrre confezioni per ciclo di terapia, adeguando il numero delle dosi e prevedendo, in ogni caso, anche confezioni “small size”, come le cosiddette confezioni starter, che consentano di integrare, quando necessario, un ciclo di cura senza acquistare scatole con quantità eccessive di prodotto che poi finirebbero per rimanere inutilizzate negli armadietti domestici, con il rischio di essere assunte in modo improprio in seguito.

Il problema è discusso da anni, ed è oggi più che mai attuale, nel contesto dell’ampio dibattito sulla necessità di interventi finalizzati ad aumentare l’aderenza alla terapia (oggi stimata in percentuali non molto superiori al 50%), anche ai fini di ridurre gli sprechi e garantire una maggiore sostenibilità economica del sistema di sanità pubblica.  Un argomento cruciale, dunque, per la farmacia e per i farmacisti, che proprio sul terreno del riconoscimento di maggiori spazi professionali nel campo dell’aderenza alla terapia si giocano una larga fetta del loro futuro.