Grillo: “Federalismo in sanità, serve il ruolo forte del ministero”

Roma, 11 aprile – “La legge di bilancio ha assegnato al nuovo Patto della salute obiettivi che si collocano in forte discontinuità  rispetto al passato. Nel perseguire tali obiettivi, il governo ha voluto assicurare alle Regioni condivisione del progetto”.

Lo ha detto la ministra della Salute, Giulia Grillo (nella foto) rispondendo ieri al question time alla Camera. “Deve essere riconosciuta la massima dignità a ogni istanza proveniente dalle Regioni. A breve partirà una nostra lettera di convocazione per concludere la stesura del Patto agli esponenti della Conferenza Stato-Regioni” ha aggiunto la titolare della Salute, assicurando che sul Patto della salute “non c’e’ nessuno stallo e il finanziamento previsto sarà confermato”.

Dichiarazioni che vorrebbero suonare rassicuranti, a fronte dei segnali di impazienza che cominciano ad arrivare dalle Regioni, ma che comunque continuaano a lasciare indefinita l’agenda dei lavori, senza fissare date. Non sarà inutile ricordare che lo stesso governo aveva fissato il termine del 31 marzo (ormai passato) per la discussione del Patto insieme alle Regioni. E anche se queste ultime, con il  presidente della Conferenza Stefano Bonaccini, avevano affermato di non fare questioni per una settimana in più o in meno,  si sono anche preoccupate di sottolineare la necessità di non rinviare troppo,  perché della discussione sul Patto “abbiamo assolutamente bisogno”.

Sul fronte dei rapporti con il Parlamento, quella di ieri per la ministra è stata una giornata piena: in mattinata, infatti, è stata anche impegnata nella audizione davanti alla Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale, nel corso della quale ha avuto modo di chiarire il suo pensiero sulla spinosa questione del regionalismo differenziato, tema sul quale si era già espressa a fine febbraio.

Grillo ha ribadito che il Governo del quale fa parte “crede molto nel percorso avviato sulle nuove autonomie per il quale, allo stato attuale, sono in corso approfondimenti che vanno anche oltre l’ambito sanitario. Le istanze delle Regioni finalizzate ad accrescere le loro prerogative organizzative,  intensificare l’autonomia nella gestione e nella provvista di personale, nonché ad assicurare ulteriori opportunità di formazione, anche specialistica, sono viste con estremo favore dal ministero della Salute” ha detto la titolare del dicastero, precisando che, a suo parere,  “tali facoltà dovrebbero essere riconosciute a tutte le Regioni, in modo da avanzare davvero nel percorso di autonomia che la nostra Costituzione già riconosce alle Regioni”.

Ciò detto, la ministra è ritornata a insistere sulla “particolare specificità” dell’ambito sanitario, ribadendo che “dovranno in ogni caso rimanere invariati i princìpi di fondo del nostro sistema sanitario, riconducibili – in estrema sintesi – ai concetti di unitarietà e universalità”. “È la stessa Costituzione a dircelo” ha affermato al riguardo Grillo. E, per chiarire ulteriormente il suo pensiero, la ministra ha affermato che “il complessivo equilibrio di un sistema plurale – qual è quello delle autonomie – in particolar modo in un sistema integrato, qual è quello della sanità, impone che al riconoscimento di maggiori poteri debba necessariamente corrispondere l’intensificarsi dei relativi controlli da parte di chi, nell’ambito dell’ordinamento, svolge il ruolo di garante dell’unitarietà delle prestazioni su tutto il territorio nazionale”.

Come dire che i maggiori poteri rivendicati dalle Regioni debbono in ogni caso essere controbilanciati da un più penetrante, rigoroso e puntuale controllo da parte del governo centrale. E per chiarire ulteriormente, Grillo ha spiegato che – pur dicendosi pienamente consapevole che in materia sanitaria il nostro ordinamento prevede la preminenza delle Regioni – realtà come l’attuazione dei piani di rientro, l’andamento dei commissariamenti e l’applicazione dei Patti per la salute evidenziano la necessità di sottoporre il sistema sanitario, nel suo complesso, “a una ‘manutenzione straordinaria’ che non può prescindere da un ripensamento del ruolo del governo centrale”. Che, questo il sottinteso, deve poter essere in condizione di esercitare maggiori poteri di indirizzo e intervento.

“Ancora oggi, purtroppo, scontiamo gli errori del passato determinati da quella sovrapposizione, squisitamente terminologica, tra un vero ed auspicato decentramento ed un federalismo mai veramente compiuto” ha detto ancora la ministra. “Ciò ha avuto un riflesso grave sul sistema, rappresentato da una chiara e netta frammentazione della programmazione sanitaria e dei centri di spesa che sta mettendo a rischio la salute dei cittadini, privandoli, in molti casi, della garanzia costituzionale della tutela e del diritto alla salute”.

Come dire, insomma, che le autonomie differenziate possono anche andare bene, ma c’è una Costituzione da rispettare alla lettera, garantendo gli equilibri del sistema che sono la precondizione per assicurare i principi di equità, unitarietà, solidarietà e universalità della nostra sanità. E sul fatto di chi debba essere la garante di quei  principi, la ministra Grillo sembra proprio non avere dubbi.

La titolare della salute ha anche toccato il tema delle risorse e della sostenibilità del sistema sanitrio pubblico: “Lo strumento della spending  review non pare più in grado di rendere sostenibile il sistema  sanitario nel lungo periodo, le azioni da mettere in campo dovranno  essere dirompenti e innovatrici sull’assenso istituzionale e sui suoi  strumenti” ha detto Grillo al riguardo. “In questi anni  i conti sono stati messi in  sicurezza: il sistema perdeva oltre 5  miliardi di euro l’anno nel  2007 e 2 miliardi nel 2012. Nel 2017 i bilanci segnano, tutti tranne  uno, quello della Regione Calabria, un disavanzo di circa un miliardo  con coperture fiscali ben superiori. Il sistema quindi è ormai  finanziariamente stabile ed economicamente quasi in equilibrio”. Nessun cenno al fatto (è solo un’annotazione di cronaca) che il suddetto equilibrio è anche il prodotto delle politiche dei vituperatissimi governi precedenti.

Tuttavia, a oggi il monitoraggio per la  spesa della salute avviene essenzialmente in una logica per fattori” ha concluso la ministra. “L’impatto di queste misure ha consentito nel breve termine un  effettiva riduzione della spesa pubblica, ma superato il momento  critico dal punto di vista finanziario è adesso necessario rimuovere  gli effetti negativi di questa impostazione”.