Grillo: “Sanità, servono più risorse. E i farmaci vanno governati meglio”

Roma, 27 luglio – È bene farci l’abitudine: la politica e l’arte del governo di questi tempi avventurati, più ancora che nelle sedi istituzionali, si fa parlando “direttamente” con il popolo,  ovvero digitando compulsivamente messaggi sui social e concedendo (chi può)  presenze e interviste televisive a tutto spiano, con buona pace dei tempi (peraltro molto recenti) in cui il maggiore dei due partiti di governo vietava questa fattispecie ai suoi esponenti, marchiandola a fuoco con l’anatema “Vade retro Satana”.

È in favore di telecamere (o in un tweet, o in un post su facebook) che vengono ormai dispensate al popolo tutte le informazioni e le “verità” secondo momento, circostanze e necessità, senza stare troppo a preoccuparsi degli eventuali sfondoni o delle fughe in avanti:  tanto c’è sempre qualcuno, nel proprio partito o tra gli alleati di governo, che rimedierà con un altro tweet e un altro post esattamente opposto, come abbiamo visto accadere pressoché quotidianamente negli ultimi tempi.

Sorvolando sul rischio che, a continuare su questa strada (come sembra ferma intenzione del personale politico al quale i cittadini italiani hanno affidato con il loro voto il governo del Paese),  del già sbrindellato tessuto istituzionale del Paese rimarrà a breve solo un cumulo di rifiuti buoni al più per l’indifferenziata, non resta che prendere atto dell’andazzo  e rassegnarsi a inseguire chi ha la straordinaria responsabilità di governare il Paese là dove ormai si è certi di trovarlo: in un qualche studio televisivo o su una piattaforma web. È la democrazia diretta, baby  (o almeno ciò che viene spacciato per essa), e non puoi farci niente.

Anche la ministra della Salute Giulia Grillo (nella foto) non può che fare a meno di adeguarsi ai tempora e ai mores, come dimostra da ultimo l’ampia intervista rilasciata ieri a Coffee break, trasmissione mattutina condotta da Andrea Pancani sull’emittente televisiva La7, dove – oltre a ribadire i programmi e gli obiettivi del suo mandato ministeriale – la titolare del dicastero è riuscita a dire qualcosa di più, almeno  in materia di farmaci, di quanto avesse riferito nell’audizione del giorno prima davanti ai senatori e deputati delle Commissioni permanenti che si occupano di sanità.

Nell’intervista a La7 Grillo ha confermato, intanto, che proprio la farmaceutica sarà il primo dei terreni su cui concentrerà il suo intervento, anche in un’ottica di “razionalizzazione” dei conti di un settore che, a suo giudizio, in passato è stato governato male.
Quella farmaceutica è una spesa aumentata a dismisura negli ultimi anni, arrivando a 31 miliardi” ha detto Grillo, puntando l’indice sul deficit di capacità negoziale dell’Aifa in materia di contrattazione dei prezzi con le aziende farmaceutiche. “Solo per il farmaco contro l’epatite C abbiamo speso quasi due miliardi, tra l’altro intascati da una multinazionale, non da un’azienda italiana. Si tratta di dinamiche sulle quali bisogna stare attenti, perché 10-20 euro di differenza al momento della fissazione del prezzo di un farmaco di questo tipo porta a spendere senza accorgersene centinaia di milioni di euro in più”.

Forse consapevole che la dichiarazione potesse suonare minacciosa alle orecchie dell’industria farmaceutica, Grillo si è quindi preoccupata di addolcirla, dicendosi orgogliosa  della capacità produttiva che il nostro Paese sa esprimere in materia di farmaci, dove – superando la Germania – è ormai diventata la locomotiva d’Europa. “C’è tutta la volontà di aiutare l’industria e di aumentare l’export, si può fare ancora tantissimo e questa sarà anzi una mission del mio mistero” ha detto la ministra “ma resta il fatto che in passato abbiamo speso tanti soldi, e a favore di una multinazionale che non produce in Italia. Una differenza importante, dobbiamo stare attenti”.
Anche negli studi de La7, però, la ministra ha continuato a lasciare fuori dai radar argomenti non meno importanti, come ad esempio quello degli squilibri e delle disparità tra le varie modalità di distribuzione dei farmaci che, a scapito dei cittadini, si registrano in larghissima parte del territorio nazionale, senza però ottenere alcun chiarimento al riguardo.

Il tema, decisivo per la corretta fisiologia del servizio farmaceutico, era stato espressamente sollevato nel corso dell’audizione in Parlamento dell’altro ieri, ma la ministra non aveva fatto in tempo (o non era riuscita, o non aveva potuto o voluto: il risultato non cambia)  a rispondere alle circostanziate sollecitazioni avanzate al riguardo, in particolare, dal senatore di Forza Italia Francesco Zaffini.

Se sulle questioni della distribuzione Grillo continua a tacere, lasciando ampiamente intendere che saranno affrontate nell’apposito e già annunciato tavolo sul farmaco che comincerà a lavorare già nei prossimi giorni, protagonisti tre ministeri (Salute, MEF e MISE) e le Regioni, coadiuvati da “esperti di chiara e comprovata capacità di livello internazionale, con  l’obiettivo di mettere ordine ad un sistema avendo come unico interesse quello dei cittadini”, è invece prodiga di informazioni sulla questione relativa alla transizione in corso in Aifa.

Scaduto il 23 luglio scorso  il bando per la manifestazione d’interesse alla selezione pubblica dalla quale scaturirà il nuovo DG dell’agenzia regolatoria, la ministra ha infatti voluto sottolineare che il nuovo vertice sarà insediato nella massima trasparenza delle procedure ed esclusivamente sulla base di criteri meritocratici: “Voglio ricordare che non ero obbligata a fare una selezione pubblica, la modalità di scelta è sempre stata quella di decidere nelle stanze chiuse del ministero” ha detto Grillo. “Ma volevo dare la possibilità anche a chi non conosco di presentare il curriculum e ne sono arrivati circa un centinaio (per l’esattezza 93, come precisato dallo stesso ministro sul sito del ministero, NdR),  alcuni dei quali di alto profilo, e stiamo già procedendo alla loro valutazione con l’aiuto di esperti”.
Nell’intervista a La7, Grillo ha poi toccato tutti i temi già affrontati nel corso dell’audizione del giorno prima (liste d’attesa, vaccini, violenza sugli operatori sanitari, carenza di medici, formazione e specializzazione), ribadendo in buona sostanza i contenuti e confermando in ogni caso quello che, fin dal suo insediamento al ministero a inizio giugno, è il suo mantra: la difesa della sanità pubblica universalistica e solidaristica, sulla quale bisogna tornare a investire (dopo anni di cordoni della borsa chiusi) con finanziamenti adeguati.

Chiaro, in questo senso, il messaggio fatto pervenire al ministro dell’Economia Giovanni Tria: “Deve sapere che la sanità è uno degli argomenti più sentiti dai cittadini. E tra l’altro la sanità pubblica è anche uno dei fiori all’occhiello del Paese, segno di civiltà e progresso, rinunciarvi significa fare un passo indietro. Non si può arretrare, la sanità è una priorità”.

Traducendo: Tria si prepari ad allentare i cordoni della spesa sanitaria in vista della prossima Legge di bilancio. Un warning del tutto condivisibile, anche se è difficile prevederne gli esiti, alla luce della criticità dei conti pubblici e delle ingentissime risorse occorrenti per finanziare (sempre che davvero si persegua l’intento di realizzarle) le riforme promesse in campagna elettorale da M5S e Lega.

Per quanto riguarda la filiera del farmaco, presumibilmente fino all’inizio del prossimo autunno non dovrebbe muoversi molto. È infatti ragionevole ritenere che soltanto allora il tavolo Ministeri-Regioni- esperti “conclamati” comincerà a mettere a punto gli interventi da assumere. E, al riguardo, c’è anche da chiedersi – dal momento che dalle dichiarazioni fin qui rese dalla ministra non si riesce davvero a comprenderlo – se a quel tavolo è prevista o meno la presenza dei rappresentanti della filiera, come sempre avvenuto in passato. Una questione davvero non secondaria e rispetto alla quale non mancano le Cassandre che (vaticinando sui pochi segnali disponibili, come ad esempio l’assenza della ministra alla recente assemblea pubblica di Farmindustria) formulano previsioni infauste. Se si tratti di eccessi patologici di pessimismo o di timori fondati, lo si scoprirà molto presto.