Grillo: “Ssn la più grande infrastruttura del Paese, ma ci sono disparità”

Roma, 13 dicembre – Celebrazione in grande stile, ieri al ministero della Salute, per i 40 anni della legge 833/1978 istitutiva del Servizio sanitario nazionale, alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella. A officiarla, l’attuale titolare del dicastero, Giulia Grillo (nella foto), che ha ripercorso in breve la storia che portò alla promulgazione della legge (molto apprezzabile, al riguardo, il ricordo dell’allora ministra della Sanità Tina Anselmi),  sottolineando come l’istituzione di un servizio sanitario pubblico, 40 anni fa, abbia rappresentato una autentica rivoluzione,  sancendo “la responsabilità pubblica della tutela della salute, l’universalità e l’equità di accesso ai servizi sanitari, una globalità di copertura in base ai livelli essenziali di assistenza, il finanziamento pubblico dei servizi attraverso la fiscalità generale, la titolarità dei diritti in tutto il territorio nazionale e la reciproca assistenza tra le Regioni”.

Ma anche le rivoluzioni rischiano inevitabilmente di perdere la loro spinta propulsiva, senza un’adeguata “manutenzione” e il costante rilancio di principi e valori costitutivi. E proprio questo è stato il focus dell’incontro di ieri: “La sfida, oggi, è riuscire a salvaguardare lo spirito che originò questa grande riforma”, ha detto Grillo, assicurando che non vi è alcuna intenzione di cedere “alla privatizzazione dei diritti fondamentali dei cittadini: universalismo, gratuità ed equità continueranno ad essere la base del nostro sistema di cure”.
Per mantenerli impregiudicati, però, “dobbiamo lavorare insieme per sanare le intollerabili disparità tra diverse aree del Paese nell’accesso a trattamenti fondamentali” ha affermato la ministra, riferendosi alla permanenza in diverse aree del Paese di situazioni di sperequazione a danno dei cittadini che vi abitano. Tutto ciò, ha evidenziato la ministra, ha prodotto “non soltanto  un’emigrazione sanitaria che in certi territori ha assunto caratteri allarmanti, ma il rischio di una disgregazione del sistema”. Una situazione non più tollerabile e un rischio che non si può davvero correre, ha affermato ancora Grillo, lanciando un messaggio a quanti, in alcuni territori, avanzano la richiesta di maggiore autonomia. “Queste istanze devono tener conto dell’aspetto costituzionale i cui capisaldi sono rappresentati proprio dalla necessità di una tutela uniforme del diritto alla salute” ha detto Grillo al riguardo, ricordando la necessità di rilanciare “il messaggio di universalismo e coesione territoriale” che ha accompagnato la nascita del Ssn.  Il giusto percorso di autonomia, ha precisato la ministra, “non può tradursi in un allentamento del vincolo solidaristico, senza il quale diverrebbe sempre più inarrestabile la deriva delle realtà più svantaggiate. Mi piacerebbe che il prossimo patto della Salute fosse un patto di solidarietà per trovare soluzioni condivise e arginare le disparità territoriali”.

La titolare del ministero ha rimarcato come la salute sia “la più grande infrastruttura del nostro Paese, la più grande opera pubblica mai costruita”, che  – come tutte le opere –  “ha necessità di essere periodicamente ristrutturata”.  Il sistema di tutela della salute è di fatto “la prima impresa del Paese con oltre 2 milioni di persone che ogni giorno vi lavorano” ha detto Grillo. “Il successo o l’insuccesso del Sistema sanitario nazionale sarà determinato esclusivamente dalla capacità di individuare un nuovo modello e rimediare alle storture oggi presenti“.

 “Non possiamo permetterci sbagli né alcune debolezze del passato” ha detto al riguardo la ministra, facendo riferimento alla necessità di  “eliminare le dispersioni di denaro pubblico soppesando attentamente quale sia la migliore qualità delle prestazioni per ogni livello di spesa”. Il problema, ha aggiunto, “non è spendere meno ma spendere meglio: mi piacerebbe che affrontassimo il tema della salute dei cittadini come se parlassimo di investimento per il futuro”. In proposito, Grillo ha sottolineato che la filiera salute rappresenta oltre l’11% dell’intero Pil, e quindi “il comparto salute non deve essere visto come un costo”.

A spezzare con convinzione una lancia per il sistema di salute del nostro Paese ha provveduto lo stesso  presidente della Repubblica: “Questi 40 anni di Servizio sanitario nazionale rappresentano una storia importante del nostro Paese, una pagina ampiamente positiva che ci pone davvero all’avanguardia della comunità internazionale, e dobbiamo mantenere e sempre più migliorare questa condizione”  ha detto Mattarella, che ha  voluto ringraziare pubblicamente tutti i protagonisti del “nostro eccellente Ssn”. 

Ssn che, molto presto, dovrebbe cambiare immagine: a margine della manifestazione celebrativa di ieri, infatti, la ministra Grillo ha annunciato che sarà presto emanato un bando pubblico per raccogliere idee dai cittadini e creare un nuovo logo per il Servizio sanitario nazionale.

Abbiamo accolto con favore l’idea del bando pubblico lanciata da Cittadinanzattiva, a 40 anni dalla nascita del sistema sanitario” ha spiegato il ministro. “Per il quarantennale della nascita del Ssn – ha precisato Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tdm-Cittadinanzattiva – l‘idea è quella di donare al Sistema sanitario un nuovo logo, cioè un nuovo abito sartoriale che possa rappresentarlo al meglio. Un logo che venga dal basso, con un bando al quale tutti potranno partecipare. Centrale sarà il tema dell’unitarietà e universalismo del Ssn”. Il bando sarà chiuso entro il 2019.

Molti i commenti e gli interventi a margine della manifestazione celebrativa di ieri, tra i quali segnaliamo quello del presidente della Fofi, Andrea Mandelli, che ha apprezzato il riferimento della ministra Grillo al Ssn come principale infrastruttura del Paese.  “È vero” ha affermato al riguardo il presidente della federazine professionale dei farmacisti “ma non va dimenticato che nelle imprese occorre investire per la ricerca, per i miglioramenti organizzativi, per il personale e per la sua formazione soprattutto quando all’orizzonte si profilano enormi cambiamenti, che nel caso della sanità sono rappresentati innanzitutto dal sempre maggiore impatto delle malattie croniche, dall’invecchiamento della popolazione e dal flusso, sempre più impetuoso, dell’innovazione. Certamente gli investimenti devono essere oculati e mirati e si impongono un’applicazione scientificamente rigorosa del concetto di appropriatezza e una lotta serrata allo spreco”  ha detto Mandelli “ma questo non può essere un alibi per restringere il perimetro della tutela della salute dei cittadini che, lo si è visto in questi anni di crisi, costituisce un importante elemento di coesione sociale. Il Servizio sanitario nazionale deve essere sostenibile, perché non possiamo rinunciare ai valori su cui è fondato, ma per garantire questo risultato occorre riorganizzare le priorità del Paese