L’influenza è già arrivata, a Parma primo caso della stagione

Roma, 27 settembre –  Per manifestarsi, non ha aspettato nemmeno il mese di ottobre, nel quale tradizionalmente si verificano i primi casi: il virus influenzale della stagione 2019-20 si è infatti già precocemente manifestato, come acclarato dai laboratori di virologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma, che qualche giorno fa hanno individuato la prima paziente dell’anno.

Il virus, di tipo B, è stato isolato da un tampone faringeo di una bambina di 6 anni ricoverata nel reparto di pediatria generale e d’urgenza. La piccola paziente era stata ricoverata con febbre e mal di gola riferita a una generica affezione dell’apparato respiratorio per la quale non era stato inizialmente formulato un sospetto clinico di influenza.
Quest’anno, secondo le stime dei virologi, l’influenza “vera” colpirà 6 milioni di italiani, meno degli anni scorsi ma con virus potenzialmente più insidiosi: oltre a due nuove varianti di virus A, H3N2 e H1N1, saranno presenti anche i virus B/Colorado e B/Phuket. Altri otto milioni di cittadini, prevedono i virologi, saranno colpiti da sindromi  simil-influenzali.

Intanto, una ricerca promossa da Assosalute, l’associazione nazionale dei farmaci di automedicazione che fa parte di Federchimica,  presentata martedì scorso, ha indagato i comportamenti degli italiani in caso di influenza, delineando alcuni dei comportamenti più comuni.
La maggioranza degli italiani, il 55%, dichiara di assumere un comportamento corretto in caso di influenza: si mette a riposo, assume farmaci di automedicazione e contatta il medico solo se dopo tre giorni non nota un miglioramento. La percentuale di coloro che sanno come è bene comportarsi è più alta tra le donne (61,7%) rispetto agli uomini (48,5%).
Resta da capire cosa fa il restante 45%,  che è pur sempre quasi metà della popolazione.  L’indagine di Assosalute permette di individuare le categorie nelle quali sono iscrivibili gli “influenzati italiani”. La prima è quella degli iper-apprensivi: sono soprattutto uomini (18,4% vs 15% delle donne) e, in caso di influenza, contattano subito il medico o addirittura si recano al Pronto soccorso. Poi ci sono gli  stakanovisti, quelli cioè che trascurano   l’influenza e cercano di continuare la vita di sempre, caso mai assumendo farmaci con la convinzione di azzerare in fretta i sintomi. Corrispondono al 221,4% del campione  (24,6% tra gli uomini e il 20,2% tra le donne) e ovviamente sbagliano, perchè – oltre a non affrontare correttamente la malattia – recandosi al lavoro rischiano di essere vettori di contagio.
Altra categoria è quella dei disinformati, che si affida noal consiglio di amici e parenti o a ricerche su internet per curare l’influenza. Ricorrere a internet è un comportamento diffuso soprattutto tra gli uomini (8,8%, rispetto all’1,2% delle donne). Un comportamento a rischio, secondo Fabrizio Pregliasco, virologo del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano. “Se dopo tre giorni di riposo e trattamento con i farmaci di automedicazione l’influenza non passa, bisogna rivolgersi al medico di base” spiega l’esperto. “In generale, meglio non fidarsi del passaparola – reale o virtuale – ma sempre del consiglio di chi il farmaco lo dispensa o lo prescrive”.
L’ultima categoria censita dalla ricerca Assosalute è quella dei frettolosi, ovvero coloro che non aspettano di essere guariti completamente dall’influenza e riprendono prima del tempo la vita di sempre. “Se la guarigione non è completa” ammonisce Pregliasco “aumenta il rischio di esporsi con maggiore facilità a sovra-infezioni batteriche delle vie respiratorie. Non bisogna avere fretta e, anche quando si torna alla vita di sempre, meglio riprendere gradualmente i ritmi consueti per evitare di stressare il sistema immunitario esponendoci al rischio di complicanze”.
In caso di influenza, per alleviare i sintomi e favorire una totale ripresa, il pilastro del trattamento è rappresentato dai farmaci di automedicazione, riconoscibili grazie alla presenza del bollino rosso che sorride sulla confezione e scelti dal 64% dei cittadini come primo rimedio in caso di sintomi influenzali. A seguire, le “bevande della nonna” (bevande calde, spremute, latte e miele), opzione preferita dal 24%.
Purtroppo, però, è ancora alta la percentuale di chi crede che gli antibiotici siano un rimedio efficace contro l’influenza (16,2%), soprattutto tra i giovanissimi, dove si arriva al 29,2%. “Uno degli errori da evitare in caso di influenza è quello di assumere gli antibiotici che sono del tutto inefficaci nella lotta ai virus. A differenza dei farmaci di automedicazione, gli antibiotici non vanno mai assunti senza la prescrizione medica specifica per quel caso”  ricorda Pregliasco.
Molti italiani, fortunatamente, sono consapevoli che la migliore cura contro l’influenza è la prevenzione. La maggioranza dei cittadini mette infatti in atto comportamenti corretti, come evitare gli sbalzi di temperatura (55,2%) e lavarsi spesso le mani (41,3%).
Oltre a queste indispensabili pratiche quotidiane suggerite dal semplice buon senso, la misura più efficace per evitare il contagio, essenziale soprattutto nei soggetti più fragili, resta il vaccino anti-influenzale. “La vaccinazione è un’opportunità per tutti, ma ha una impellenza sempre più alta al crescere della fragilità del soggetto” ricorda  al riguardo Pregliasco. “Il vaccino contro l’influenza non ci mette a riparo da tutti i virus in circolazione, ma il suo successo va misurato in ottica salvavita. L’obiettivo principale del vaccino è proprio quello di dare copertura ai soggetti fragili e ridurne la mortalità associata”.