Integratori, per Mugelli (Sif) meglio spendere in prevenzione e sport

Roma, 24 aprile – Fanno bene alla salute o soltanto alle tasche di chi li produce e li vende? Aiutano davvero, come promettono le pubblicità che ne decantano le virtù, a prevenire le malattie, conservare il benessere,  perdere peso, far crescere i capelli, migliorare le prestazioni sessuali, dormire, concentrarsi, rimanere in forma  e via mirabolando, oppure  si tratta solo di un business sostenuto da strategie di marketing ben confezionate che fanno leva sulle crescenti aspettative salutistiche delle persone?

Sono, fin dal loro affacciarsi sul mercato, gli interrogativi che ruotano intorno agli integratori alimentari, ormai da qualche anno protagonisti di un vero e proprio boom di mercato. A tornare sulla questione è stato in questi giorni il periodico di informazione on line sanitainformazione.it  con un’intervista al presidente della Società italiana di Farmacologia Alessandro Mugelli, estremamente chiaro nell’affermare che una cosa è la prevenzione, altra gli integratori: “La buona salute si costruisca a tavola” ha infatti affermato il farmacologo, facendo riferimento a “un’alimentazione varia, sana ed equilibrata, Gli integratori servono solo quando aumenta il fabbisogno – in alcune fasi della vita – o c’è una carenza“.

Sul boom di vendite di integratori alimentari registrato in Italia negli ultimi anni, Mugelli ha le idee chiare: le ragioni del fenomeno, che ha dimensioni mondiali, sono molteplici, e la prima è ovviamente di natura economica. “È un business estremamene redditizio e attraente per le aziende: solo negli Stati Uniti, la patria degli integratori, il mercato vale oggi circa 30 miliardi di dollari e ci si aspetta che cresca ancora” spiega il presidente dei farmacologi. “L’Italia non è da meno; un’indagine del Centro Studi FederSalus fotografa un settore solido e in costante crescita, rilevando un giro d’affari nazionale di quasi tre miliardi di euro nei canali farmacia e grande distribuzione“.

Una dimensione economica importante, che da sola, ovviamente, non può davvero bastare a legittimare l’asserito ruolo “salutistico” degli integratori, conìme conferma Mugelli: “In realtà, seguendo la nostra dieta mediterranea, ricca di fibre, frutta e verdura e uno stile di vita corretto non c’è nessun motivo di usare integratori di cui non abbiamo, tra l’altro, prove di efficacia” spiega il farmacologo. “Meglio spendere quei soldi in attività fisica e prevenzione, facendo una vita meno sedentaria e mangiando più sano: sicuramente otterremo risultati importanti. Gli integratori possono essere utilizzati come supporto, dopo un periodo di malattia o convalescenza, in quelle situazioni in cui il medico ritiene che ci sia bisogno di un’integrazione alimentare, nella dieta di un atleta o in situazioni di grande stress. In gravidanza, ad esempio, l’integrazione di acido folico è necessaria per proteggere mamma e nascituro. Allo stesso modo, se c’è un’anemia per carenza di ferro, assumere integratori per bocca è il primo passo per ristabilire i livelli corretti ma ricordiamoci anche di mangiare verdura verde, carne rossa e legumi“.

Mugelli ha ovviamente una sua spiegazione sulle ragioni che hanno portato all’aumento esponensiale della richiesta di integratori alimentari da parte del pubblico. E la prima tra tutte è la facile disponibilità di questi prodotti: “Non serve la ricetta medica o la prescrizione, seguono un percorso diverso e molto semplificato rispetto ai farmaci per i quali sono necessari studi clinici a comprovarne l’efficacia” spiega il presidente Sif. “Inoltre, sull’errata convinzione degli integratori come ‘panacea’ che risolve tanti problemi spinge la ‘pubblicità ingannevole’ che diffonde informazioni false e parziali. Ad esempio, recenti studi hanno dimostrato che non esistono minerali o supplementi, ad esempio gli omega3, in grado di prevenire eventi cardiovascolari”.

Al riguardo, Mugelli riferisce dell’accordo stipulato tra Sif e Cittadinanzattiva per fornire informazioni sull’uso corretto dei farmaci e sulla salute in generale. “Cerchiamo di far capire al cittadino che il diritto alla salute è anche un dovere”  spiega il farmacologo. “Bene la prevenzione, ma quella vera non significa prendere integratori. Anche il medico o il farmacista devono attenersi alle evidenze scientifiche e questo non sempre avviene, essendoci un mercato così importante, spinto dalla pubblicità, che favorisce convinzioni errate e questi enormi numeri”.

Ridimensionati i presunti benefici “a pioggia” degli integratori, l’altro interrogativo e se – visto che non sono un toccasana – almeno siano esenti dal rischio di fare male. Mugelli, al riguardo, rassicura:  “Sono prodotti sicuri, commercializzati solo dopo la notifica al ministero della Salute e controllati” spiega a sanitainformazione.it il farmacologo,  senza però escludere che qualche problema possa insorgere.  “I rischi sono legati a una quantità eccessiva o sbagliata, ma in realtà non è documentata neanche questa grande efficacia. Ripeto, sarebbe meglio avere un’alimentazione sana e varia e non ricorrere all’uso di questi prodotti”.

Qualche evidenza di potenziali conseguenze negative legate all’uso di integratori, peraltro, è già emersa: “In America, proprio di recente, si è visto che alcuni supplementi dietetici per perdere peso e integratori che vantavano potenziamento dell’attività sessuale contenevano sostanze farmacologicamente attive” ricorda Mugelli. “In Italia siamo sicuri che la qualità sia molto buona e il rischio è basso, ma anche qui, in passato, abbiamo trovato qualche integratore con componenti che non avrebbero dovuto esserci”  spiega il presdiente Sif, che conclude con qualche consiglio importante: “Diffidare di integratori che danno reazioni avverse, riferire e segnalare queste reazioni, non comprare questi prodotti online; meglio in farmacia o parafarmacia, sono garanzie ulteriori e la filiera è più controllata».