Iss, morbillo endemico in Italia, colpa del calo dei vaccinati

Roma, 29 aprile – L’Italia è tra i 10 Paesi d’Europa  in cui “il morbillo è endemico”. Lo rileva il report sulle coperture  vaccinali pubblicato qualche giorno fa dall’Istituto superiore di sanità (Iss), in  occasione della Settimana europea dell’immunizzazione 2019.

“In Europa 37 Paesi su 53 hanno eliminato il morbillo e sei  hanno interrotto la  trasmissione dell’infezione per un periodo di almeno 12 mesi. L’Italia rimane uno dei 10 Paesi dove il morbillo è ancora endemico” evidenzia l’Iss, ripreso e rilanciato dall’agenzia Adn Kronos. “Questo a causa delle scarse coperture vaccinali nel corso degli anni, che hanno portato all’accumulo di ampie quote di popolazione  suscettibili all’infezione”.

Il morbillo è altamente contagioso e la sua eliminazione  richiede livelli di coperture vaccinali maggiori o uguali al 95% per  due dosi di vaccino. I Paesi di tutte le sei Regioni dell’Organizzazione mondiale della sanità hanno fissato obiettivi di eliminazione di  questa malattia. “Per interrompere la trasmissione endemica del  morbillo nel nostro Paese, oltre ad aumentare le coperture vaccinali  tra i bambini piccoli (prima dose a 12 mesi e seconda dose a 5-6 anni)” proseguono gli esperti dell’Iss “è necessario mettere in atto  strategie e attività supplementari di vaccinazione indirizzate alle  fasce di età suscettibili, soprattutto giovani adulti nati a partire  dalla fine degli anni ’70, quando la copertura vaccinale contro il  morbillo era molto bassa e si effettuava una sola dose di vaccino. Nel 2017 la copertura vaccinale nei 18enni (nati nel 1999) era solo del  81,2% per la prima dose e 77,7% per la seconda dose”.

Quest’anno la Settimana europea delle vaccinazioni vuole celebrare gli “eroi dei vaccini”, ossia tutte le persone che contribuiscono ad
assicurare che tutti siano protetti contro le malattie prevenibili da  vaccinazione, inclusi i ricercatori che sviluppano vaccini sicuri ed
efficaci, i responsabili delle politiche sanitarie che assicurano  l’accesso equo alle vaccinazioni, gli operatori sanitari che
somministrano i vaccini, i genitori che scelgono di vaccinarsi e di  vaccinare i propri figli per proteggerli da malattie gravi, e tutti
coloro che si informano sui vaccini da fonti affidabili e condividono  informazioni corrette sulle vaccinazioni.

“Nel mondo  le  vaccinazioni prevengono ogni anno fino a 3 milioni di decessi (7 mila  al giorno) e ci proteggono da malattie gravi come il morbillo, la  poliomielite, la difterite, il tetano, e altre” ricorda ancora l’Iss nel rapporto. “Grazie alla  vaccinazione il vaiolo è stato eradicato e il numero di casi di polio  nel mondo è diminuito da 350 mila nel 1988 a 33 lo scorso anno. Il  numero di casi di morbillo è drasticamente diminuito e la mortalità  per questa malattia ridotta dell’84% dal 2000 (550 mila morti nel  2000, circa 90 mila nel 2016). Il tetano neonatale è stato eliminato e altre malattie gravi, come la difterite, sono diventate rare”.

Dal 2013 al 2016 è stata registrata in Italia una diminuzione delle coperture vaccinali per diverse malattie prevenibili da vaccino, e nel
2017 è stato pertanto esteso l’obbligo vaccinale da quattro a 10  vaccinazioni. “Questa decisione è stata innescata soprattutto dalla  preoccupazione destata dalla situazione epidemiologica del morbillo  (malattia per cui l’Italia ha aderito all’obiettivo Oms di raggiungere l’eliminazione)”  si sottolinea nel report “e dal rischio di  ricomparsa di malattie ormai eliminate o sotto controllo in Italia”.

Con l’applicazione della legge sull’obbligo vaccinale, le coperture vaccinali nei confronti delle malattie prevenibili per le quali è  previsto l’obbligo sono aumentate già a partire dal 2017. “Un  ulteriore aumento è stato registrato in una rilevazione straordinaria  effettuata nel 2018 nelle coorti di bambini nati nel 2015, 2014 e 2010″ evidenzia l’Iss. “La copertura nei confronti della polio (usata come ‘proxy’ per le vaccinazioni contenute nel vaccino esavalente) nei bambini nati nel 2015, ha raggiunto nel 2017 il 94,6% a livello  nazionale e il 95,5% nel primo semestre del 2018, con un valore superiore alla soglia del 95% (la minima raccomandata dall’Oms) in 13  Regioni”.

La Settimana europea delle vaccinazioni, che si  celebra ogni anno nella Regione europea dell’Organizzazione mondiale  della sanità, “nasce per ricordare che l’immunizzazione” sottolinea ancora l’Istituto superiore di sanità “ci protegge da malattie gravi e potenzialmente mortali e
costituisce uno dei più potenti strumenti di prevenzione a  disposizione della sanità pubblica”.

Secondo l’Iss, ogni cittadino può contribuire alla Settimana seguendo  alcuni punti chiave: 1) Facendo vaccinare i nostri figli nei tempi  previsti dal calendario vaccinale. L’effettuazione delle vaccinazioni in ritardo rispetto ai tempi previsti espone inutilmente i bambini al  rischio di malattie infettive, più frequenti e gravi nei primissimi anni di vita; 2) Informandoci su quali vaccinazioni sono previste per  gli adulti, incluse le vaccinazioni raccomandate nelle donne in età  fertile e in gravidanza, e vaccinandoci. Le vaccinazioni non sono solo per i bambini; 3) Informandoci, almeno 6 settimane prima di partire per un viaggio, su eventuali vaccinazioni non ancora effettuate e  quelle specifiche raccomandate per la destinazione scelta, assicurandoci che tutta la famiglia sia in regola con le vaccinazioni  previste.

Ancora: 4) Informandoci su tutto ciò che riguarda i vaccini e le vaccinazioni da fonti affidabili; 5) Parlando con le persone sui
benefici delle vaccinazioni. I vaccini prevengono malattie gravi e salvano. Forniscono una protezione individuale dalle malattie, ma i benefici non si fermano qui: quando le coperture vaccinali in una comunità sono elevate, proteggono anche le persone che non possono vaccinarsi o che non rispondono al vaccino; 6) Se siamo operatori sanitari, vaccinandoci e usando tutte le occasioni opportune per verificare lo stato vaccinale di tutti inostri pazienti, siano essi bambini, adolescenti, adulti, o persone anziane.