Istat, a gennaio export in crescita, i farmaci ancora “locomotiva”

Roma, 21 marzo – L’Istat stima (gennaio 2019) un aumento congiunturale per le esportazioni del +2,5% e, per contro, una flessione per le importazioni del -4,1%. La crescita congiunturale dell’export va ascritta all’incremento delle vendite verso i mercati extra europei (+5,9%).

Tra i settori che contribuiscono in misura più rilevante all’aumento tendenziale dell’export nel mese di gennaio, si segnalano ancora una volta gli articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+19,2%), seguiti da macchinari  e apparecchi n.c.a. (+6,2%), metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+5,2%), prodotti alimentari, bevande e tabacco (+5,9%) e articoli in pelle, escluso abbigliamento, e simili (+8,3%). In diminuzione, su base annua, le esportazioni di prodotti petroliferi raffinati (-28,6%) e di autoveicoli (-16,4%).

Su base annua, i Paesi che contribuiscono maggiormente alla crescita delle esportazioni sono USA (+18,0%), Svizzera (+13,0%), Francia (+3,3%) e Regno Unito (+6,1%). Gli articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (insieme a macchinari e apparecchi n.c.a.) contribuiscono dunque per oltre due punti percentuali alla crescita tendenziale delle esportazioni, confermando il loro ruolo di “locomotiva”.  In particolare, la crescita tendenziale dell’export è spiegata per 1,6 punti percentuali dall’aumento delle vendite di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici verso gli Stati Uniti e di articoli in pelle, escluso abbigliamento, e simili verso la Svizzera.

A gennaio 2019 il saldo commerciale aumenta in termini assoluti di 413 milioni di euro (da -92 milioni a gennaio 2018 a +322 milioni a gennaio 2019). Al netto dei prodotti energetici, il saldo è pari a +3.875 milioni.

Il dato positivo di gennaio sull’export va però posto in relazione con quello di tutt’altro segno registrato nello stesso mese dall’Istat per la produzione di preparati farmaceutici di base e preparati farmaceutici, che hanno segnato una flessione del 10,5%. Un campanello d’allarme che, in assenza di immediate nversioni di tendenza, finirebbe per riflettersi anche sui dati dell’export, con il risultato di rallentare, se non addirittura fermare, la locomotiva-farmaco.