Istat, spesa mensile media degli italiani, 123 euro in visite e farmaci

Roma, 20 giugno –  Andamento lento, anzi lentissimo per la spesa media mensile familiare degli italiani, che nel 2017 l’Istat ha stimato in 2.564 euro. Si tratta di un incremento molto leggero (+1,6% rispetto al 2016), che conferma i “progressi” registrati nell’ultimo quadriennio, senza peraltro riuscire ad uguagliare il dato del 2011 (2640 euro/mese) e che peraltro, considerando la ripresa della dinamica inflazionistica (+1,2% nel 2017 rispetto al – 0,1% del 2016), in termini reali è in realtà un rallentamento.

A crescere, in misura rilevante, sono soprattutto le spese considerate incomprimibili, a partire da quelle sanitarie, particolarmente pesanti per gli anziani. L’Istituto nazionale di statistica rileva una spesa per medicinali e visite pari a  123 euro , ovvero l’8% in più rispetto al 2016. Ma l’incremento ha una percentuale più che doppia (17,3%), per  le persone anziane che vivono da sole.  Il livello medio della spesa alimentare è stimato pari a 457 euro mensili (+2,0% rispetto ai 448 euro del 2016). Quella per carni resta la componente alimentare più importante, attestandosi a 94 euro mensili. Le spese per vegetali aumentano del 4,2%, quelle per frutta del 3,8%, salendo rispettivamente a 63 euro e a 43 euro mensili.

Le voci di spesa più elevate restano quelle per abitazione, acqua, elettricità e altri combustibili, manutenzione ordinaria e straordinaria, pari a 898 euro mensili (il 35,0% del totale), e per i trasporti (290 euro, l’11,3%).

Permangono ampie le differenze sul territorio, legate ai livelli di reddito, ai prezzi e ai comportamenti di spesa. Il divario tra il valore più elevato del Nord-ovest (2.875 euro) e quello più basso delle Isole (1.983 euro) è sostanzialmente stabile e pari a poco meno di 900 euro, il 45,0% in più in termini relativi.

Nei comuni centro di area metropolitana si spendono mediamente 2.829 euro, 206 euro in più rispetto ai comuni periferici delle aree metropolitane e a quelli con almeno 50mila abitanti, e 375 euro in più rispetto agli altri comuni fino a 50mila abitanti. Sono tuttavia i secondi a registrare la maggiore crescita (+4,0%).

Diverse anche le dinamiche di spesa: il 10% delle famiglie più povere (ovvero che spendono di meno) ha registrato un decremento di spesa del  5% rispetto allo scorso anno. Al contrario, il  10% delle famiglie a più alta capacità di spesa ha fatto segnare un aumento del 4,3%. Rispetto ai
consumi del 2013, le famiglie con i minori livelli di spesa sono al di sotto del 2%, le famiglie con le spese più elevate sono al di sopra del 13%.
In un momento in cui, nel Paese, c’è chi soffia con forza sulle tematiche dell’immigrazione,  sono di un certo interesse i dati relativi alle famiglie con soli stranieri, che – come già  nel biennio precedente –  presentano quote di spesa più contenute per ricreazione, spettacoli e cultura e per servizi ricettivi e di ristorazione. Continua invece a mantenersi più elevata rispetto alle altre famiglie la quota di spesa per comunicazioni, principalmente a causa dei contatti con parenti e amici nei propri Paesi di origine. Per le famiglie di soli stranieri, rimane stabile la quota di spesa destinata alla sanità (2,8%, pari a 48 euro mensili), ben al di sotto della media nazionale (4,8%), anche per effetto di una minore età media dei componenti.