Italia tra i Paesi che invecchiano meglio, chi ha 75 anni se ne sente 65

Roma, 12 marzo – Se ancora servisse, arriva un altro studio scientifico a dimostrare che l’età non è solo una questione di anagrafe. Una ricerca guidata dall’Università di Washington e pubblicata a inizio marzo  su The Lancet Public Health  rivela infatti che un giapponese di 76 anni e un italiano di 75 anni si sentono come un 65enne, ma che  – per contro – un abitante di Papua Nuova Guinea ha gli stessi problemi di salute di un 65enne già a soli 46 anni. In pratica, nel mondo esistono Paesi separati da un divario di ben 30 anni nella percezione e nelle condizioni di salute.

“I problemi di salute legati all’età”  evidenzia Angela Y.  Chang, autrice principale della ricerca “possono portare al pensionamento anticipato e a un aumento della spesa sanitaria: i leader di governo devono considerare quando le persone iniziano a soffrire gli effetti negativi dell’invecchiamento”.
Questi effetti negativi, riporta un lancio dell’Ansa, includono funzioni compromesse e perdita di capacità fisiche, mentali e cognitive derivanti da 92 condizioni che gli studiosi hanno analizzato. La ricerca ha preso in esame sia l’età cronologica sia il ritmo con cui l’invecchiamento contribuisce al deterioramento della salute, utilizzando le stime del Global Burden of Disease. Gli studiosi hanno misurato il “carico di malattia correlato all’età” aggregando tutti gli anni di vita con o senza disabilità. I risultati coprono dal 1990 al 2017 195 Paesi e territori. Emerge, ad esempio, che nel 2017, le persone in Papua Nuova Guinea avevano il più alto tasso mondiale di problemi di salute legati all’età, quattro volte di più degli svizzeri.
Usando i 65 anni di età media globale come gruppo e parametro di riferimento, è stata anche stimata l’età in cui in ogni Paese si è sperimentato lo stesso tasso di carico di malattia. L’Italia si colloca ottava tra i Paesi ‘virtuosi’ con l’età di 74,8, preceduta dalla Spagna. Primi Giappone e Svizzera. A livello globale, le malattie legate all’età con il maggior numero di decessi e disabilità sono risultate cardiopatia ischemica, emorragia cerebrale e bronco-pneumopatia cronica ostruttiva.