Li Bassi (Aifa): “Accesso ai farmaci da migliorare, non può dipendere da luogo di nascita”

Li Bassi esordisce indicando uno degli obiettivi primari di Aifa, quello di “individuare e soddisfare i bisogni di salute dei cittadini attraverso l’uso di farmaci di qualità e di provata efficacia con il miglior rapporto possibile costo/beneficio”  Un compito, spiega il diretttore generale, che “va svolto massimizzando il valore dell’appartenenza a un solo, universalistico Sistema Salute, in cui tutte le istituzioni giocano un ruolo complementare. Con il Ministero della Salute abbiamo strategie condivise. Si tratta solo di metterle in atto e ci riusciremo”.

La priorità, per Li Bassi, è dunque quella di “migliorare l’accesso ai farmaci” e l’impegno sarà  quello di “fornire più salute possibile per ogni euro di risorse disponibili. Il diritto alla salute di ogni cittadino non può dipendere dal luogo di nascita o dalla residenza all’interno dello stesso territorio nazionale. Un accesso, a mio avviso, può essere definito equo solo se il farmaco arriva a tutti coloro che ne hanno bisogno, indipendentemente dalle condizioni socio-economiche, geografiche o culturali”.

Questione annosa, quella delle sperequazioni su base territoriale dell’accesso alle prestazioni, che chiama in causa direttamente le Regioni, con le quali – afferma Li Bassi – è importante rafforzare la sinergia. “Un rapporto che si dovrà ispirare al principio di flessibilità, intesa come riconoscimento della diversità delle esigenze territoriali” afferma al riguardo il DG dell’Agenzia. “ Ogni Regione ha le proprie peculiarità di tipo epidemiologico, demografico, economico. Ogni Regione ha dunque la sua domanda di salute e Aifa deve essere in grado di poterne tenere conto”.

Inevitabile quindi un cenno alla “madre di tutte le questioni”, ovvero la sostenibilità del servizio sanitario nazionale, che passa anche se non soprattutto attraverso l’ottimizzazione dell’impiego delle risorse. Risultato che, in materia di farmaci, Li Bassi afferma di voler perseguire “sempre nel rispetto della qualità, analizzando i problemi e proponendo soluzioni, attraverso un modello di dialogo con tutti gli stakeholder. Nella mia esperienza ho imparato che un approccio collaborativo può portare a importanti convergenze a beneficio dei pazienti anche tra attori apparentemente contrapposti, identificando e quantificando il reale valore del farmaco e allineando quindi le risorse disponibili per ottenere i migliori risultati per i pazienti”.

Una chiara indicazione di percorso, quella di Li Bassi, almeno sotto il profilo del metodo, che non sembra prevedere “uomini soli al comando”, ma confronto e collaborazione con l’intera comunità degli addetti ai lavori: “Per affrontare il mio lavoro quotidiano conto sull’apporto non solo delle professionalità di Aifa” afferma infatti al riguardo il DG Aifa “ma anche sul confronto che auspico con i pazienti, le società scientifiche, il mondo della ricerca e tutti coloro che con impegno intendono dare un contributo alla missione del nostro sistema sanitario”.

L’intervista – ma non poteva essere altrimenti – non si spinge ovviamente dentro questioni più specifiche, nè fa cenni diretti agli impegnativi dossier sui quali l’Aifa è impegnata, a partire dalla ridefinizione complessiva della governance della farmaceutica e dei dispositivi medici, per la quale il ministero della Salute ha istituito nel corso dell’estate un tavolo che vede la presenza di Aifa, Regioni, Mef e Mise, con il coinvolgimento di esperti (si tratta di Silvio Garattini, Giuseppe Traversa, Giovanni Bissoni e Luciana Ballini). Ma è ragionevole ritenere che non passerà molto tempo prima di conoscere quali saranno gli orientamenti e soprattutto le decisioni al riguardo: nodi come il payback attendono da tempo soluzioni che non possono più essere rinviate e l’Aifa guidata da Li Bassi dovrà necessariamente occuparsene, per la sua parte, a strettissimo giro.