Liste di attesa, parte oggi la sperimentazione del numero 1500

Roma, 9 ottobre – Parte oggi il numero di pubblica utilità 1500 sul tema delle liste di attesa. Dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 16.00, risponde il personale sanitario per informare sulle modalità di accesso alle prestazioni garantite dal Servizio sanitario nazionale e raccogliere eventuali segnalazioni sulle esperienze dei cittadini.

Il servizio di risposta telefonica, previsto per tre mesi, ha carattere sperimentale. È possibile segnalare la propria esperienza anche attraverso un modulo on line. I dati raccolti, informa una nota stampa del Ministero,  saranno analizzati per promuovere interventi migliorativi in accordo con le Regioni e Province autonome, cui competono programmazione e organizzazione dei servizi sanitari. Il progetto ha visto la collaborazione di Cittadinanzattiva che ha testato il servizio insieme ai suoi volontari in tutte le regioni d’Italia.

Fin dall’inizio del proprio mandato il ministro Giulia Grillo ha posto le liste d’attesa tra le priorità dell’azione di governo. In considerazione della rilevanza del tema e dei ritardi che si sono verificati negli ultimi anni, ha avviato un percorso per arrivare, grazie anche alla collaborazione di ciascun cittadino, a provvedimenti concreti volti a migliorare il sistema e a ridurre i tempi di attesa in modo equo e uniforme su tutto il territorio nazionale.

Tale percorso, iniziato a giugno con la richiesta di dati alle Regioni, ora prosegue con il numero 1500 e l’ascolto dei cittadini, e porterà alla realizzazione di un nuovo Piano nazionale di governo delle liste di attesa, in accordo con le Regioni e Province autonome.

Il Piano nazionale attualmente in vigore prevede un ambito di garanzia sui tempi massimi di attesa per 58 tra prestazioni ambulatoriali e ricoveri, oltre che per specifici percorsi di cura relativi alle malattie cardiologiche e ai tumori. Il nuovo Piano sarà finalizzato al miglioramento degli standard di garanzia, sempre in collaborazione di Regioni e Province autonome.

Il servizio 1500 non effettua prenotazioni di prestazioni sanitarie, non raccoglie denunce penali e non fornisce valutazioni cliniche sulle prescrizioni effettuate dal medico. Sarà certamente utile a monitorare e definire meglio, “in vivo”, le caratteristiche di un fenomeno che rappresenta forse la prima e più lamentata negatività della sanità pubblica, con casi eclatanti. L’ultimo, avvenuto ieri, è riferito a una 98enne campana, affetta da multipatologie, che al momento della richiesta di una tomografia computerizzata del cranio si è vista mettere in lista per il 2020. La necessità di avere un riscontro diagnostico ha costretto la famiglia a rivolgersi a un servizio diagnostico privato a pagamento, con esborso di 560 euro: una realtà comune a di migliaia di famiglie, che ogni giorno si vedono costretti a rinunciare al servizio pubblico (sostenuto con le tasse) e mettere mano a portafoglio – se e quando possono – per rivolgersi alla sanità privata. Nel caso appena ricordato della vecchina che avrebbe dovuto aspettare di diventare centenaria per ottenere una Tac dalla Asl, la famiglia ha deciso di affidarsi a un avvocato e intraprendere le vie legali, altra conseguenze negativa che non solo allarga e rende più profondo il solco di sfiducia che separa cittadini e sistema curante, ma produce ulteriori spese e disfunzioni.

La speranza è che – oltre alle dichiarazioni di intenti, gli annunci e i numeri di telefono sperimentali – il problema trovi risposte e soluzioni concrete, come peraltro torna a chiedere il coordinatore di Cittadinanzattiva-Tribunale dei diritti del malatoTonino Aceti: “L’istituzione del numero 15oo  sulle Liste d’attesa è certamente un segnale d’attenzione e recepisce una nostra istanza all’interno dei lavori per il nuovo Piano. È chiaro però allo stesso tempo che cittadini si aspettano risposte concrete per contrastare il fenomeno, a partire da un piano nazionale che non sia un ‘libro dei sogni’ o un mero documento burocratico, ma che garantisca innanzitutto certezza nella tempestività delle prestazioni richieste dai cittadini” ha detto Aceti. “In ogni caso  è del tutto evidente che per risolvere il problema, oltre a una più efficiente organizzazione e programmazione dei servizi, a un più forte governo dell’intramoenia, a una maggiore trasparenza di tutte le agende, l’altra questione fondamentale sono le risorse economiche per rafforzare l’offerta sanitaria del Ssn. E in questo senso – ha concluso il coordinatore del Tdm – il solo miliardo in più per il Fsn 2019 paventato in questi giorni, non sembra essere sufficiente per risolvere alcuni nodi: dalle assunzioni e contratti per il personale, all’abolizione del superticket, fino alla piena operatività dei nuovi Lea e alla riduzione del fenomeno delle Liste d’attesa. Con la prossima legge di bilancio ci aspettiamo molto di più”.

 

Tutti gli approfondimenti sul tema sono disponibili sul portale del Ministero, a questo indirizzo.