Maimonide, a Roma una bella mostra sul medico e sapiente medievale

Roma, 26 novembre – Maimonide, chi era costui? Forse non tutti ricordano che Moshe ben Maimon, più noto nell’Europa del basso Medioevo col nome di Mosè Maimònide, è una figura da iscrivere a buon diritto e in primissima fila nella galleria degli antenati nobili della professione farmaceutica, alla quale fornì uno straordinario contributo, soprattutto in termini di sistematizzazione e diffusione delle conoscenze.

Rabbino e filosofo di tradizione e formazione ebraica, nato nel 1135 nell’Andalusia dominata dai Mori, Maimonide fu anche uno dei medici più autorevoli della sua epoca: oltre ai contributi di straordinaria rilevanza che seppe dare allo sviluppo della scienza medica di allora, fu infatti anche uno straordinario propugnatore dei principi che debbono sostenere chi per professione è dedito alla cura degli altri. Insieme al giuramento di Ippocrate, la sua “Preghiera del Medico” resta infatti una delle più altre espressioni di legge etica in medicina, attualissima ancora oggi.

Studiata e apprezzata per secoli, l’opera di Maimonide in materia medica riassume in maniera sistematica le conoscenze dell’epoca, senza steccati: sono infatti passate in rassegna le tradizioni  di impronta ebraica, persiana, musulmana, greca o latina. Allo stesso tempo, però,  Moshe ben Maimon ha anche la capacità di proporre nuove soluzioni in ambito medico. I suoi scritti coprono un’ampia gamma di argomenti e patologie (ad esempio: veleni e relativi antidoti, asma, catarro ed emorroidi), con un approccio che prefigura la modernità: il medico ebreo dava infatti  enorme importanza all’igiene, all’alimentazione e all’attività fisica. Uno dei fondamenti del suo insegnamento, inoltre, era il perseguimento dell’obiettivo di raggiungere il contemporaneo benessere del corpo e della mente.

In campo farmaceutico, fondamentali furono il suo Glossario dei farmaci, una sorta di farmacopea in 405 paragrafi, con i nomi dei farmaci in arabo, greco, siriaco, persiano, berbero e spagnolo che contribuì in modo importante alla circolazione delle conoscenze dell’epoca sui rimedi, e il suo Arte della cura, essenzialmente una sinossi dei molti scritti di Galeno.

Una figura cruciale, dunque, nel pantheon delle professioni medica e farmaceutica,  che ora una interessante mostra allestita a Roma nella Sala Alessandrina del magnifico complesso borrominiano della Sapienza in Corso Rinascimento a Roma consente opportunamente di rivisitare. La mostra, inaugurata lo scorso 22 ottobre, resterà aperta sino al 5 gennaio 2019 ed è espressamente dedicata al codice di Maimonide e ai Norsa, una famiglia ebraica nella Mantova dei Gonzaga, della quale viene proposto la storia e lo straordinario lascito.

È un’imperdibile occasione per ammirare il prezioso manoscritto miniato del 1349, con una delle più belle copie della traduzione, dall’arabo all’ebraico, della celebre Guida dei Perplessi, il frutto più maturo del pensiero filosofico di Maimonide, che in realtà era stato concepito dall’autore più come opera di supporto all’esegesi biblica che come trattato sistematico di filosofia (nella foto, il particolare di una pagina).

Il manoscritto, appartenuto per secoli alla famiglia mantovana dei Norsa, che lo ha gelosamente custodito, è stato acquistato dall’Archivio di Stato lo scorso anno e viene esposto al pubblico per la prima volta.

Oltre al Codice Maimonide, all’Archivio di Stato in Roma sono esposti 18 manoscritti provenienti dalla Biblioteca di Parma e dall’Archivio di Stato di Mantova, oltre ad alcuni oggetti collezionati dalla famiglia Norsa. (Vittorio Iammarino)

 

• La Preghiera di Maimonide