Mandelli al CN Fofi: “Capillarità, servizi e prestazioni professionali le carte per il futuro”

Roma, 12 ottobre – Il momento è complicato, per una serie di concause – tra le quali una interlocuzione con il Governo diventata più difficile che in passato – ma i farmacisti e la farmacia hanno storia, risorse e capacità per superarlo con successo, grazie anche al percorso compiuto nell’ultimo decennio. L’importante è non farsi prendere dallo sconforto, puntare sulla specificità e la forza della professione (a partire dalla sua capillarità sul territorio) e rimanere uniti guardando nella stessa direzione e agli stessi obiettivi.

Questo, in sintesi estrema, il messaggio che il presidente Andrea Mandelli ha voluto trasmettere ieri nella sua relazione al Consiglio nazionale della Fofi, il “parlamentino” della professione, svoltasi a Roma nell’immediata vigilia di FarmacistaPiù, la manifestazione congressuale promossa dalla stessa Federazione degli Ordini con la collaborazione di Federfarma che apre i battenti in mattinata all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Molti i temi della relazione di Mandelli (il testo è disponibile qui), che ha spaziato dai problemi di finanziamento della sanità pubblica fino a quelli del cursus studiorum  (la cui modifica “non è obiettivo raggiungibile in tempi brevi”)  e dell’occupazione, senza tralasciare snodi critici come la “questione parafarmacie”. A proposito di queste ultime,  il presidente della Fofi è tornato sulla facile prevedibilità della crisi di un modello che non era sostenibile, come dimostrano i fatti. “A reggere sono solo  gli esercizi di proprietà di gruppi e, soprattutto, i corner della grande distribuzione” ha detto il presidente della Fofi,  affermando anche che l’apertura alla Gdo voluta dalle liberalizzazioni del 2006 sono state in definitiva il “precedente pericolosissimo” che ha fatto poi da apripista alla Legge sulla Concorrenza approvata ad agosto 2017. E a questo proposito Mandelli ha osservato che oggi, “qualsiasi altra liberalizzazione, si tratti dei farmaci di fascia C soggetti a prescrizione o della farmacia non convenzionata, si tradurrebbe in un immediato beneficio per i capitali, non per i professionisti”.

Sempre a proposito delle parafarmacie, Mandelli ha anche ricordato l’attivazione di un tavolo di confronto, alla Fofi, con le sigle delle parfarmacie , finalizzato a “fornire un quadro esauriente e veritiero della situazione, e offrire la massima collaborazione al decisore politico”. Come è noto, alcune delle sigle di categoria (come Fnpi, Mnlf-Culpi e FederFarDis) hanno però deciso di sfilarsi, non sentendosi rappresentate da una Federazione che per anni, a loro giudizio, ha manifestamente ignorato le istanze dei farmacisti delle parafarmacie, per scegliere la strada di una interlocuzione diretta con i rappresentanti della politica e delle istituzioni. Altre sigle (Unaftisp, Lpi e Ftpi)  hanno invece deciso di proseguire il lavoro di approfondimento: “Un fatto che giudichiamo positivo ribadendo però che la partecipazione resta aperta anche a chi ha espresso in quella occasione una posizione differente” ha detto al riguardo Mandelli.

La stagione delle liberalizzazioni in materia di distribuzione farmaceutica, ha affermato ancora il presidente della Fofi, ha solo prodotto problemi (citando tra questi anche la possibilità concessa al titolare di farmacia di operare anche come grossista) e creato nel nostro Paese “un unicum a livello europeo, cioè la creazione di esercizi commerciali in cui è presente un farmacista, nei quali è possibile vendere medicinali Sop e Otc e farmaci veterinari e allestire preparazioni galeniche”. E si tratta di problemi – ha spiegato Mandelli – che non possono essere risolti con lo stesso strumento che li ha creati (ovvero altre liberalizzazioni), ma operando un riassetto della distribuzione del farmaco “volto a rimediare ai guasti”.

In ordine al futuro prossimo e alle linee di sviluppo della farmacia (anche al fine di aumentare l’occupazione nel settore) Mandelli ha evidenziato la necessità di costruire “una serie di prestazioni professionali specifiche del farmacista capaci di migliorare l’esito delle terapie, di contribuire all’educazione sanitaria del paziente, a evitare il ricorso improprio alle prestazioni, per esempio, del pronto soccorso, a migliorare l’uso delle risorse e a ridurre gli sprechi”. Al riguardo, il presidente della Fofi ha portato ad esempio il Community Pharmacy Referral Service, un programma sperimentale testato con successo nel Regno Unito che orientava i pazienti rivoltisi al 111, il numero unico del National Health Service, lamentando disturbi di minore entità, a rivolgersi alla più vicina delle farmacie di comunità “arruolate” nella sperimentazione (338 esercizi), anzichè andare al pronto soccorso, alla guardia medica o al medico di medicina generale. “In due terzi dei 6000 casi affrontati nelle farmacie” ha riferito Mandelli “il farmacista ha potuto risolvere la situazione, evitando un ricorso improprio alle altre strutture. Non è un contributo trascurabile. E credo che anche in Italia si debba cominciare a ragionare su questa maggiore integrazione della farmacia nel servizio sanitario”.

Mandelli  ha toccato anche  il tema dei 40 trascorsi dall’istituzione del Ssn, “conquista formidabile per la tutela della salute ma anche per la coesione sociale”, della quale va garantita la sostenibilità, con un riassetto complessivo capace di rispondere alla sfida cruciale della cronicità. Un riassetto che però, secondo il presidente della Fofi,  “non sarà possibile se di questa revisione il farmacista, di comunità e del Servizio sanitario, non sarà uno degli elementi portanti. Possiamo contribuire in modo decisivo al miglioramento del processo di cura, attraverso il supporto all’aderenza terapeutica, ma in prospettiva non c’è soltanto questo. La capillarità della rete delle farmacie di comunità è fondamentale per rispondere ai problemi dei cittadini che non richiedono l’accesso al pronto soccorso o alla guardia medica”.

Un passaggio veloce è stato dedicato anche al rinnovo del Ccnl delle farmacie private, rispetto al quale Mandelli si è limitato a ricordare che la Fofi ha recentemente scritto a Federfarma per sollecitare la ripresa delle trattative, ottenendo la risposta che gli incontri tra parte datoriale e sindacati riprenderanno il prossimo 15 ottobre.
Immancabile quindi il richiamo all’intensa attività della Fofi ai tavoli istituzionali impegnati a risolvere questioni centrali come la distribuzione del  l’implementazione del Fascicolo sanitario elettronico, il monitoraggio del Piano Cronicità, l’antimicrobicoresistenza, e altri ancora. Una partecipazione, ha sottolineato il presidente federale, che oltre a garantire un contributo importante al sistema sanitario pubblico, vuole anche “confermare così la centralità del nostro ruolo anche nell’elaborazione delle strategie del Servizio sanitario”. 
Mandelli ha quindi passato in rassegna i risultati portati a casa negli ultimi anni, dalla legge 69/2009  istitutiva della farmacia del servizi, all’impegno per la costruzione del percorso I-Mur, cominciato nel 2011, che ha contribuito a portare al finanziamento della sperimentazione della stessa farmacia dei servizi nella legge di stabilità 2016. E poi ancora l’istituzione (2013) del Dossier farmaceutico aggiornato dal farmacista in seno al Fascicolo sanitario elettronico, l’atto di indirizzo (2017) per il rinnovo della Convenzione con la presa in carico del paziente da parte del farmacista della farmacia di comunità e, infine, la legge di stabilità 2018 che ha previsto il finanziamento, con 36 milioni di euro, dell’introduzione della farmacia dei servizi in nove regioni per un triennio. Tutto questo “incassando” anche, nel contempo, l’adeguamento  di strumenti fondamentali come la Tariffa nazionale, bloccata da un quarto di secolo, e  la revisione della Farmacopea. Due risultati concreti che hanno permesso di supportare un’attività professionale importate come la galenica (il primo) e di liberare le farmacie da inutili gravami e oneri (il secondo).

“Nel far questo, il peso politico e la capacità propositiva della nostra professione sono cresciuti presso gli interlocutori istituzionali e le altre professioni, come prova il sempre maggiore coinvolgimento della Federazione in tutti i tavoli che stanno progettando il futuro della nostra sanità: dal ReSet dell’Agenas al Piano cronicità e gli altri che ho citato” ha concluso Mandelli. “E’ per questo che affermo che ormai manca soltanto l’ultimo miglio: far sì che questa convinzione, questi strumenti, diventino patrimonio comune di tutti i colleghi. È importante per la collettività ed è importante per noi, perché fuori da questo modello esiste soltanto una deriva commerciale nella quale il professionista non può che risultare perdente rispetto a una concorrenza che si preannuncia agguerrita. Non sarà facile, ma non ci mancano la determinazione e le capacità per farlo”.