Manovra 2019, da Regioni e medici reazioni negative a misure salute

Roma, 17 ottobre – Alcune delle misure sulla sanità inizialmente inserite nel decreto legge fiscale e quindi stralciate dal testo, in attesa di un contenitore normativo adeguato, hanno finito per trovare spazio nel provvedimento “tagliascartoffie”, ovvero il decreto legge per la semplificazione. Sarà questo il “veicolo” che porterà a destinazione le misure sulle transazioni con le aziende farmaceutiche per il ripiano della spesa farmaceutica 2013-15 (voce che “vale”da sola 505 milioni), quelle sull’Anagrafe nazionale vaccini e quelle sull’abbattimento delle liste d’attese, con un fondo di 50 milioni e l’istituzione del Centro unico di prenotazione (Cup) digitale nazionale, grazie al quale “si potrà monitorare quando effettivamente sono stati presi gli appuntamenti, in modo da evitare possibili episodi fraudolenti di indebito avanzamento nelle liste d’attesa”.  Il testo prevede anche “l’incompatibilità della figura del commissario con qualsiasi altro incarico istituzionale presso la Regione” nelle Regioni in piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario.

Le misure sui rinnovi contrattuali di tutto il personale del Servizio sanitario nazionale (284 milioni) sono invece contenute nel disegno di legge relativo al bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e al bilancio pluriennale per il triennio 2019–2021. Che, un po’ a sorpresa,  prevede anche l’abolizione del numero chiuso nelle facoltà di Medicina, misura che ha scatenato un immediato parapiglia, poi parzialmente sopito dalle immediate precisazioni dei ministri interessati (Salute e Miur) e della stessa presidenza del Consiglio dei Ministri (vedi RIFday qui).

Tutt’altro che positive le prime reazioni alle misure in materia di salute arrivate dalle Regioni: “Mi pare evidente che il Governo abbia stanziato risorse troppo esigue per la sanità” ha affermato l’assessore alle Politiche per la salute dell’Emilia romagna Sergio Venturi (nella foto).  “E mi pare incredibile che lo si scopra a mezzo stampa, prima di avere la possibilità di confrontarci con il ministro alla Salute in Conferenza delle Regioni”.

Venturi, in particolare, ritiene del tutto insufficienti gli stanziamenti di 284 milioni per i rinnovi contrattuali di tutto il personale del Servizio sanitario nazionale e di 505 milioni alle Regioni per le spese farmaceutiche. E, a suo giudizio, è “assolutamente inadeguato” anche il fondo di 50 milioni per tutte le Regioni per abbattere le liste d’attesa. “In Emilia-Romagna abbiamo raggiunto l’obiettivo con una diversa modulazione di visite ed esami,
aumentando l’offerta e assumendo più personale per affrontare le criticità, azioni per cui la Giunta ha destinato 10 milioni di risorse” afferma Venturi. “Anche in tema di borse di studio per le specialità mediche avremmo voluto confrontarci nel merito con il ministro” ha detto ancora l’assessore emiliano “visto che si tratta di un problema che da tempo solleviamo e su cui come Regione siamo impegnati e abbiamo investito importanti risorse del nostro bilancio”.
Ancora più dure le prime valutazioni arrivate dal mondo medico: in una nota diffusa ieri, la Cimo, confederazione sindacale dei medici ospedalieri, non esita a definire i 284 milioni destinati a chiudere la partita contratutale 2018 per tutta la sanità  “totalmente marginale, quasi un’elemosina, se le Regioni non la integreranno subito con i fondi che avrebbero dovuto accantonare ma che da mesi si rifiutano di far conoscere, mettendo in serio dubbio l’esistenza dei fondi stessi”.
“Se verrà confermato il valore di quanto il Governo ha messo a disposizione per il rinnovo del contratto di tutti i dipendenti della sanità,  che sono circa 650.000, l’incremento contrattuale per il 2018 sarebbe, con una media sommaria, di circa 33 euro lordi al mese a testa: circa un caffè al giorno” scrive la Cimo. “Per i 120.000 medici dirigenti che attendono da 10 anni il rinnovo del contratto sarebbe il danno oltre la beffa”.
“Quello che vediamo arrivare purtroppo oggi dallo Stato rischia di essere un obolo insignificante e si deve chiarire come verrà integrato” continua la Cimo, avvertendo che i medici non saranno in ogni caso  disponibili “ad essere strumentalizzati dai rimpalli di responsabilità e numeri tra Ministero, Regioni e altri organismi istituzionali. Chiediamo semplicemente il rispetto delle regole e delle leggi che devono valere per tutti”.

“Ad oggi” afferma il presidente nazionale della Cimo  Guido Quiciquanto stabilito dalle precedenti leggi sembra non essere stato rispettato e sugli accantonamenti delle Regioni abbiamo grossi dubbi. Che vengano da un decreto, dalla legge finanziaria, dal Fsn o dalle Regioni, quanto dovuto va riconosciuto alla dirigenza medica e subito, con la chiusura di un contratto adeguato”.
“Rispetto alle dichiarazioni del viceministro dell’Economia Garavaglia che, accanto ai 284 mln per il 2018, indica in un miliardo le risorse destinate dalla manovra al rinnovo contrattuale del 2019” precisa quindi Quici “attendiamo un atto concreto che vincoli l’effettiva destinazione di tale somma”.
La nota della Cimo si conclude con l’annuncio che il sindacato dei medici invierà alle Regioni “formale diffida per ottenere nel termine di 30 giorni chiarezza sull’entita’ degli accantonamenti a copertura degli oneri derivanti dal rinnovo dei contratti collettivi nazionali dell’area dirigenziale per il periodo 2016-2018, riservandosi di procedere a eventuali denunce alle diverse Procure regionali della Corte dei Conti”.