Manovra approvata a notte in Commissione, domani il voto finale

Roma, 28 dicembre – È molto poco in linea con il Natale il clima che si respira all’interno di Montecitorio, dove i deputati sono impegnati nella terza e definitiva lettura (si fa per dire: il testo è stato di fatto sottratto a ogni possibilità di intervento dei deputati) della legge di bilancio per il 2019, che dovrà essere approvata al più tardi domani, per scongiurare il ricorso all’esercizio provvisorio di bilancio.

Stanotte, poco dopo le 3, la Commissione Bilancio della Camera ha approvato il provvedimento senza modifiche rispetto al testo licenziato dal Senato, tra le accesissime proteste dei membri dell’opposizione, inviperiti per non aver avuto il modo non solo di discutere e votare il testo (erano stati presentati circa 350 emendamenti)  ma in buona sostanza neppure di esaminarlo. Ma – com’era ampiamente previsto – nonostante la bagarre la legge di bilancio è comunque passata  con i voti della maggioranza M5s-Lega ed è sbarcata in Aula intorno alle 9.30 di oggi, venerdi 28 dicembre.

Il via libera finale è atteso per domani, sabato 29: numeri alla mano, l’esito del voto (sul quale verrà posta la questione di fiducia) è infatti scontato, anche se  l’opposizione appare intenzionata a prolungare lo scontro sulla manovra anche dopo il voto di domani.  “Oggi con i senatori del mio gruppo firmiamo e depositiamo il ricorso alla Consulta contro una legge di Bilancio approvata fuori dall’ordinario percorso parlamentare, senza che Commissioni (a partire da quella sul Bilancio) e Aula abbiano potuto anche solo toccare il testo” ha scritto in una nota , Matteo Richetti (Pd). “Un fatto grave, nella forma e nella sostanza. Una legge che dimentica i giovani, punisce i pensionati, abbandona le imprese. E aumenta le tasse per il volontariato e chi fa del bene. A favore di condoni e di chi prova a raggirare il prossimo”.

Ben diversa, ovviamente, la lettura del provvedimento da parte della maggioranza, sintetizzata dal ministro dell’Economia Giovanni Tria (nella foto), audito nella serata di ieri dalla Commissione Bilancio: con la nuova versione della manovra (completamente riscritta, rispetto al testo approvato in Senato, per effetto dei rilievi avanzati da Bruxelles, NdR),  è stato “raggiunto il miglior risultato possibile sia dal punto di vista economico-finanziario che politico, un risultato che conferma gli obiettivi fondamentali di riforma del governo e li conduce dentro un livello di indebitamento netto più contenuto di quello preventivato. Ciò ci consentirà di ricondurre lo spread verso livelli più vicini ai fondamentali dell’Italia” e “soprattutto di ridare fiducia ai consumatori, agli investitori e ai mercati”.

Riprooniamo, qui di seguito, la sintesi delle misure più significative per la sanità e, in particolare, per il mondo del farmaco. La prima è la conferma dell’entità del Fondo sanitario nazionale, fissato a 114,439 miliardi di euro, che aumenteranno rispettivamente di 2 nel 2020 e 1,5 miliardi nel 2012. Gli incerementi, però,  sono vincolati alla stipula, entro il 31 marzo 2019, del nuovo Patto per la salute tra Governo e Regioni.

Le misura di più diretto interesse per le farmacie restano quelle in materia di sconto per le farmacie a minor reddito, apportate a modifica della disposizioni della legge 662/1996. Riepilogando, la nuova legge di bilancio definisce farmacie a basso fatturato quelle con un fatturato annuo in regime di Ssn al netto dell’Iva inferiore a euro 150.000 (contro i 300mila euro attuali). Per queste è prevista sia l’esenzione dagli sconti a beneficio del Ssn ex legge 662/1996 (proporzionali al prezzo del farmaco) che l’esenzione dall’ulteriore sconto pari al 2,25% di cui all’art. 15, comma 2, del decreto legge 95/2012. Le farmacie con fatturato tra i 150mila e i 300mila godranno della riduzione dello sconto in misura del 60%, già prevista dalla normativa vigente.

Il calcolo del fatturato annuo, ai sensi delle nuove norme,  va effettuato comprendendo:  il fatturato per i farmaci ceduti in regime di Ssn; la remunerazione del servizio di distribuzione per conto; il fatturato delle prestazioni di assistenza integrativa e protesica erogati in regime di Ssn e Ssr e le quote di partecipazione alla spesa a carico dell’assistito. Sono invece escluse dal calcolo del fatturato: l’iva, le trattenute convenzionali e di legge, gli importi trattenuti a titolo di sconto sul prezzo del farmaco nel determinare le somme da rimborsare alle farmacie convenzionate, la quota a carico dei cittadini ai sensi della legge 405/2001 e la remunerazione di ulteriori prestazioni per i servizi erogati dalle farmacie ai sensi della legge 153/2009.

Gli oneri sono calcolati in 4 milioni di euro (che troveranno capienza nelle quote vincolate del Fsn per la realizzazione di specifici obiettivi e sulla base di progetti elaborati dalle Regioni  e la misura, oltre a sostenere i piccoli presidi a basso fatturato, in particolare quelli operanti nei comuni più piccoli, sotto i mille abitanti, dove spesso rappresentano non solo l’unico servizio pubblico na anche l’unico segno della presenza dello Stato, si propone anche di annullare le sperequazioni in materia di  agevolazioni alle farmacie con fatturato annuo Ssn inferiore ai 300 milioni di euro,  garantendone l’applicazione uniforme  su tutto il territorio nazionale.
Nei commi 294-295  la nuova legge detta nuove norme  anche in materia di negoziazione dei prezzi farmaci a carico del Ssn, introducendo nuovi criteri e modalità per l’Aifa, che saranno definiti e assunti entro il 15 marzo 2019 con decreto del ministro della Salute, di concerto con il Mef e sentita la Conferenza Stato-Regioni. Tra le previsioni, quella di consentire all’Agenzia regolatoria nazionale, a partire dal 2019, di riavviare prima della scadenza dell’accordo le procedure negoziali con l’azienda farmaceutica titolare di Aic del farmaco oggetto di determinazione del prezzo, per riconsiderare le condizioni dell’accordo già vigente nel caso in cui intervengano variazioni di mercato dello prezzo del medicinale stesso, tali da far prevedere un incremento del suo livello di utilizzo o configurarne un rapporto costo-terapia sfavorevole rispetto alle alternative presenti nel prontuario farmaceutico nazionale.

Un ampio capitolo è dedicato alle misure sulla governance e sul payback farmaceutico, riscritte rispetto a quelle contenute nel testo approvato alla Camera. Per l’anno 2019, entro il 31 luglio, e per gli anni successivi entro il 30 aprile dell’anno seguente a quello di riferimento, l’Aifa determina l’ammontare complessivo della spesa farmaceutica nell’anno di riferimento per acquisti diretti, mediante la rilevazione nell’anno solare del fatturato, al lordo dell’Iva, delle aziende farmaceutiche titolari di Aic riferito a tutti i codici dei medicinali di fascia A e H per acquisti diretti, a esclusione dei codici relativi a vaccini, farmaci innovativi e innovativi oncologici. Per monitorare l’andamento annuale della spesa farmaceutica, l’Aifa si avvarrà delle fatture elettroniche emesse nell’anno solare di riferimento.

Si dovrà inoltre tenere separato conto dell’incidenza della spesa per acquisti diretti dei gas medicinali: dal 1 gennaio 2019, per il monitoraggio dei tetti di spesa farmaceutica, viene infatti fissato un tetto pari allo 0,20% relativo alla spesa per acquisti diretti di gas medicinali. Per conseguenza, il tetto per gli altri acquisti diretti scende al 6,69%. Le aziende titolari di Aic dovranno ripianare il 50% dell’eventuale sfondamento di ogni tetto della spesa farmaceutica per acquisti diretti. Il ripiano verrà effettuato da ciascuna azienda,  in proporzione alla rispettiva quota di mercato di ciascuna azienda farmaceutica, e vale anche qui il rimborso distinto per gli acquisti diretti di gas medicinali rispetto agli altri acquisti diretti.
Il restante 50% dei superamenti dei tetti a livello nazionale è a carico delle sole Regioni andate oltre il tetto di spesa, in misura proporzionale al proprio superamentio. L’Aifa determina la quota del ripiano attribuita a ogni azienda, ripartita per ciascuna Regione secondo il criterio pro capite. Il ripiano va effettuato tramite versamenti a favore delle Regioni, da eseguire entro 30 giorni dalla comunicazione. Entro 60 giorni dalla scadenza del termine di pagamento, le Regioni comunicano all’Aifa l’eventuale mancato versamento. Nel caso in cui le aziende non adempiano agli obblighi di ripiano, i debiti per acquisti diretti delle Regioni, anche per il tramite degli enti del Ssn, nei confronti delle aziende farmaceutiche inadempienti sono compensati fino a concorrenza dell’intero ammontare.

La legge si occupa anche del pregresso: per il ripiano del payback per gli anni dal 2013 al 2015, e per il 2016, nonché per il 2017 per la spesa per acquisti diretti, nel caso in cui al 15 febbraio 2019 il Mef, mediante l’apposito Fondo, nonché le Regioni che non siano rientrate delle risorse finanziarie connesse alla procedura di ripiano, ogni tetto di spesa farmaceutica per acquisti diretti e il tetto di spesa per la farmaceutica convenzionata sono parametrati al livello del fabbisogno sanitario nazionale standard previsto per il 2018, fino al recupero integrale delle risorse, accertato con determinazione dell’Aifa.
Per quanto riguarda i fondi per i farmaci innovativi, l’eventuale eccedenza della spesa rispetto alla dotazione di uno o di entrambi verrà ripianata da ciascuna azienda titolare di Aic in proporzione alla rispettiva quota di mercato.