Manovra, emendamento M5S: “Abolire l’Enpaf”. La reazione dell’Ente

Roma, 19 novembre – L’iniziativa, per quanto discutibile sotto molti aspetti, va segnalata: un emendamento alla Legge di bilancio di un deputato del Movimento 5 stelle, Matteo Dall’Osso, membro della Commissione Lavoro alla sua seconda legislatura,  propone l’abolizione dell’Ente previdenziale dei farmacisti a partire dal 1 gennaio 2019.

Una richiesta piuttosto laconica,  non accompagnata dalle pur necessarie indicazioni relative alla sua copertura economica e peraltro incongrua nelle sue modalità tecniche: la proposta emendativa è infatti presentata ad integrazione di un articolo  (il n. 26) dedicato a una materia del tutto estranea alla materia previdenziale (si occupa infatti di incentivi per il contratto di apprendistato). Di più: l’emendamento Dall’Osso propone di aggiungere all’art. 26, composto da un unico comma, un comma ter.
Limiti di merito e di metodo che rendono a dir poco problematica l’ammissibilità della proposta emendativa, della quella si occuperà ora la Commissione Bilancio nel consueto esame degli emendamenti presentati. Ed è a questi limiti che fa riferimento la pronta reazione dell’Enpaf, affidata a un comunicato del presidente Emilio Croce, che ha buon gioco nell’evidenziare le contraddizioni dell’iniziativa del parlamentare pentastellato.

“Con ogni probabilità si tratta di una provocazione” osserva Croce, che ricorda come Dall’Osso non sia nuovo ad approcci singolari nei confronti dellEnpaf: “In passato si era spinto a defnire la contribuzione previdenziale versata all’ente una ‘tangente?, salvo poi correggere il termine, in una sua mozione, in ‘obolo’, a seguito di un suggerimento del Servizio ispettivo della Camera.  Un precedente indicativo” spiega Croce ” dell’approccio a dir poco pregiudiziale che il parlamentare riserva all’istituto di previdenza dei farmacisti, che opera nel pieno rispetto delle leggi e si segnala da anni per l’oculatezza, la trasparenze e il rigore della sua gestione”.

“In assenza di ogni conderazione e/o spiegazione su quisquilie come chi – in caso di abolizione dell’Enpaf – pagherebbe le pensioni ai farmacisti” continua il presidente della cassa di categoria “chi incasserebbe invece i contributi versati e che  fine farebbero il patrimonio dell’Ente e il personale che lavora al suo interno, è evidente cje lìintento dell’on. Dall’Osso – a meno che egli non persegua l’ideale dell’anarchia più assoluta – è quello di lanciare un qualche segnale, ancorchè in maniera irrituale e forse non detutto rispettosa bella dignità dell’istituzione della quale egli si trova ad essere un rappresentante pro-tempore”.

“Se così è, non abbiamo nessun problema a raccoglierlo, quel segnale” conclude Croce “rendendoci disponbili a incontrare, anche domani, l’on. Dall’Osso: potrà così esporci concretamente le sue considerazioni e i suoi suggerimenti sulla preovdeinza della nostra categoria e spiegarci i motivi per i quali, con evidente sprezzo della realtà dei fatti, egli la ritenga avulsa dal contensto previdenziale di tutte le altre professioni”.