Manovra, emendamento 5S su società di capitale, il 51% ai farmacisti

Roma, 5 dicembre –  Quello di “temperare” il peso delle società di capitale, dopo che la legge sulla concorrenza approvata nell’agosto del 2017 ha consentito il loro ingresso nella proprietà delle farmacie, era uno degli impegni pubblicamente assunti in questi mesi dal M5S, accolto in verità con un certo scetticismo nella filiera del farmaco.

Un colpo in questa direzione, destinato a diventare terreno di scontro tra opposti interessi, è stato invece battuto con forza da un subemendamento alla Legge di bilancio a firma di Giorgio Trizzino (nella foto), deputato pentastellato, medico e direttore sanitario dell’ospedale Civico di Palermo, balzato agli onori delle cronache nello scorso mese di agosto per una pubblica sortita su Facebook (in controtendenza con le posizioni del Movimento) a favore dell’obbligo delle vaccinazioni.

Il subemendamento di Trizzino, volto a far prevalere e a tutelare il profilo professionale delle società proprietarie di farmacia,  prevede che siano obbligatoriamente farmacisti iscritti all’albo i soci rappresentanti almeno il 51 per cento del capitale sociale. La mancanza di questo requisito, si legge nel subemendamento, “costituisce causa di scioglimento della società, salvo che la società non abbia provveduto a ristabilire la prevalenza dei soci farmacisti professionisti nel termine perentorio di sei mesi. In caso d’intervenuto scioglimento della società, l’Autorità competente revoca l’autorizzazione all’esercizio di ogni farmacia di cui la società sia titolare”.

La proposta correttiva di Trizzino si preoccupa anche di  prevedere, per le società già costituite alla data di entrata in vigore della Legge di bilancio, l’obbligo di “adeguarsi entro e non oltre 36 mesi dall’entrata in vigore della medesima legge”.

La notizia del submendamento ha suscitato l’immediata reazione di Hippocrates Holding, Admenta Italia-LloydsFarmacia e Dr. Max, società di capitale operanti nel retail farmaceutico. Con una lettera aperta indirizzata al premier Giuseppe Conte e ai due vice Matteo Salvini e Luigi Di Maio, le tre società hanno infatti lanciato un preoccupato allarme sulle gravi conseguenze che, a loro giudizio, potrebberso scaturire in caso di approvazione della misura proposta da Trizzino, prima tra tutte la perdita di 1.500 posti di lavoro nelle farmacie.

I firmatari della lettera (Davide Tavaniello e Rodolfo Guarino per Hippocrates, Domenico Laporta per Admenta-LloydsFarmacia e Paolo Venturi per Dr. Max) spiegano che la misura proposta dal deputato M5S “costituirebbe un passo indietro fondamentale rispetto all’evoluzione del settore delle libere farmacie creando al contempo una grave incertezza del quadro normativo tale da minare la capacità di stimolare e attrarre investimenti anche in altri settori”.

“Il subemendamento  – continua la lettera aperta, rilanciata da un ampio comunicato dell’agenzia askanews  – va infatti in direzione opposta rispetto a un trend che, come già successo a livello globale, vede le farmacie evolversi ed arricchirsi (in termini di offerta, di servizi aggiuntivi, di fruibilità e di accesso digitalizzato) sotto la gestione di soggetti specializzati capaci di investire e valorizzare le professionalità che offre il settore al fine di garantire migliori servizi e facilità di accesso ai cittadini, e di raccogliere le nuove sfide proposte dalla stessa Amministrazione Pubblica (si pensi al Piano nazionale della Cronicità) e rispondere a queste in senso fattuale e concreto”.

“Realtà come le nostre, società italiane e multinazionali, hanno deciso di investire sul tessuto produttivo nazionale creando e mantenendo migliaia di posti di lavoro, e hanno già messo in campo grandi impegni e forti investimenti, palesemente non tenuti in considerazione dal subemendamento suddetto” continuano i  rappresentanti delle tre società firmatarie della lettera. “Sono oltre 300 le farmacie che rischiano di non essere più sostenute da una società a seguito di questo provvedimento, oltre 1.500 i posti di lavoro che sarebbero in grande rischio, e ammontante a circa 500 milioni di euro il fatturato aggregato delle aziende del settore che andrebbe irrimediabilmente a contrarsi, con gravi effetti anche sulla contribuzione all’erario”.