Manovra, sul calcolo del fatturato Ssn dubbi e preoccupazioni

Roma, 12 dicembre – L’emendamento alla Legge di bilancio che prevede nuove regole per il computo del fatturato Ssn delle farmacie al fine del riconoscimento di agevolazioni sugli sconti dovuti al Servizio sanitario non solo hanno sollevato molti e fieri dubbi all’interno della categoria, ma sono anche oggetto di attenzione da parte del Servizio del Bilancio del Senato, l’organismo che svolge attività di supporto informativo per l’attività della 5a Commissione verificando la quantificazione degli oneri connessi ai testi legislativi in esame e che  – ottemperando al suo ruolo di controllo – ha effettuato la consueta, puntigliosa lettura analitica del testo del provvedimento, alla ricerca di criticità e incongruenze.

Una di queste sembrerebbe riguardare appunto le disposizioni in materia di sconto per le farmacie, contenute nei commi 292 e 293 della manovra che – in buona sostanza – stabiliscono che dal 1° gennaio 2019 devono essere compresi nel calcolo del fatturato Ssn Dpc, integrativa e ticket, mentre restano fuori iva, sconti Ssn e la compartecipazione dovuta dai cittadini per i differenziali di prezzo equivalenti-branded.
Il Servizio del  Bilancio di Palazzo Madama  spiega che “sarebbe auspicabile una conferma indipendente del valore di fatturato totale delle farmacie in questione pari a 160 milioni di euro, indicato dalla relazione tecnica come proveniente da Federfarma. Su tale valore andrebbero poi acquisiti dati storici su un arco temporale più ampio in modo da avere conferme sulla sua stabilità e comunque da escludere una tendenza alla crescita”.

Il Servizio del Bilancio osserva, in dettaglio,  che “la relazione tecnica afferma che l’intervento di esenzione dallo sconto per le farmacie con fatturato annuo non superiore a 150.000 euro determinerà un onere per il Ssn che fonti Federfarma stimano pari a 4 milioni di euro annui. Dalle citate fonti Federfarma si tratta di circa 1.566 farmacie sul territorio nazionale, che nel totale fatturano circa 160 milioni”, per una trattenuta di sconto media che si assume del 2,5%, anche se la stessa relazione tecnica “non fornisce tutti i dati necessari per verificare la quantificazione. Tuttavia poiché le norme vigenti prevedono varie percentuali di trattenute in base a fasce di prezzo del farmaco, non è possibile verificare il dato medio senza scomporre il fatturato nelle singole fasce di prezzo dei farmaci. Peraltro” scrive ancora il Servizio Bilancio “anche su questo aspetto andrebbe acquisita conferma sulla stabilità delle vendite per fasce di prezzo o comunque andrebbe esclusa una tendenza alla crescita delle vendite per i farmaci più costosi per i quali le trattenute sono più alte“.
Il Servizio del Bilancio osserva anche che una volta attuata ed entrata a regime, la nuova modalità di calcolo del fatturato  “garantisce stabilita finanziaria per il Ssn. Infatti, l’intervento legislativo è volto a unificare le difformi posizioni assunte sull’argomento dalle diverse Regioni in materia di composizione del fatturato delle farmacie, e potrebbe comportare risparmi per il Ssn, prudenzialmente non quantificati, in quanto impedirà, in futuro, alle farmacie di adottare comportamenti non conformi con la nuova normativa”.

I dubbi e i rilievi espressi dal Servizio Bilancio del Senato si aggiungono alle preoccupazioni emerse nei giorni scorsi all’interno delle organizzazioni delle farmacie, intensificatesi dopo  le stime effettuate da Federfarma Lombardia sugli effetti che l’eventuale entrata in vigore delle nuove norme produrrebbe sulle farmacie della Regione.

Le  nuove modalità di calcolo del fatturato, secondo il sindacato presieduto da Annarosa Racca, produrrebbero infatti notevoli danni: con  le nuove regole circa 250 farmacie rurali e a basso fatturato rischierebbero seriamente di superare le soglie di legge (300mila e 450mila euro annui), perdendo quindi gli sconti agevolati. Molto più ridotta la platea di chi invece ci guadagnarebbe, ovvero le farmacie con fatturato sotto i 150mila euro che usufruirebbero dell’abolizione dello sconto ridotto dell’1,5%: secondo i calcoli di Federfarma Lombardia, nella Regione non sarebbero più di 150 esercizi, metà dei quali di nuova istituzione e quindi esposti al rischio di perdere il beneficio con la prevedibile, fisiologica crescita dell’attività e del fatturato.

Alla luce di questi dati, la stessa Federfarma Lombardia ha lanciato un allarme rosso, chiedendo ai vertici nazionali del sindacato una discussione sul tema nella prossima assemblea nazionale, in programma il 13 dicembre, e la convocazione urgente di un’assemblea del Sunifar. Esplicita la sollecitazione del sindacato dei titolari lombardi: bisogna intervenire tempestivamente nel passaggio della manovra in Senato, al fine di riscrivere la norma sul calcolo del fatturato Ssn delle farmacie.

Dal vertice nazionale del sindacato arrivano rassicurazioni al riguardo, che passano in primo luogo da una netta presa di distanza dalla misura sul ricalcolo dei fatturati, ritenuta da qualcuno frutto anche, se non proprio di un impegno diretto, della benevola considerazione della sigla delle farmacie private. Voce che però viene ora destituita di ogni fondamento.
“Smentisco categoricamente che l’emendamento in questione sia stato concordato o addirittura voluto dalla Federazione e dal Sunifar, come invece hanno lasciato intendere alcune voci” afferma infati sul notiziario ufficiale di Federfarma Filodiretto la presidente del Sunifar Silvia Pagliacci.C’è di vero che il ministero, sollecitato dalle Regioni, ci ha anticipato la volontà di uniformare il calcolo del fatturato avendo ormai anche a che fare con una serie di contenziosi”.

“La contrarietà di Federfarma rispetto all’emendamento” continua Pagliacci “è confermata da un documento che la Federazione ha inviato al ministero con tutta una serie di richieste che tendono ad evitare che vegano meno parte dei benefici goduti quest’anno per effetto dell’aumento dei tetti di fatturato. I contenuti della nota di Federfarma verranno portati a conoscenza dell’Assemblea nazionale di giovedì (domani, NdR)”.

“A fronte di questo stiamo comunque ragionando sui numeri che Promofarma sta elaborando e sull’incidenza che i fatturati dell’integrativa possono avere” aggiunge Pagliacci. “Promofarma stessa ha sottolineato come non sia un calcolo semplice, dal momento che queste voci sono calcolate in maniera differente in ogni Regione e addirittura in ogni provincia.  In ogni caso, deve essere riconosciuto che, per la prima volta, c’è stata un’inversione di tendenza: è stato infatti annullato uno sconto per le farmacie più deboli”.