Medicina, abolizione numero chiuso, Governo corregge: Sarà graduale

Roma, 17 ottobre – “Si abolisce il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, permettendo così a tutti di poter accedere agli studi”: questa la frase, contenuta nel comunicato stampa ufficiale n. 23  del Consiglio dei Ministri sulle novità introdotte nella legge di Bilancio, approvata il 15 ottobre insieme al decreto  fiscale. Un’affermazine  che – oltre a destare un generalizzato stupore e molte reazioni preoccupate e  in molti casi polemiche – ha rischiato di sollevare un caso anche all’interno dello stesso governo.

Nelle loro reazioni a caldo, infatti,  i titolari dei due dicasteri direttamente interessati alla materia, Giulia Grillo della Salute e Marco Bussetti dell’Istruzione, avrebbero dichiarato di non saperne nulla, salvo poi mitigare il loro comprensibile sconcerto in un comunicato stampa congiunto nel quale informano di avere chiesto, in sede di Consiglio dei Ministri, “di aumentare sia gli accessi sia i contratti delle borse di studio per Medicina. È un auspicio condiviso da tutte le forze di maggioranza che il Governo intende onorare. Si tratta chiaramente di un percorso da iniziare già quest’anno per gradi“.

Nessuna abolizione del numero chiuso in vista, insomma, ma semmai un graduale “aumento degli accessi”. Correzione di rotta subito confermata dalla stessa Presidenza del Consiglio dei Ministri, con un nuovo comunicato dove si precisa che il superamento del numero chiuso per l’accesso alla facoltà di Medicina è “un obiettivo politico di medio periodo per il quale si avvierà un confronto tecnico con i Ministeri competenti e la CRUI, che potrà prevedere un percorso graduale di aumento dei posti disponibili, fino al superamento del numero chiuso”.

La ministra Grillo ha poi precisato che quello del numero chiuso è un tema che va affrontato  “con grande responsabilità”, affermando di ritenere  “non brevissimi”  i tempi necessari per arrivare alla sua abolizione. “C’è l’idea di superare il metodo attuale, che non è assolutamente meritocratico perché non seleziona i migliori, ma solo chi ha più memoria” ha detto la titolare della Salute.  “Ma se togliere definitivamente adesso il numero chiuso oppure andare progressivamente verso una sua eliminazione ancora non possiamo dirlo, perché dobbiamo confrontarci con il Miur”.

Posizione improntata alla cautela, quella di Grillo, decisamente diversa da quella del ministro dell’Interno Matteo Salvini, che sull’argomento è invece decisamente lapidario, come spesso gli accade: “Sono da sempre contrario al numero chiuso nelle facoltà scientifiche” ha tagliato corto il segretario della Lega e vicepremier del ‘governo del cambiamento’. “C’è bisogno di ingegneri e medici».

Il superamento del numero chiuso continua in ogn caso a rimanere uno dei temi caldi del dibattito in sanità, come attesta il vivace dibattitto delle scorse settimane, con lo scontro tra posizioni diametralmente opposte. Alle richieste di abolizione degli studenti, stanchi di doversi giocare il futuro su 60 domande a risposta multipla che a loro giudizio (condiviso da molti, a partire dalla ministra della Salute) non rispondono a criteri meritocratici e in più lasciano troppo spazio a irregolarità che poi generano valanghe di paralizzanti ricorsi, si oppongono infatti le ragioni di chi ritiene invece che spalancare le porte della facoltà sarebbe una insostenibile follia.

Nella stessa comunità medica c’è chi, come la Fnomceo, si dichiara disposta a discuterne, a condizione però di “risolvere in via prioritaria la questione della formazione post-laurea”. Posizione subito ribadita dopo il primo annuncio del Governo (poi corretto) relativo all’abolizione, con la immediata  richiesta di chiarimenti, atteso che eliminare il filtro di ingresso a Medicina “sic et simpliciter, appare una misura che rischia di penalizzare fortemente i giovani, illudendoli e infrangendo poi le loro speranze contro la parete di cristallo dell’incapacità dello Stato di programmare”. Il problema dell’imbuto formativo, derivante dal numero insufficiente di borse per le scuole di specializzazione e i corsi di formazione in medicina generale rispetto al numero dei laureati, spiega la Fnomceo nella sua nota, non è problema che possa essere risolto in un giorno Se non si scioglie preliminarmente questa questione, si domanda il presidente della Fnomceo, a chi giova “sfornare migliaia di medici laureati ma ancora privi di tutte quelle competenze necessarie a entrare a pieno titolo nel nostro Servizio sanitario nazionale e lasciarli poi intrappolati in un limbo dal quale sempre più difficilmente potranno affrancarsi?”

A rappresentare il fronte di chi, invece, è contrario ad abolire le restrizioni alle iscrizioni a Medicina è il rettore dell’università Sapienza di Roma Eugenio Gaudio, che definisce la misura “un arretramento gravissimo e un passo indietro di 30 anni”, che rischia di far “perdere il valore europeo della laurea in Medicina, perché sarà impossibile certificare la frequenza con un numero di iscritti cinque volte superiore a quello che le università possono formare bene. Come sistema universitario ribadiamo la disponibilità ad aumentare i posti per le facoltà di Medicina fino a 15mila in base alle esigenze del Ssn” afferma ancora Gaudio “ma una apertura indiscriminata porterebbe all’impossibilità di una formazione adeguata perché avremmo dei problemi organizzativi con le strutture, con le aule, con i docenti”.  Anche il rettore di quella che con i suoi 110mila iscritti (dato 2016) è l’università più grande d’europa evidenzia i problemi che seguirebbero a valle: “Oggi i posti per le scuole di specializzazione sono limitati a circa settemila; cosa accadrebbe se dalle facoltà uscissero 50 mila laureati in medicina? Come si potrebbero specializzare?”