Meini (Sifo): “Farmaci, dosi unitarie introdotte in ospedale nel 2015”

Roma, 5 novembre – Resta vivo il dibattito aperto dalla ministra della Salute Giulia Grillo nel corso di un’intervista radiofonica a una trasmissione di Rai Radio 2,  nel corso della quale aveva fatto formulato la proposta di introdurre meccanismi per correlare la dispensazione dei farmaci alle necessità della terapia prescritta, consegnando al paziente il numero di dosi che gli servono e non confezioni che, eccedendo il quantitativo necessario, finiscono inevitabilmente per generare sprechi.

Un utile contributo di discussione sul tema, almeno per i suoi riflessi in ambito ospedaliero,  arriva da un articolo di Barbara Meini, caporedattore del Bollettino Sifo, sull’ultimo numero della pubblicazione della Società dei farmacisti ospedalieri, da qualche giorno on line.  Meini ricorda in primo luogo che la titolare della Salute si era gia occupata della questione nella passata legislatura, quando – proprio con un emendamento a sua prima firma – la dose unitaria dei farmaci era stata inserita nella Legge di stabilità 2015, sia pure con riferimento agli  ospedali.

“Al tempo” scrive Meini “erano già presenti in alcuni ospedali italiani armadi automatizzati che permettono di controllare i livelli di scorta, segnalare la data di scadenza, gestire la terapia non somministrata, determinare in tempo reale la scorta e quindi gestire il riordino, garantire la completa tracciabilità tramite barcode”.

“Purtroppo sembra che nessuno si sia accorto della Legge di stabilità 2015 con cui era stato dato il via alla ‘rivoluzione della dose unica del farmaco’ negli ospedali”  osserva ancora Meini. “A distanza di qualche anno lo scenario di questa implementazione appare pressoché inalterato”.

La responsabile del Bollettino Sifo sembra attribuire questo stato sostanzialmente inerziale ad antichi vizi e attitudini: “In generale, l’introduzione delle innovazioni tecnologiche nei nostri ospedali è sempre estremamente difficile, ovvero lunga e tormentata, nella migliore delle ipotesi” scrive infatti Meini. “In periodi di ristrettezze economiche, l’atteggiamento, in particolare nelle Aziende sanitarie locali, appare sempre restrittivo nell’acquisizione dell’innovazione tecnologica a supporto dell’appropriatezza, tracciabilità, riduzione del rischio clinico”.

Insomma, sembra essere ancora radicato il convincimento che alle vie nuove è sempre e comunque meglio preferire quelle conosciute e già battute, come peraltro attesta un esempio portato da Meini:  “Gli studi di fattibilità locale e le analisi di Hta rimangono spesso accantonati nei cassetti delle Direzioni e non disponibili ai professionisti potenzialmente interessati” scrive la caporedattrice del Bollettino Sifo. Che entra quindi nel merito della questione sollevata dalla ministra, per ricordare un’evidenza importante: “Dall’analisi dei dati di letteratura si ricava che la distribuzione dei farmaci in dose unitaria è tra i sistemi da adottare al fine di ridurre gli errori di terapia” scrive infatti Meini “insieme ai sistemi di prescrizione informatizzata e alla partecipazione attiva del farmacista clinico alla gestione della terapia”.

Da qui la chiusura delle sue considerazioni e del suo articolo con una proposta: “Sifo potrebbe lanciare un sondaggio per mappare la situazione dell’implementazione della dose unitaria negli ospedali italiani”  conclude Meini “che potrebbe essere la base di una progettualità condivisa con gli stakeholder da proporre all’attuale Ministro sul tema”.