Mnlf, centinaia le lettere inviate a Di Maio per sollecitare il Ccnl

Roma, 1 febbraio – Sarebbero già centinaia le lettere che i farmacisti dipendenti, aderendo all’iniziativa lanciata dal Mnlf nello scorso mese di dicembre, hanno inviato al ministro del Lavoro Luigi Di Maio (nella foto)  sollecitandone l’intervento per sbloccare le trattative per il rinnovo del contratto di lavoro dei dipendenti di farmacia privata.

Ne dà notizia lo stesso Movimento presieduto da Vincenzo Devito, con una nota alla stampa diffusa ieri, data in cui ricorreva il sesto anno dal mancato rinnovo del Ccnl, in assenza – scrive Mnlf – di segnali concreti della soluzione della vertenza.

“Sei anni in cui il potere d’acquisto dei farmacisti dipendenti si è inesorabilmente ridotto” si legge nel comunicato. “Se il Paese sta entrando inesorabilmente in recessione e non si vedono segnale di ripresa come tutti gli indicatori segnalano, questo è dovuto anche ad alcuni comportamenti di chiusura come quello dei titolari di farmacia che, malgrado i fatturati abbiano risentito in questi anni solo marginalmente della crisi economica, non un solo euro di aumento hanno inserito nella busta paga dei propri dipendenti”.
Mnlf rileva quindi che gli stipendi netti di tutti gli altri colleghi dei Paesi europei “sono ben superiori a quelli dei farmacisti italiani e difficilmente potranno aumentare i consumi interni se prevalgono le politiche improntate all’egoismo come quelle messe volontariamente in atto dal sindacato dei farmacisti titolari di farmacia”.
“A circa sei anni dalla scadenza del contratto con due rinnovi praticamente saltati non è più tollerabile alcun rinvio”  scrive Mnlf. “La professionalità va pagata e non sbandierata secondo convenienza. I farmacisti dipendenti sono coloro che sostengono di fatto il sistema distributivo del farmaco italiano, non riconoscere compensi adeguati significa mettere a rischio questo sistema”.
Per il Movimento dei liberi farmacisti, la pazienza dei dipendenti si è ormai esaurita e – conclude il comunicato chiamando in causa Federfarma –   “le conseguenze di questa situazione esplosiva sono completamente a carico della dirigenza del sindacato, che sino a oggi ha giocato sulla pelle dei propri dipendenti e delle loro famiglie”.