Mnlf: Numero chiuso ingiusto, anche la Francia torna indietro

Roma, 10 ottobre –  È singolare che, in materia di accesso all’università, la Federazione degli Ordini dei farmacisti, con il suo vicepresidente Luigi D’Ambrosio Lettieri, guardi a un modello – quello francese – da tempo ferocemente discusso e definito dagli stessi addetti ai lavori d’Oltralpe “assurdo”, ormai in procinto di essere radicalmente riformato perchè “inefficiente, ingiusto e obsoleto”, almeno secondo il giudizio dello stesso presidente Emmanuel Macron.
A sostenerlo è un comunicato diramato nella mattinata di oggi dal Movimento nazionale liberi farmacisti, da tempo impegnato in un serrato confronto con la Fofi, sostenitrice della necessità di introdurre anche nel nostro Paese un sistema di regolazione degli accessi, posizione rappresentata ufficialmente anche nel corso dell’audizione davanti alla Commissione Cultura della Camera dei Deputati nello scorso mese di febbraio e peraltro sancita appena qualche giorno prima dalla presentazione di una proposta di legge, firmata dal presidente federale Andrea Mandelli, volta appunto a introdurre a livello nazionale l’accesso programmato obbligatorio anche per i corsi di laurea in Farmacia e di Chimica e tecnologia farmaceutiche.
“La Francia vuole scaricare un modello che non funziona e l’Italia vuole adottarlo” sintetizza la nota Mnlf, ricordando i motivi della propria contrarietà alla posizione della Fofi: “Comporterebbe un costo enorme per le famiglie per supportare lo studio dei propri figli” scrivono i liberi farmacisti, nonchè “una grave frustrazione per i giovani che avranno perso uno o due anni della loro vita nel tentativo, fallito, di proseguire negli studi per prendere la laurea da loro desiderata e uno spreco di soldi pubblici per fare studiare inutilmente migliaia di giovani”.  E questo senza considerare che il numero chiuso ha portatoin Francia, così come in Italia, “a una drammatica mancanza di medici”.
“D’Ambrosio Lettieri ritiene che non siano informati coloro che dentro e fuori alla categoria dei farmacisti si oppone al numero chiuso” si legge ancora nel comunicato Mnlf. “La realtà, senza giri di parole è che s’intende spostare il numero chiuso dall’ingresso al primo anno, ma sempre di numero chiuso si parla”.
Una misura che, a giudizio di chi la sostiene, consentirebbe di “individuare più correttamente l’attitudine e la qualità degli studenti, facendo passare al secondo anno, nella quantità prefissata, i ‘migliori’, espellendo tutti gli altri (i meno ‘migliori’)”.  Un’argomentazione che però,  secondo Mnlf, è assolutamente confutabile: “La verità è che durante il primo anno è impossibile individuare quelli che saranno i laureati migliori rispetto a quelli che non si potranno laureare perché scartati. Di certo questa modalità di selezione è – come sperimentato per decenni in Francia –, oltre che inaffidabile, enormemente costosa, non solo in termini economici, per chi alla fine del primo anno non riuscirà a superare il blocco del numero contingentato di posti. E così la pensa anche l’Associazione nazionale docenti universitari”.
Se, come invita a fare D’Ambrosio Lettieri, bisogna essere informati sui fatti e attenersi a questi, è indubbiamente un fatto che vi sia chi insiste a puntare su “un modello che la stessa Francia dopo 40 anni intende abbandonare perché ingiusto”.  E la perseveranza con cui la Fofi chiede da tempo il contingentamento nazionale delle iscrizioni alla Facoltà di Farmacia, scrive Mnlf,  “non dissipa i sospetti, ma li conferma, di una ennesima difesa della ‘casta’, politica che del resto sta seguendo su molti altri fronti d’interesse della categoria”.
Nella proposta di numero chiuso (ancorchè differito di un anno), si nasconderebbe secondo i liberi farmacisti anche  “un’altro meccanismo ‘ambiguo’,  quello del ‘fabbisogno’ dei laureati in ogni singola disciplina sanitaria“. La nota Mnlf lo ricapitola in questo modo: “Il candidato a proseguire gli studi accede liberamente al primo anno, se consegue il numero di crediti sufficienti, accede al test, e se lo supera non è detto che possa proseguire gli studi perché i posti a concorso saranno stabiliti sì in base alla disponibilità di ogni singolo ateneo, ma anche rispetto al fabbisogno di laureati a livello nazionale. Fabbisogno che, come più volte affermato, è basato su un modello europeo che prevede tra i rilevatori anche gli Ordini professionali all’interno della decisione formulata dalla Conferenza Stato-Regioni”.

Proprio sul ruolo svolto dalla federazione professionale in queste rilevazioni, il Movimento nazionale liberi farmacisti afferma di aver più volte  chiesto chiarimenti, senza però ricevere risposta. “La difesa di casta si attua anche in queste scelte” commenta al riguardo la nota Mnlf, che allarga il discorso sul tema del fabbisgono di laureati ponendo una serie di questioni: “Quale sarebbe l’impatto per l’occupazione del farmacista italiano se la legislazione relativa alla dispensazione dei farmaci fosse riformata e consentito al farmacista che lavora negli esercizi di vicinato (parafarmacie) di cedere anche farmaci che necessitano di ricetta medica, ma pagati direttamente dai cittadini?” si chiede e chiede il Mnlf. “E quanti occupati avremmo se nei luoghi privati di degenza e cura dove sono utilizzati i farmaci fosse resa obbligatoria la presenza della figura professionale del farmacista? Potremmo ancora permetterci di parlare di fabbisogno pari a zero o al contrario, come crediamo, di un fabbisogno superiore all’attuale?”
“La richiesta di regolare attraverso un numero chiuso l’accesso al corso di laurea in farmacia è immotivata e strumentale a mantenere invariato l’attuale assetto legislativo”  conclude la nota dei liberi farmacisti, che attribuisce alla richiesta di numero chiuso anche “connotati classisti, perché è del tutto evidente che tra coloro che rimarrebbero fuori, ma con maggiori disponibilità economiche potrebbe scegliere di iscriversi ad altra università europea. Naturalmente a essere veramente esclusi sarebbero quelli con minore disponibilità economica”.
“In natura se il corso di un fiume è bloccato a valle da un ostacolo, sarà molto probabile che prima o poi esso esca dal suo alveo” è la considerazione che chiude il lungo comunicato. “Le esondazioni non avvengono mai per colpa del fiume, ma per ostacoli che artificialmente vengono posti a valle o lungo il suo percorso. Chiedere di fermare il fiume del sapere perché desidero mantenere quegli ostacoli è immorale”.