Nadef, via libera del Governo, impegno a rafforzare il Ssn

Roma, 1 ottobre – Il Consiglio dei ministri ha approvato la Nota di aggiornamento al Documento di  economia e finanza 2019 (in sigla  Nadef), che aggiorna i contenuti del Def, il documento presentato ad aprile  contenente le intenzioni di spesa e le previsioni di crescita e di indebitamento del governo, insieme alla descrizione sommaria delle principali misure che si intendono introdurre.

Nella Nadef – aperta da una presentazione del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri (nella foto) – il governo prevede che nel 2019 la crescita del Pil del Paese sia dello 0,1% (contro lo 0,2% preventivato nel Def di aprile), e che nel 2020 salga fino allo 0,6%. Per attuare la manovra economica per il 2020, la nota di aggiornamento al Def prevede interventi per circa 29 miliardi di euro, di cui 14,4 miliardi (lo 0,8% del Pil) che comprendono nuove entrate e riduzioni di spesa, e 7 miliardi di euro provenienti dalla lotta all’evasione. Verrà inoltre aumentato il deficit fino al 2,2% del Pil sia nel 2019 che nel 2020, rispetto a quello programmato dell’1,6%, e si stima una diminuzione all’1,8% nel 2021 e all’1,4% nel 2022.

La nota di aggiornamento aveva anche il problematico compito di trovare le coperture economiche per evitare l’aumento automatico dell’Iva, previsto per l’anno prossimo dalla famosa (o famigerata)  “clausola di salvaguardia”  contenuta nella scorsa legge finanziaria, nonché quelle per il taglio del cuneo fiscale e per la copertura degli aumenti di spesa per il reddito di cittadinanza e quota 100, le due più importanti misure approvate dal primo governo Conte.

Per quanto riguarda l’Iva, il governo ha deciso di aumentarla per i pagamenti in contanti e abbassarla invece per i pagamenti con carte di credito e bancomat, che sono tracciabili. Per il “cuneo fiscale” (la differenza tra quanto un’impresa spende per ogni lavoratore e quanto il lavoratore si trova in busta paga) l’obiettivo è quello di una riduzione dello 0,15% del Pil nel 2020, e dello 0,3% nel 2021 (percentuali che “valgono”  2,7 miliardi di euro nel 2020 e  5,4 miliardi nel 2021).

Ma i contenuti di maggiore interesse, per i nostri lettori, sono quelli dedicati alla sanità. Che partono da una premessa confortante. “Il Servizio sanitario nazionale” si legge infatti nel paragrafo dedicato alla sanità (pagg. 101)  “rappresenta un patrimonio da tutelare e rafforzare intervenendo anche per ridurre disuguaglianze crescenti. Occorre consolidare la natura universalistica del servizio sanitario nazionale e il ruolo cruciale della sanità pubblica nell’assicurare a tutti i cittadini il pieno diritto ad accedere ai migliori servizi per la salute”.
“La sostenibilità è la sfida che il Servizio sanitario nazionale dovrà affrontare nei prossimi anni” afferma ancora la Nadef “ossia la capacità di assicurare il mantenimento del principio di universalità del sistema, nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza (Lea) coniugando  allo stesso tempo equità, appropriatezza, qualità ed efficienza delle cure, governo dell’innovazione, salvaguardando gli equilibri economico-finanziari”.

Riconosciuto che il Ssn, pur avendo garantito un sostanziale universalismo, non ha adeguatamente risposto a importanti aspettative, prima tra tutte quella della riduzione delle disparità territoriali e delle disuguaglianze, la nota di aggiornamento elenca le sfide che il settoresanitario si troverà ad affrontare nei prossimi anni. Tra queste:
• attenuare le disuguaglianze presenti in termini di accesso ai servizi e di variabilità regionale degli stessi garantendo l’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza (LeaA) in modo uniforme su tutto il territorio nazionale;
• gestire l’invecchiamento della popolazione governando l’evoluzione della domanda in condizioni complesse e con più patologie;
• realizzare una migliore integrazione tra i sistemi sanitari, di assistenza sociale a sostegno dei processi di presa in cura;
• aumentare la promozione della salute e la prevenzione;
•prepararsi ai cambiamenti derivanti dal progresso scientifico e tecnologico rafforzando i processi di governo dell’innovazione;
• porsi in maniera trasversale su interventi di policy intersettoriale, con particolare riguardo alla sicurezza sul lavoro e ai risvolti sanitari delle grandi sfide ambientali e del cambiamento climatico.
Sempre nella direzione di una manutenzione evolutiva dell’attuale forma di governance, insiste la Nadef, “si rende inoltre necessaria una progressiva rivisitazione dell’attuale sistema di compartecipazione sulla base delle condizioni economiche reddituali, finalizzato a rendere il sistema più omogeneo ed equo. In particolare, tale fenomeno di discriminazione nell’accesso ai servizi è stato aggravato dall’introduzione del superticket.
Da ultimo, tenendo conto di quanto sarà previsto nel Patto per la Salute 2019-2021, da concordare con le Regioni, la nota assicura la prosecuzione dei “processi di assunzione e stabilizzazione del personale anche attraverso l’utilizzazione delle graduatorie in corso di validità per coprire le carenze di personale maturate in questi anni”.
Per quanto riguarda le previsioni di spesa per la sanità nei prossimi anni (ed è il caso di precisare che, appunto, si tratta di previsioni), la nota di aggiornamento corregge sia pure di poco alcune delle cifre del Def presentato dall’allora ministro Giovanni Tria ad aprile. La spesa per il 2019 è indicata in 118.560, ovvero quasi 500 milioni in più rispetto ai 118.061 inizialmente previsti. Analoghe le previsioni per il 2020, 2021 e 2022, con previsioni di leggero incremento pari rispettivamente a643 milioni, 645 milioni e 644 milioni. Previsioni stabili invece per l’incidenza della spesa sanitariasul Pil, con la conferma dei dati del Def per il triennio 2019-2021 e unA lievissima crescita (dal 6,4% della stima precedente al 6,55%)  prevista per il 2022.