Sgominate due gang, riciclavano farmaci rubati in dieci Regioni

Roma, 25 gennaio – Associazione per delinquere finalizzata al furto di farmaci, alla truffa ai danni di privati ed enti pubblici, ricettazione, falsificazione, riciclaggio di specialità medicinali e autoriciclaggio: queste le pesantissime accuse che i Carabinieri del Nas di Milano, dopo una lunga e imponente operazione (denominata “Partenope”) condotta nelle province di Milano, Brescia, Bologna, Napoli, Piacenza, Reggio Emilia, Roma, Firenze, Taranto e Novara, ha portato ieri i militari dell’arma del Nucleo salute a dare esecuzione di misure cautelari, disposte dal Tribunale del capoluogo lombardo, nei confronti di 11 soggetti, 5 dei quali condotti in carcere e 6 agli arresti domiciliari.

Ne dà notizia un comunicato degli stessi Nas,  precisando che nel corso dell’operazione è stato disposto anche il sequestro preventivo di una società gerente una farmacia e un deposito per il commercio all’ingrosso di medicinali e sono state effettuate 30 perquisizioni locali nei confronti di altrettanti soggetti, coinvolti a vario titolo nelle attività investigative.

Le indagini, avviate nell’autunno 2017, hanno consentito di effettuare già 10 sequestri di farmaci e dispositivi medici presso depositi all’ingrosso e farmacie nelle province di Milano, Genova, Padova, Matera, Napoli, ma soprattutto di individuare e neutralizzare due distinte organizzazioni criminali. La prima, operante a Milano e nell’hinterland, ma anche in Emilia Romagna, era dedita al furto di farmaci, poi ricettati e riciclati nel circuito commerciale lecito, utilizzando società di comodo e la collusione di altro distributore che provvedeva alla consegna ad altri grossisti farmaceutici o farmacie per la successiva dispensazione al pubblico, su tutto il territorio della Regione Lombardia. Secondo quanto riferisce la stampa d’informazione, aggiungendo dettagli alla nota dei Nas, i medicinali venivano fatti sparire simulando furti di merce, con la connivenza di una dirigente della società e di un magazziniere. I medicinali rubati venivano quindi ritirati da un imprenditore del Bresciano, che poi li spediva con corriere espresso, con falsa documentazione di accompagnamento,  ad altri grossiti e farmacie del Nord Italia.

La seconda, invece, molto più strutturata e articolata in 10 diverse province, grazie alle complicità di alcune case farmaceutiche o distributori all’ingrosso di specialità medicinali (per lo più antinfiammatori, antipiretici), acquistav o grossi quantitativi di specialità medicinali destinate a strutture ospedaliere rivendendole invece, successivamente, al pubblico a prezzi maggiorati. L’organizzazione criminale –  che secondo quanto riferiscono agenzie e fonti di stampa aveva il suo fulcro in due farmacisti napoletani, padre e figlio, con due esercizi a Napoli ed Ercolano e altre farmacie e un deposito a Firenze –  falsificava infatti  i relativi bollini farmaceutici, realizzati dall’Istituto Poligrafico della Zecca dello Stato, al fine di dissimularne l’originaria destinazione esclusiva verso le strutture ospedaliere, riciclandoli così per la successiva vendita nelle farmacie del territorio, per la finale dispensazione ai cittadini.

Questo illecito “modus operandi” (che la stessa nota dei Nas  definiscee “ingegnoso”) consentiva all’organizzazione criminale di intascare indebitamente ingenti somme di denaro lucrando sulla differenza tra il prezzo di acquisto dei farmaci in confezione ospedaliera ex factory (ai quali vengono praticati sconti fino all’80% rispetto al prezzo al pubblico) e il prezzo di vendita effettuato dopo la contraffazione del bollino farmaceutico, come farmaco destinato al pubblico (ai quali si applica solo uno sconto di Legge del 33% nel circuito dell’ingrosso), percependo un ingiusto profitto valutato in circa cinque milioni di euro all’anno. Oltre ai due farmacisti partenopei,  sono stati oggetto di misure restrittive  anche dipendenti di case farmaceutiche e operatori della distribuzione. Uno degli imprenditori indagati, riferisce il quotidiano La Stampa,  aveva avuto in passato contatti con la farmacia Caiazzo a Milano, al centro delle cronache giudiziarie a partire dal 2016  per  il sospetto di legami con la criminalità organizzata presunte truffe con la vendita di farmaci.  Proprio questo imprenditore sarebbe l’elemento in comune fra i due gruppi finiti nella rete del Nas.