Nuove autonomie, intesa in stallo, Regioni in pressing sul Governo

Roma, 28 novembre – Autonomie regionali differenziate, il Governo giallo-verde continua a traccheggiare e le Regioni decidono che è il momento di invitarlo a darsi una mossa: “Chiediamo tempi rapidi e certi per la redazione dei disegni di legge su cui sarà chiamato ad esprimersi il parlamento” scrivono Luca Zaia, Stefano Bonaccini e Attilio Fontana, presidenti rispettivamente di Veneto, Emilia Romagna e Lombardia, in una lettera indirizzata al presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte (nella foto).

Dopo aver ricordato l’iter in linea con la Costituzione e i referendum celebrati in Veneto e in Lombardia, i tre presideinti di Regione denunciano lo stallo di un processo avviato con grande energia e sulla scorta del favore espresso dalle popolazioni locali. “Il percorso intrapreso rappresenta un’opportunità importantissima non solo per i territori, ma per l’intero Paese” sottolineano i tre presidenti regionali, esprimendo un giudizio positivo  sull’impegno profuso dalla ministra per gli Affari regionali Erika Stefani, che non è stato però sufficiente a far uscire dalla situazione di stallo le richieste di  autonomia differenziata che consentirebbe alle tre Regioni di disporre di competenze aggiuntive su molte materie, la sanità su tutte (e dunque l’assistenza farmaceutica).  Chiaro il messaggio rivolto al premier: le intese vanno sottoscritte,  in coerenza con il Programma di governo presentato alle Camere dallo stesso Conte.

Ma la questione non sembrerebbe essere, almeno al momento, in cima ai pensieri del Governo, impegnato nella difficile partita della legge di bilancio da far digerire a Bruxelles prima ancora che al Paese. E la stessa forte sollecitazione avanzata la settimana scorsa dalla ministra Stefani per inserire subito l’intesa del Veneto nell’agenda del Consiglio dei ministri, avvertendo che avrebbe preteso dai colleghi a Cinque Stelle una presa di posizione chiara, non ha in buona sostanza avuto esito, visto che la questione ha subito un rinvio, senza che da parte dei pentastellati e degli stessi leghisti (che pure il Veneto lo governano, così come la Lombardia) si sia levato anche un solo strepito; Nessua reazione particolare neppure di fronte al generico impegno futuro (“Me ne occuperò”) opposto dal premier Conte, che non è andato oltre la rassicurazione di prammatica che non si nega a nessuno.

Resta da vedere se andrà meglio alla sollecitazione avanzata epistolarmente dai tre “governatori”, anche se sembrerebbe  proprio di no, almeno a giudicare dalla immediata replica opposta dal presidente del consiglio: “L’autonomia è un dossier all’attenzione del governo” ha affermato Conte, a significare che è perfettamente consapevole della presenza del tema nel contratto di governo. “Ci siamo riservati di approfondire quanto prima questa cosa. Il governatore Fontana ci ha chiesto di portare la questione al vaglio del prossimo Consiglio dei ministri che è domani (oggi, ndr.). Non faremo in tempo a portarlo domani, ma sicuramente stiamo, con i vari ministri, nell’ambito delle rispettive competenze, valutando quelle che sono le varie materie perché occorre definire un perimetro tra competenze statali o regionali, che ci consenta poi, a tutto il sistema Italia, di poter far funzionare, di poter perseguire gli interventi che occorrono».

La linea, insomma, sembra essere quella del “calma e gesso”, che è certamente in sintonia con le posizioni del Movimento5Stelle, piuttosto cauto sul dossier della maggiore autonomia: non pochi ministri pentastellati (tra i quali la stessa titolare della Salute) nutrono legittimi dubbi sulla nuova ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni e chiedono dunque più tempo per approfondire gli aspetti tecnici. Una posizione alla quale ha dato voce il sottosegretario agli Affari regionali Stefano Buffagni, affermando che – a far le cose troppo in fretta – si corre il rischio o di approvare un’intesa sostanzialmente vuota di contenuti, fatta solo di titoli senza nulla dietro, o di avviare una riforma sconclusionata e potenzialmente in grado di rappresentare una elemento di perturbazione se non addirittura di disgregazione del sistema delle autonomi regionali.

Alla cautela dei M5S, però, i leghisti oppongono tutt’altro atteggiamento, a partire dal “capitano” Matteo Salvini: “Zaia e gli altri governatori hanno fatto benissimo a scrivere a Conte” ha infatti subito affermato il ministro dell’Interno commentando l’inizitiva dei tre presidenti regionali. “Anch’io gli ho parlato, il mio impegno era di approvare l’intesa entro l’autunno e alla fine dell’autunno mancano tre settimane. Vuol dire che in queste tre settimane bisogna portar l’autonomia in Consiglio dei ministri, siamo assolutamente fiduciosi”.

Salvini, dunque, fissa in buona sostanza una deadline precisa: saltata la scadenza di ottobre, mese entro il quale Zaia e la ministra Stefani reclamavano la chiusura dell’iter del dossier, iil termine si sposta all’immediata vigilia di Natale. E, per far capire che  quest’ultima data dovrà essere rispettata, gli esponenti della Lega sollevano la voce, rivolgendosi agli alleati di governo. I messaggi sono diretti e non  equivocabili: “Aspettiamo che facciano la loro parte” afferma la capogruppo della Lista Zaia Silvia Rizzotto, che reputa  “poco opportuno e poco saggio che chi dalle piazze si sgola per la democrazia diretta volga poi le spalle alla volontà dei cittadini“.