Nuovo governo, Conte inizia le consultazioni, impazza il totoministri

Roma, 30 agosto – Dopo l’incarico conferitogli ieri dal Capo dello Stato Sergio Mattarella, Giuseppe Conte (nella foto), già presidente del  sedicente  “governo del cambiamento” nato poco più di un anno fa dal contratto stipulato tra M5S e Lega che ha inopinatamente concluso la sua controversa esperienza nel pieno dell’estate,  avvierà oggi le consultazioni con tutti i gruppi parlamentari, per poi elaborare il programma e la squadra del nuovo governo, sostenuto da un accordo tra pentastellati e Pd che sulla carta si annuncia non meno problematico di quello che l’ha preceduto.

“È una fase molto delicata per il Paese, bisogna uscire dall’incertezza politica e stiamo attraversando una congiuntura economica che presenta alcune criticità” ha affermato Conte dopo l’incarico conferitogli dal Presidente della Repubblica,  accettato con riserva, come è nella prassi. “Ci separano poche settimane dall’inizio della sessione di bilancio e bisogna mettersi all’opera per una manovra che contrasti l’aumento dell’Iva e favorisca la crescita. L’Italia deve essere protagonista e il Paese ha l’esigenza di procedere speditamente, con questa consapevolezza mi confronterò con le forze politiche che hanno sostenuto questo progetto. Il mio non sarà un governo contro, ma un governo ‘per’, un governo nel segno della novità, perché questa sarà un’ampia stagione riformatrice di speranza e rilancio, per costruire un Paese migliore”.

 “La prospettiva di avviare un nuovo governo con una maggioranza diversa mi ha sollevato più di qualche dubbio” ha quindi aggiunto Conte “ma li ho superati nella consapevolezza di aver sempre lavorato per servire e rappresentare il mio Paese guardando sempre al bene comune. E vorrò sempre coerenza ai principi non negoziabile che sono scritti nella Costituzione, il valore della persona, il rispetto del lavoro, l’uguaglianza formale e sostanziale, il rispetto delle istituzioni, il principio di laicità e libertà religiosa e la difesa degli interessi nazionali”.

Anche se ciò che dovrebbe più interessare è il programma con il quale il nuovo esecutivo dovrà affrontare le molte emergenze nazionali (in particolare sul terreno dell’economia), l’attenzione degli osservatori è come di consueto polarizzata sui nomi che comporranno la squadra di governo. Il totonomine già impazza su tutte le testate informative, con previsioni e anticipazioni da prendere doverosamente con le molle.

Sulla casella che maggiormente interessa il nostro giornale, quella della Salute, l’ipotesi più accreditata è quella di una riconferma della pentastellata Giulia Grillo,  molto attiva negli ultimi giorni sul terreno della comunicazione per ricordare i risultati portati a casa dal suo dicastero nei 14 mesi della sua gesione. Ma saranno decisivi gli equilibri complessivi del governo, che – per controbilanciare i pesi dei partiti che partecipano all’accordo di governo – potrebbero costringere i pentastellati a rinunciare alla poltrona di Lungotevere Ripa. Eventualità che apre le porte a due ipotesi: una, secondo le voci che circolano, porta all’assegnazione della Salute alla sinistra e, in tal caso, il nome più gettonato è quello dell’ex presidente della Regione Emila Romagna, il bersaniano Vasco Errani. Ma se il ministero dovesse andare a un tecnico, spuntano i nomi di Walter Ricciardi, ex presidente dell’Istituto superiore della sanità e, a sorpresa, di Pierluigi Marini, presidente dell’Associazione chirurghi ospedalieri italiani.

Altro ministero-chiave è il Mef, al quale sono sempre (o quasi)  subordinate le scelte di politica sanitaria: l’ipotesi di una conferma di Giovanni Tria ha poco credito (anche se c’è chi ritiene che non vada esclusa), mentre molte indicazioni portano all’economista Lucrezia Reichlin. Circolano anche i nomi di  Roberto Gualtieri, europarlamentare del Pd, che però potrebbe essere preso in considerazione anche come commissario Ue, e dei tecnici  Salvatore Rossi, già direttore generale di Bankitalia e Daniele Franco, ex ragioniere dello Stato.

Si vedrà in questi giorni di consultazioni come si comporranno gli equilibri della nuova alleanza di governo, a partire dalla soluzione di quello che – al momento – sembra il nodo più difficile da sciogliere, quello del vicepremier.  I grillini aspirano infatti a replicare lo schema del governo precedente, con due vicepresidenti, per mantenere nel ruolo il capo politico Luigi Di Maio accanto a un esponente Pd (in lizza Dario Franceschini e Andrea Orlando, che però potrebbe essere anche il nome giusto per il Viminale). Schema che però è ritenuto inaccettabile dal Pd, in ragione del fatto che – non essendo più il premier Conte un elemento “terzo” di mediazione, come nel precedente governo, ma piena espressione politica del partito che lo ha indicato, il M5S –  non è sostenibile che questo partito esprima premier e vicepremier,  casella quest’ultima che deve essere unica e affidata a un suo esponente (e al riguardo, insieme ai nomi di Franceschini e Orlando, circola anche quello Paola De Micheli, anche per incrementare la compnente femminile dell’esecutivo). La situazione è ulteriormente complicata dalla presenza di una terza posizione, quella del presidente del consiglio incaricato Conte, che pensa invece a un governo senza vicepresidente ma con un unico sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, poltrona che il professore pugliese intende affidare al principale tessitore della trama che ha portato all’accordo M5S-Pd, Vincenzo Spadafora.

Non ci vorrà molto per capire gi sviluppi della situazione, atteso che già martedì prossimo Conte salirà al Quirinale per sciogliere la riserva dopo le consultazioni che, come detto, cominceranno oggi e durante le quali si terrà (forse lunedì mattina) anche la consultazione sulla piattaforma Rousseau sui dieci punti del programma del nuovo governo stilati dal M5S, alla quale il M5S non ha voluto rinunciare. Un passaggio che, in teoria, potrebbe dare indicazioni non in linea con le decisioni fin qui prese dallo stato maggiore del partito guidato da Di Maio. L’eventualità che ciò possa accadere, però, alla luce delle precedenti consultazioni, sembra essere piuttosto, almeno alla luce delle precedenti consultazioni di quella che i grillini amano definire la “titolare della prima e ultima parola” all’interno del Movimento, che hanno sempre docilmente ratificato le decisioni proposte dai vertici politici.