Over 65, i dati di Passi d’Argento Iss: nove su dieci usano farmaci

Roma, 25 luglio – Gli over65 del nostro Paese si sentono in salute, ma non lo sono. In estrema sintesi, è quanto emerge dai dati rilevati da Passi d’Argento  (disponibili on line qui),  il sistema di sorveglianza sulla popolazione anziana condotto da Asl e Regioni e coordinato dall’Istituto superiore di sanità, che registra continuamente informazioni su salute percepita, fattori di rischio comportamentali e alcune condizioni peculiari degli anziani, volte a descriverne lo stato di salute, la qualità di vita e i bisogni di cura e assistenza.

Non basta, dunque, che l’87% della popolazione nazionale degli ultrasessantacinquenni si percepisca in buona salute: dai dati emerge una realtà diversa.

“La tutela dell’accesso alle cure”  afferma Maria Masocco, responsabile di PdA “e ai servizi socio-sanitari e la possibilità di vivere in un ambiente salubre costituiscono, a tutte le età, condizioni necessarie per garantire il diritto alla salute e rappresentano importanti strumenti per la lotta alle disuguaglianze. Fra le persone anziane, infatti, la difficoltà di acceso ai servizi sanitari, come lo studio del medico di famiglia o i servizi della Asl, può avere un impatto sulla salute maggiore dei determinanti socioeconomici noti, istruzione o disponibilità economiche, e persino dei determinanti legati agli stili di vita (come fumo, alcol, sedentarietà, obesità, diabete ipertensione)”.

“È di estrema importanza” conclude Masocco “che le persone anziane non abbiano difficoltà a raggiungere lo studio del medico di famiglia, o i servizi della Asl e che l’accesso a questi servizi non sia solo garantito ma anche facilitato e indipendente dalla capacità/autonomia economica delle persone anziane“.

Tra gli aspetti che emergono, il primo e più importante registrato da PdA  è proprio la difficoltà a recarsi dal proprio medico di famiglia o a raggiungere gli ambulatori dell’Asl (problema che tocca un ultra 65enne su tre).

Ma anche l’uso dei farmaci offre dati di grande interesse, a partire dalla conferma che nella popolazione anziana, l’uso regolare di farmaci e di più farmaci contemporaneamente è frequente perché è alta la prevalenza di patologie croniche e di multimorbidità. Diventa dunque cruciale il loro corretto, che deve essere consapevole e rispettoso del piano terapeutico. Al riguardo, PdA fa riferimento al ruolo fondamentale del medico di medicina generale non solo per la scelta appropriata e per l’utilizzo efficiente dei farmaci a beneficio del paziente ma anche per il monitoraggio e l’adesione al piano terapeutico, soprattutto nei pazienti anziani. (nessun riferimento, invece, al farmacista, che invece è molto spesso il primo referente dell’anziano in materia di medicine).  Passi d’Argento rileva l’uso dei farmaci fra gli anziani con alcune domande che si riferiscono al consumo dei farmaci nella settimana precedente l’intervista.
I dati riferiti al biennio 2016-2018 mostrano che circa nove anziani su 10 ha fatto uso di farmaci nella settimana precedente l’intervista; più di uno su tre (40%) riferisce di averne consumati almeno quattro diverse tipologie, ma fra chi ha consumato farmaci solo il 42% riferisce che il proprio medico nei 30 giorni precedenti l’intervista ha verificato con l’intervistato (o con la persona che si prende cura della somministrazione) il corretto uso dei farmaci prescritti, ovvero il farmaco e il dosaggio prescritti, l’orario e i giorni di assunzione.
L’assunzione di farmaci, e in particolare l’assunzione di quattro o più diversi farmaci cresce con l’età (55% fra gli over 84enni), è più frequente fra le persone con difficoltà economiche (52%) e fra le persone con più bassa istruzione (45%), e non mostra una significativa differenza per genere. L’assunzione di almeno quattro farmaci diversi riguarda il 42% di coloro che riferiscono una patologia cronica, ma ben l’80% di coloro che hanno co-morbidità (presenza contemporanea di due o più patologie croniche fra quelle indagate in Passi d’Argento: cardiopatie, ictus o ischemia cerebrale, tumori, malattie respiratorie croniche, diabete, malattie croniche del fegato e/o cirrosi, insufficienza renale).
Non vi è un chiaro gradiente geografico nel ricorso ai farmaci ma alcune realtà del Sud, come la Calabria, la Sicilia o la Campania si distinguono per avere quote alte di anziani (prossime alla metà della popolazione anziana regionale) che fanno un uso di almeno quattro farmaci diversi e altre realtà del Nord come il Piemonte in cui tale quota riguarda poco più del 20%.

Più in generale, l’analisi dei dati dell’indagine dell’Istituto superiore di sanità fa emergere una grande disparità regionale dello stato di salute degli anziani e stili di vita ancora lontani dalla soglia stabilita per il raggiungimento di un invecchiamento attivo.