Pagliacci a Di Maio: “Sostenere e valorizzare le farmacie rurali”

Roma, 29 agosto –  Un appello appassionato per ricordare al Governo giallo-verde cosa siano e rappresentino le farmacie rurali, “vero e ultimo presidio dello Stato rimasto nei piccoli e piccolissimi centri del nostro Paese”.

A lanciarlo, con una lettera aperta inviata al vice presidente del Consiglio Luigi Di Maio a inizio agosto ma pubblicata soltanto ieri su Filodiretto Federfarma,  è stata  Silvia Pagliacci (nella foto), richiamando il fondamentale ruolo non solo sanitario ma anche sociale, culturale ed economico di esercizi che continuano a garantire la loro presenza nel vivo del territorio, “anche nelle frazioni con poche centinaia di abitanti”, garantendo “la dispensazione di farmaci, servizi sanitari, assistenza e rassicurazione a favore della popolazione che vi risiede, costituita per la maggior parte da anziani, per i quali le farmacie sono l’unico punto di riferimento” in contesti dove invece si assiste da tempo alla progressiva diserzione dello Stato e dei suoi servizi.

Una diserzione attestata (solo per fare il più noto degli esempi, peraltro recentemente richiamato in un’audizione al Senato dallo stesso Di Maio) dall’ecatombe degli uffici postali verificatisi negli ultimi anni nei centri con meno di 5000 postali, che ha costretto i piccoli comuni, supportati da Anci, ad avviare una contesa nei contronti di Poste Italiane, che di recente ha trovato un epilogo positivo con una sentenza del Consiglio di Stato (la n. 2140/2017), che riconosce le ragioni dellle comunità locali e fissa una volta per tutte il principio secondo cui l’esigenza di assicurare l’equilibrio economico del servizio non può essere criterio sufficiente a motivare le chiusure o le riduzioni degli orari di apertura.

La croce verde della farmacia –  scrive Pagliacci – “è l’unica luce rimasta a illuminare di notte i vicoli dei tanti piccoli paesi del nostro territorio rurale e montano”, grazie alla pianta organica,  strumento che lega le farmacie al territorio loro assegnato e consente che questi presidi “continuino a restare lì dove sono, al servizio dei cittadini”. La presidente del Sunifar chiede al vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico di sostenere e valorizzare questa realtà, ricordando che ben 7000 delle 19mila farmacie aperte sul territorio del Paese sono rurali e operano nei comuni con meno di 5.000 abitanti. “Di queste, circa 4.700 sono farmacie rurali sussidiate, servono cioè comuni o centri abitati con meno di 3.000 abitanti e, per il fatto che operano in condizioni di disagio economico e sociale, dovrebbero ricevere dalle Regioni un sussidio economico che, però, in molti casi si riduce a un obolo di entità veramente ridicola” precisa opportunamente Pagliacci, a sottolineare che il peso di assicurare il servizio di assistenza farmaceutica (e molto altro ancora) è sostenuto in via pressoché esclusiva dai farmacisti rurali.

La presidente di Sunifar conclude quindi la sua nota con la richiesta di un incontro con il vicepresidente del Consiglio, finalizzato a illustrare “la realtà delle piccole farmacie rurali e verificare insieme come la presenza di questi presidi sul territorio possa essere, innanzitutto, sostenuta, ma poi anche valorizzata per permettere alla popolazione dei piccoli centri di usufruire di un servizio sempre più completo ed efficiente, anche nell’ottica di evitare lo spopolamento del territorio”.