Parafarmacie e non titolari, 10 quesiti a Fofi: “Da che parte stai?”

Roma, 11 giugno – “La condizione della maggioranza dei farmacisti italiani è sensibilmente peggiorata e le sigle che sottoscrivono questo documento lo denunciano con preoccupazione crescente. Lo stato di disagio all’interno della categoria è in aumento anche per la totale assenza di prospettive di cambiamento reali”.

È un incipit da bollettino di guerra, quello del comunicato stampa congiunto diffuso oggi da Mnlf, Fnpi, Culpi e (per la prima volta) Sinasfa, il sindacato dei non titolari presieduto da Francesco Imperadrice, espressamente rivolto alla Federazione professionale dei farmacisti con il trasparente intento di focalizzare una condizione di sperequazione, considerata “ormai oggettiva”, originata dal fatto  “che tutte le analisi, i progetti e le iniziative siano indirizzati a tutelare solo una parte della categoria, approfondendo quel solco ideale tra farmacisti di serie A e di serie B”.

Tre le motivazioni che “generano forte malcontento”, le sigle firmatarie del comunicato indicano il mancato riconoscimento economico, l’assenza di prospettive di crescita professionale e le politiche di tutela di privilegi.

“In questo contesto tali motivazioni non possono essere ignorate e l’organismo che istituzionalmente ha la rappresentanza di tutti i farmacisti italiani deve farsi carico, in maniera imparziale, della soluzione delle problematiche che generano tale malcontento” scrivono le sigle delle parafarmacie e dei non titolari. “A oggi il farmacista è il solo professionista non retribuito per le sue competenze e le sue conoscenze, la richiesta di un equo riconoscimento deve essere operata in tutti i contesti, ad iniziar dal rinnovo del Ccnl”.

Forse ispirandosi (ovviamente mutatis mutandis) a un’analoga iniziativa che, dieci anni fa, il quotidiano la Repubblica (e segnatamente uno dei suoi migliori giornalisti, il compianto Giuseppe D’Avanzo)  realizzò nei confronti dell’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi,  le sigle firmatarie del comunicato sottopongono alla Fofi “dieci quesiti quale base per recuperare una comune visione del futuro della professione, visione che sia esente da preconcetti e rappresenti la condizione essenziale per superare le divisioni esistenti”.

Queste, così come formulate, le dieci domande avanzate alla Fofi da Fnpi, Sinasfa, Mnlf e Culpi:

  1. Quale Ente esponenziale di rappresentanza, non crede la Fofi che una visione “farmacia-centrica” delle politiche di sviluppo della professione sia un fattore che limita prospettive future?
  2. Le parafarmacie hanno rappresentato, in un panorama occupazionale stagnante, un valido strumento per creare nuova occupazione, perché considerarle fallimentari quando tutti i dati economici dicono il contrario?
  3. Perché istituire un tavolo di concertazione sul futuro degli esercizi di vicinato, partendo dall’assunto che tale esperienza vada superata, quando la maggioranza delle sigle con peso rappresentativo certificato parlano di risorsa da potenziare?
  4. Perché rinunciare alla ricerca di soluzioni occupazionali alternative alla farmacia, come la presenza del farmacista nelle strutture private in cui si dispensa il farmaco e avallare, al contrario, politiche di limitazione all’accesso universitario?
  5. Sulla base di quali dati e attraverso quali metodiche analitiche è stato stabilito il fabbisogno di farmacisti nel mercato del lavoro per i prossimi anni?
  6. Nella pratica quotidiana il consentire al personale non laureato di collaborare direttamente nella dispensazione di farmaci lascia spazio al proliferare della piaga dell’abusivismo professionale; chiediamo alla Fofi di esprimersi sulla proposta di vietare al personale non laureato ed abilitato la dispensazione, in qualsiasi forma, di ogni tipo di farmaco.
  7. Cosa ne pensa la Fofi, al fine di bloccare il fenomeno della consegna di farmaci con obbligo di ricetta senza la presentazione della stessa, della proposta di adottare la ricetta elettronica anche per quelle ripetibili e non ripetibili al di fuori del regime Ssn?
  8. La Federazione degli Ordini dei farmacisti è disponibile a un dialogo costruttivo volto a fugare dubbi di parzialità e distinguere con chiarezza il ruolo di tutela del farmacista ovunque operi, come da mission, dalla tutela di istanze particolari?
  9. La Federazione degli Ordini è disponibile a valutare senza preclusioni le proposte avanzate dalle varie sigle con oggettiva imparzialità, prendere atto dei rispettivi pesi rappresentativi e seguirne con neutralità l’orientamento maggioritario agevolandolo anche presso la politica?
  10. La Federazione degli Ordini è disponibile a una conferenza pubblica e aperta a tutte le sigle in cui certificare l’inizio di un dialogo posto sulle basi solide e trasparenti di cui sopra, a tutela della categoria e nell’interesse del cittadino sulle principali tematiche della professione?

Quello lanciato nello stagno dalle quattro sigle è un sasso (anzi, dieci sassi) di considerevoli dimensioni. Resta ora da vedere se, quando e in che termini la Federazione degli Ordini risponderà alla sollecitazione, sicuramente forte e – per quanto ci è dato ricordare – senza precedenti.