Parma, ad Afm Cremona (Admenta-Lloyds) le tre farmacie comunali

Roma, 13 settembre – Si è conclusa la gara di assegnazione, avviata nel 2017, per la concessione ventennale (con possibilità di proroga di ulteriori 12 anni) delle tre farmacie comunali di Parma. A prevalere, senza particolari sorprese, è stata l’Azienda delle farmacie municipalizzate di Cremona, che – dietro la ragione sociale pubblica – scherma la sua vera essenza di tassello di Admenta Italia (cui appartienere per l’80%) e quindi della catena di farmacie Lloyds.

La base d’asta prevedeva un canone annuo a favore del Comune pari a 270 mila euro più un canone variabile (royalty) pari all’1% da applicarsi al raggiungimento di una quota di fatturato annuo in grado di garantire il rispetto delle condizioni di equilibrio economico finanziario per il gestore.

L’offerta di Afm Cremona,  consistente in un rialzo percentuale del 37% sull’importo a base di gara e un valore percentuale aggiuntivo del canone annuo variabile, calcolato sul fatturato da riconoscere al Comune di euro 4,4 milioni, pari al 400%, è stata ritenuta più vantaggiosa di quella dell’altra concorrente, la Lidea SpA (controllata da Dr. Max).

Le tre farmacie comunali parmigiane, dunque, finiranno per vestire la livrea delle farmacie Lloyds, sollevando la preoccupazione delle sigle delle farmacie private. “A Parma abbiamo l’ennesima dimostrazione di come le multinazionali stiano entrando nella gestione e titolarità delle farmacie”
dichiara a Filodiretto Federfarma il presidente di Federfarma Emilia Romagna Achille Gallina Toschi, spiegando che quanto appena avvenuto nella città ducale ricalca le precedenti esperienze di Bologna, dove “il Comune mise in vendita il pacchetto che acquistò Admenta per 99 anni, per poi nel tempo brandizzare le farmacie con il marchio Loyds”, e di Milano, “dove è successa la stessa cosa”.

Anche Rosanna Galli, presidente di Federfarma Cremona, mette in guardia su quella che, di fatto, è una privatizzazione delle farmacie  comunali di Parma. “Afm Cremona è per l’80% Lloyds, quindi far passare il messaggio che la gara l’abbia vinta una municipalizzata, è ovattare l’operazione” spiega Galli. “La verità è che le grandi catene stanno mettendo ormai le mani non solo sulle farmacie private ma anche sulle comunali”.

Fenomeno che, peraltro, con l’approvazione della Legge sulla concorrenza dell’agosto 2017, era stato ampiamente messo in conto: molti osservatori avevano subito osservato che una delle porte di ingresso del capitale nel settore sarebbero state proprio le farmacie comunali, per il combinato disposto tra bilanci deludenti e in non pochi casi in rosso e la necessità di molte amministrazioni comunali di fare cassa. Una previsione che, nel caso di Parma come in altri, trova conferma e che potrebbe presto portare all’acquisizione di prede “importanti”, come le 43 farmacie comunali capitoline di Farmacap, tornate all’attenzione delle cronache negli ultimi giorni: i conti perennemente in rosso avrebbero indotto l’amministrazione di Virginia Raggi (paladina, dalla campagna elettorale fino a pochi mesi fa, della difesa a oltranza della dimensione pubblica dell’azienda capitolina) a cambiare idea, aprendo all’ipotesi della vendita, ricalcando così percorso a suo tempo tracciato dalla giunta Marino. Il “voltafaccia”, secondo indiscrezioni sempre più frequenti e autorevoli,  sarebbe ormai maturo e le decisioni imminenti.

Come riferito ieri da RIFday, lo stesso presidente della Commissione Bilancio del Comune di Roma Marco Terranova ha ammesso l’esistenza di un confronto  con l’assessore al Bilancio e al coordinamento strategico delle partecipate della giunta capitolina, Gianni Lemmetti, per valutare l’ipotesi di dismissione dell’azienda delle farmacie.