Patto per la Salute, le Regioni presentano la loro piattaforma

Roma, 15 febbraio – Predisposta dalla Conferenza delle Regioni la nuova piattaforma per il rinnovo del Patto Salute con il Governo. A riferirlo  è lo stesso  presidente del “parlamentino” delle Regioni Stefano Bonaccini (nella foto), spiegando che si tratta di “una piattaforma da cui partire, perché vogliamo cogliere, con spirito totalmente collaborativo, l’idea che riscrivere un Patto per la Salute oggi sia necessario, ma prendendolo, come dire, a 360 gradi e affrontando tanti temi sul tappeto. Credo che possa essere una discussione importante” ha aggiunto Bonaccini “anche perché per le Regioni riguarda circa i due terzi della spesa dei loro bilanci”.

Il presidente della Conferenza delle Regioni si è soffermato anche sui tempi stretti previsti per il confronto sull Patto: “Sulla scadenza del 31 marzo della discussione sul Patto, dico che a indicare questa data era stato il Governo” afferma Bonaccini. “Iio avevo acconsentito ma non mi impiccherei a una settimana in più o in meno. Mi auguro semmai che il termine non sia troppo rimandato, perché di questa discussione abbiamo assolutamente bisogno”.
Il coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, l’assessore del Piemonte Antonio Saitta, spiega come “il lavoro sul Patto della Salute non è di ordine tecnico sulle piccole cose, riguarda il sistema sanitario, quindi il tema del finanziamento, della governance, del rapporto Stato-Regioni e devo dire noi chiediamo anche un riconoscimento per il lavoro che abbiamo fatto come Regioni in questi anni”.
“Nel documento abbiamo indicato  cosa dice la Corte dei Conti sul contributo che il sistema sanitario ha dato all’equilibrio economico del Paese, e parliamo di oltre 6 miliardi” afferma ancora Saitta. “Ma facciamo riferimento anche a documenti della Ragioneria dello Stato. Noi poniamo il problema delle risorse necessarie, un patto vuol dire indicare quante risorse mette il governo nei prossimi anni in funzione del quale fare la programmazione. Il Patto chiede di stabilire qual è il ruolo delle Regioni e qual è il ruolo dello Stato. Su questo la Carta costituzionale è chiara: le Regioni gestiscono e organizzano, e quindi noi vogliamo evitare eventuali invasioni. Serve una sana e utile collaborazione, altrimenti non si va da nessuna parte”.

Ribadito, in buona sostanza,  che le Regioni non intendono ridurre di un millimetro il perimetro delle proprie competenze in materia di sanità, buona parte della piattaforma del nuovo Patto per la salute predisposta dalle Regioni ruota intorno a quella che è la “madre di tutte le questioni”, il livello di finanziamento del Ssn, sceso costantemente di livello rispetto al Pil, “per di più  scontando anche  la volontà dei vari Governi” si legge nel documento “di trasferire in capo alle Regioni le difficoltà di sostenere le politiche pubbliche in periodi di crisi finanziaria”.

Un approccio che le Regioni chiedono di capovolgere, sulla scorta degli studi internazionali  che segnalano “come, in fasi critiche del ciclo economico, l’investimento nel settore salute sia stato in grado di produrre effetti a breve termine e contribuire significativamente alla ripresa economica”.
Nel merito, le Regioni ritengono che “la garanzia dell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza (Lea) sia irrinunciabile e che questo trend non sia più sostenibile e ponga a rischio la sopravvivenza del Ssn stesso; chiedono pertanto al Governo di modificare questo approccio, sotto il profilo sostanziale e di metodo”.
Inequivocabili le richieste,  prima tra tutte quella di garantire il livello quali-quantitativo dei servizi previsti nei Lea: “Il Ssn è sottofinanziato” si legge nella piattaforma  “e richiede immediatamente, e senza alcuna condizione, un incremento significativo delle risorse a disposizione per il triennio 2019-2021, oltre a quanto già stanziato in Legge di Bilancio“. E, precisano le Regioni, “in un corretto ed equilibrato rapporto di collaborazione istituzionale, non si può prevedere che gli incrementi – già insufficienti – del livello di finanziamento del Ssn siano accessibili alle Regioni solo a condizione di sottoscrivere il nuovo Patto. Un Patto è tale se definisce obbligazioni e diritti delle Parti in un rapporto di reciprocità e di equilibrio, nel rispetto delle prerogative e dei compiti attribuiti dalla Costituzione”.
Confermando la disponibilità a scrivere insieme al Governo nazionale un nuovo Patto per la Salute per affrontare le grandi sfide del Ssn, definire gli obiettivi di salute da perseguire e le modalità attuative, con reciproci impegni e responsabilità, a partire dalle misure previste al comma 516 della Legge di Bilancio 2019,  le Regioni chiedono quindi in via preliminare al Governo di concordare su una serie di punti, molti dei quali volti a precisare spazi e competenze istituzionali, a dimostrazione di quanto sia attuale e centrale la questione delle autonomie, probabilmente anche in ragione del contestuale confronto tra Governo centrale e Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna sul regionalismo differenziato.
Sono dieci i punti che le Regioni chiedono al Governo di considerare, rappresentando in buona sostanza quelle che sono le condizioni da rispttare per sottoscrivere il nuovo Patto, tra le quali spicca ancora una volta la previsione di “un quadro di risorse finanziarie certe e disponibili, non modificabili unilateralmente e non condizionabili dagli andamenti finanziari complessivi, per il prossimo triennio/quinquennio: la certezza delle risorse sia in conto esercizio, da ripartire tra le Regioni senza alcun vincolo di destinazione, sia in conto capitale, rappresenta un elemento indispensabile per programmare correttamente gli interventi sui territori regionali”.
Ma è anche essneziale che il Patto affronti “il tema della governance del Ssn, dei ruoli e dei rapporti tra gli attori istituzionali coinvolti: il Governo centrale, le Regioni, le agenzie nazionali Aifa e Agenas, l’Istituto superiore di sanità; l’attualizzazione delle aziende sanitarie ex D. Lgs. 502/92 e la presenza di aziende intermedie tra la Regione e le Aziende Sanitarie per l’esercizio di funzioni sovra aziendali“.
Un punto è riservato anche alla spinosa questione dei commissariamenti, che ha dato luogo negli ultimi mesi a confronti anche molto aspri tra Regioni e minsitero della Salute: “Sino alla definizione del nuovo Patto per la Salute” scrivono le Regioni “non sono modificabili gli attuali assetti istituzionali in applicazione delle nuove previsioni normative in materia di  Commissariamenti ad acta delle Sanità regionali; in questo quadro è necessario che venga altresì revocata/sospesa l’efficacia delle delibere del Consiglio dei Ministri del 7 dicembre 2018 di nomina dei Commissarii ad acta delle Regioni Calabria e Molise”.
La richiesta finale è quella della definizione – definita indispensabile – “di un Comitato ristretto paritetico (tre rappresentanti del Governo e tre rappresentanti delle Regioni) per verificare e monitorare l’attuazione del Patto”, per il quale si chiede anche l’immediata individuazione dei componenti.

 

Regioni. Piattaforma per il rinnovo del Patto Salute con il Govern