Patto Salute, i titolari propongono tavolo su remunerazione farmacie

Roma, 10 luglio – Nuova remunerazione, nuova convenzione e definizione del ruolo della farmacia nella gestione del paziente cronico, in sinergia con gli altri operatori sanitari del territorio, a partire dai medici di medicina generale, sono elementi essenziali affinché la farmacia possa contribuire alla sostenibilità del sistema e al miglioramento del livello di assistenza garantito ai cittadini.

Anche Federfarma ha preso parte alla “maratona” sul Patto per Salute cominciata lunedì scorso e che si concluderà oggi a Roma, organizzata dal ministero della Salute per favorire un confronto quanto più largo possibile con tutto il “popolo della sanità” sul documento che dovrà costituire la road map della sanità pubblica del nostro Paese nei prossimi anni. Le  bozze del Patto fin qui circolate, rileva il sindacato presieduto da Marco Cossolo, contengono un esplicito riferimento alla “farmacia dei servizi” quale modello utile per potenziare il servizio offerto ai cittadini, e ciò è certamente positivo e va nella direzione auspicata da Federfarma. Che, però, sottolinea anche con estrema chiarezza che, in assenza di una riforma della remunerazione delle farmacie, ciò non basta a garantire un’elevata efficienza del servizio farmaceutico.

“La riforma della remunerazione,  oggi legata esclusivamente al prezzo del farmaco, non è più differibile a causa del costante calo dei prezzi dei farmaci forniti dalle farmacie in regime di Ssn” spiega Federfarma in un comunicato stampa diffuso dopo la partecipazione alla maratona. “Il calo dei prezzi, infatti, determina la progressiva riduzione del margine sui farmaci Ssn. Questo genera una situazione economica insostenibile per tutte le farmacie e in particolare le farmacie piccole e per quelle situate in zone disagiate, dove i farmaci Ssn costituiscono la quota più importante del fatturato”.

Per Federfarma. però, una nuova remunerazione delle farmacie è necessaria anche “per rendere competitiva e meno costosa la distribuzione in farmacia dei medicinali ad alto costo, che oggi vengono distribuiti direttamente da ospedali e Asl. Con grandi disagi per i cittadini, per i quali sarebbe certamente più comodo ritirare i farmaci nella farmacia sotto casa”.

Da qui la richiesta di prevedere, nell’ambito del Patto per la salute, “l’apertura di un tavolo istituzionale che coinvolga le Regioni e le categorie interessate alla definizione condivisa di una nuova metodologia di remunerazione”.

Sempre nell’ambito del Patto per la salute è anche fondamentale, per Federfarma,  ribadire l’impegno del Governo e delle Regioni sul fronte del rinnovo della convenzione farmaceutica nazionale, con l’obiettivo di definire un nuovo ruolo della farmacia soprattutto per quanto riguarda la gestione dei malati cronici. “Per migliorare l’assistenza” sottolinea il sindacato “è infatti necessario individuare in modo chiaro il ruolo della farmacia nelle varie fasi di gestione del paziente cronico sul territorio, dalle attività di prevenzione al monitoraggio delle cure, dal supporto al paziente nell’aderenza alla terapia alla partecipazione all’assistenza domiciliare”.

Ma nel corso del suo intervento alla “maratona”, il segretario nazionale Roberto Tobia (nella foto) ha rappresentato la più netta e totale opposizione di Federfarma contro due delle proposte arrivate da altre sigle di categoria, l’istituzione della farmacia non convenzionata  e l’estensione del “modello Rev”  a tutte le ricette, ripetibili e non ripetibili, per i farmaci a uso umano. Nel primo caso, non si può consentire di porre a rischio l’intero sistema di distribuzione del farmaco consentendo alle parafarmacie, “di diventare farmacie grazie a un’escamotage, senza rispondere ai vincoli della pianta organica, che garantisce un sistema capillare di distribuzione del farmaco che prevede già 20 mila farmacie e non può reggere l’impatto di nuove aperture, che lo renderebbero assolutamente insostenibile”.
“Siamo anche assolutamente contrari” ha detto quindi Tobia “perchè la riteniamo impraticabile, alla proposta di estendere la ricetta elettronica anche ai farmaci di fascia C. Questo comporterebbe l’immissione dei medici non convenzionati, dei medici privati, delle case di cura e degli ospedali tutti in un sistema che sarebbe ulteriormente costoso e insostenibile dal punto di visa economico. Fondamentale, invece, inserire le farmacie nel sistema del Fascicolo sanitario elettronico”. Misura che, secondo il segretario del sindacato dei titolari, consentirebbe da sola di impiegare meglio le farmacie anche  “per migliorare l’aderenza terapeutica e dare così risposte migliori ai cittadini, che è poi  il primo obiettivo del servizio sanitario del nostro Paese”.