Payback, le Regioni a Farmindustria: 2,4 mld per chiudere contenziosi

Roma, 18 gennaio – Regioni e aziende farmaceutiche sembrano aver finalmente imboccato un percorso praticabile per mettere fine alla guerra sul payback farmaceutico, in corso da anni a colpi di contenzioso in ogni sede e a ogni livello.  Importanti segnali in questo senso sono arrivati dall’incontro della Conferenza delle Regioni di ieri, dal quale è filtrata la notizia dell’invio di una bozza di accordo a Farmindustria, contenente appunto una proposta concreta e articolataper risolvere la questione.  L’iniziativa godrebbe dell’avvallo del  ministero della Salute, arrivato nel corso di un incontro, tenutosi anch’esso ieri,  tra la ministra  Giulia Grillo e il presidente del “parlamentino” delle Regioni, Stefano Bonaccini (nella foto),  nel quale  si sarebbe appunto parlato anche di payback. Le aziende, secondo quanto riferisce Quotidianosanita.it, starebbero già vagliando la proposta arrivata dalle Regioni.

Lo stesso giornale ne sintetizza i termini: in primo luogo, l’accordo proposto dalle Regioni determina il valore del ripiano dello sfondamento della spesa farmaceutica per gli anni dal 2013 al 2017, fissandolo forfettariamente in 2,4  miliardi di euro. Quindi stabilisce il termine (aprile 2019) entro il quale corrispondere il saldo degli importi a ogni singola azienda del payback dovuto a tutto il 2017.

Le Regioni si rendono quindi disponibili ad aprire un tavolo di confronto sul documento di programmazione della nuova governance farmaceutica, presentato dal ministero della Salute il 10 dicembre scorso e fin da subito oggetto delle durissime critiche di Farmindustria, e ai impegneranno anche a proporre al Governo la revisione, già per l’esercizio 2019, del livello dei tetti di spesa della farmaceutica convenzionata e della spesa per gli acquisti diretti. C’è però una condizione che rappresenta il fondamentale presupposto dell’accordo: tutti i ricorsi sulle procedure di pay-back presentati dalle aziende devono essere ritirati.

Le importanti aperture delle Regioni  sono subordinate – oltre che al rispetto della condizione vincolante appena ricordata –  al rispetto da parte delle aziende di tutti gli obblighi relativi al ripiano del valore complessivo definito dall’accordo (i 2.400 milioni di cui si è già detto): se venissero anche solo parzialmente disattesi, le Regioni ritireranno ogni impegno finalizzato a favorire il confronto con il Governo per la revisione della nuova governance farmaceutica.

La speranza, ovviamente, è che l’accordo possa andare in porto: in quel caso, sarà il Governo a inquadrarlo normativamente per renderlo subito operativo.

Positivi i primi commenti di parte industriale: “Se le soluzioni si trovano con un discorso franco, trasparente corretto e leale credo che siamo vicini a risolvere la questione” ha dichiarato sempre a Quotidianosanita.it il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi, senza peraltro sbilanciarsi  sul merito dei contenuti della bozza d’accordo, che la sigla delle aziende deve ancora valutare e approfondire.

Il presidente degli industriali osserva che mai come oggi Regioni da una parte e aziende dall’altra debbono avere l’interesse comune a chiudere rapidamente la partita del payback: “L’idea era quella di lavorare insieme per arrivare a fare una proposta al Governo, affinché questo diventi una norma per chiudere la questione” ha dichiarato Scaccabarozzi, dicendosi molto contento per l’iniziativa delle Regioni, che rappresenta in ogni caso il segnale che “finalmente abbiamo lo stesso obiettivo”.

Sul possibile esito della proposta di accordo avanzata dalle Regioni, Scaccabarozzi è cauto ma fiducioso: “Credo che ci sono delle possibilità quando ci si parla. Credo però tutto ciò vada inserito in un pacchetto molto ampio, penso per esempio alla governance”.