Commissario-presidente Regione, stop a doppio incarico su piani rientro

Roma, 26 novembre – Il presidente di una Regione non potrà  svolgere il ruolo di commissario straordinario per il rientro del  piano sanitario. Lo stabilisce un  emendamento governativo al decreto legge fiscale, collegato alla manovra, che vieta appunto l’esercizio del  doppio ruolo, approvato dalla Commissione Finanze del Senato. La proposta emendativa porta la firma del relatore del provvedimento, Emiliano Fenu (M5S).

Per effetto della misura, che avrà effetto anche sui commissariamenti in corso, salteranno, dunque, dal loro ruolo di commissari i presidenti delle Regioni Lazio e Campania, Nicola Zingaretti (nella foto)e Vincenzo De Luca. Ci saranno 90 giorni per procedere alle nuove nomine, e poi si tornerà alle regole originarie disposte anche dal Patto per la salute 2014-2016. Regole che – come si ricorderà – erano state modificate tra molte polemiche dal Governo Renzi, che  aveva introdotto la possibilità del doppio incarico,  con una decisione che le cronache giornalistiche aveva subito ribattezzato come  “pro De Luca”, anche perché subito dopo la sua introduzione il presidente della Campania fu nominato commissario ad acta per il risanamento della sanità della sua Regione.  Il via libera della Commissione Finanze alla misura conclude, questa volta con successo, i tentativi che erano già stati posti in essere da M5S e Lega con il decreto Genova.

Estremamente soddisfatto il commento della titolare della Salute Giulia Grillo: “Il controllore non può più essere il controllato” scrive su Facebook la ministra. “Chi ha provocato il dissesto non può risanarlo. Mai più pazienti abbandonati a se stessi, mai più nomine agli amici, mai più corruzione negli appalti. Io e tutto il Movimento 5 Stelle abbiamo sempre sostenuto che le regioni con una sanità disastrata hanno bisogno di un commissario a tempo pieno. Sono molto soddisfatta dell’emendamento sull’incompatibilità approvato ieri in commissione Finanze al Senato! Promessa mantenuta… un’altra”.

C’è però chi, come il presidente del Molise Donato Toma, bolla la decisione come inopportuna, richiamando la differenza di “peso” e contenuto della figura commissariale: “La materia è sia statale che regionale, il sub commissario assicura un sostegno tecnico mentre il commissario-presidente rappresenta il collegamento tra esigenze del territorio ed esigenze di bilancio e di rientro” afferma Toma. “Prevedere l’incompatibilità tra le due figure significa non avere attenzione ai territori ma piuttosto ai semplici numeri,  al mero ripianamento del disavanzo attraverso tagli alle spese”. Il presidente del Molise aggiunge perà anche seri dubbi sulla costituzionalità di un percorso che a suo parere “è sbagliato politicamente e giuridicamente”, affermando di aver già discusso della questione  con gli altri presidenti coinvolti dall’emendamento. Molti osservatori, al riguardo, danno praticamente per certa l’impugnativa della misura, una volta approvata definitivamente,  davati alla Consulta. Ma, prima ancora che a questa prospettiva, Toma guarda ai numeri risicati del governo al Senato: “Vediamo cosa succede in Aula” è il suo commento, che tradisce ovviamente una qualche speranza che la misura possa saltare nel corso dell’iter a Palazzo Madama.