Povertà sanitaria, Fofi e Federfarma: ‘Farmacisti, possiamo fare di più’

Roma, 14 novembre – Le farmacie sono, fin dalla prima Giornata nazionale di raccolta del farmaco promossa e realizzata dal Banco Farmaceutico nel dicembre del 2000, le prime e principali supporter delle attività della onlus nata dalla collaborazione attiva tra Compagnia delle Opere e Federfarma con la volontà di rispondere al bisogno farmaceutico delle persone indigenti. Ma, secondo i vertici sindacali e professionali della categoria, possono e debbono fare di più, e si stanno attrezzando per farlo.

Questo il senso degli interventi di Andrea Mandelli, presidente Fofi, e Marco Cossolo, presidente Federfarma, alla presentazione del rapporto 2018 Donare per curare: povertà sanitaria e donazione farmaci  tenutasi ieri a Roma nella sede dell?agenzia nazionale del farmaco.

“Stiamo lavorando all’idea di estendere le giornate a disposizione della donazione, dal momento che una sola rischia di essere una finestra un po’ stretta” ha rivelato Mandelli, aggiungendo che sono in corso verifiche per valutare se e fino a che punto sia possibile ampliare la disponibilità e l’impegno delle farmacie di comunità e dei farmacisti che vi lavorano. Ma ci sono anche altri fronti sui quali si può lavorare, a partire dal recupero dei farmaci ancora validi attraverso le farmacie. Questione che certamente consentirebbe di ridurre gli sprechi, impiegando risorse terapeutiche ancora valide che altrimenti finirebbero nella spazzatura, ma che ovviamente pone problemi che non possono essere trascurati. “Si tratta di destinare all’uso terapeutico farmaci che sono giù usciti dalle farmacie e sono stati conservati da altri” ha spiegato il presidente della Fofi. “La questione è dunque delicata e sarà necessario mettere a punto un protocollo al riguardo”.

Più in generale, secondo Mandelli, va incentivato il ruolo del farmacista nel volontariato  solidale e, per questo, l’idea allo studio con Agenas è quella di riconoscere crediti di autoformazione ai volontari che si impegnano in attività, campagne e iniziative come quelle del Banco Farmaceutico, volte al servizio di chi ha più bisogno.

Anche Cossolo ha sottolineato la necessità di affrontare e risolvere il nodo delle responsabilità relative al percorso e dunque alle condizioni di medicine ancora valide “recuperate” in farmacia attraverso le donazioni dei cittadini, attività che peraltro è stata già oggetto di diverse iniziative in diverse Regioni del Paese. “Oggi il farmacista si limita a controllare integrità della confezione e scadenza” ha affermato al riguardo il presidente di Federfarma “ma serve  uno sforzo per creare un percorso che possa offrire più garanzie sotto il profilo della tracciabilità, e forse insieme a Fofi possiamo arrivare a individuarlo, così da far arrivare alle organizzazioni caritatevoli che poi distribuiscono i farmaci donati prodotti che offrano i necessari requisiti di sicurezza”.

Per Cossolo, un altro fronte di impegno è sicuramente quiello di aumntare il numero delle farmacie che aderiscono e partecipano attivamente alla Giornata di raccolta del farmaco, che peraltro hanno raggiunto una cifra considerevole (sono ormai più di 4000, NdR). Un numero che lascia il presidente di Federfarma “moderatamente soddisfatto”, ma non può nè deve bastare: “Si può fare di più” ha detto Cossolo al riguardo, insistendo sulla necessità di un maggiore impegno della farmacia in un frangente di crescente difficoltà per strati sempre più ampi di popolazione, peraltro attestata anche dalla diminuzione  – nel corso dell’ultima giornata di raccolta del farmaco – del numero di confezioni donate. “Un calo di generosità”  ha affermato il presidente dei titolari di farmacia “nel quale vedo una correlazione con la diminuzione della disponibilità economica”.