Presidenza Aifa, le Regioni puntano ancora su nomina Saitta

Roma, 31 maggio – Così come i funghi dopo le prime piogge d’autunno, cominciano a spuntare i primi rumors sui possibili effetti delle elezioni regionali del Piemonte, che hanno visto l’affermazione della coalizione guidata da Alberto Cirio,  consolidando la svolta a destra degli equilibri della Conferenza delle Regioni, con conseguenze ancora tutte da verificare ma che già si profilano e sulle quali si comincia ovviamente a discutere negli ambienti politico-istituzionali.

L’esito delle elezioni piemontesi, come anticipato dal nostro giornale nei giorni scorsi, innescherà con ogni probabilità una sorta di effetto-domino che riguarderà soprattutto la sanità. È infatti inevitabile l’uscita di scena di Antonio Saitta (nella foto),assessore alla Salute nella giunta dello sconfitto  Sergio Chiamparino, ma anche coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, apprezzato e stimato dai colleghi di schieramento al punto di essere stato unanimemente proposto alla ministra della Salute Giulia Grillo come candidato alla presidenza di Aifa. Nomina che però – a mesi di distanza dall’indicazione delle Regioni – la ministra non ha ancora ratificato e che – alla luce del risultato elettorale del Piemonte – c’è chi pensa che non ratificherà mai.

A dar retta agli umori che filtrano dagli ambienti regionali, però, la fiducia e l’apprezzamento su Saitta sarebbero rimasti del tutto impregiudicati: la sua designazione alla presidenza dell’Aifa come espressione delle Regioni resterebbe ancora in piedi, in considerazione delle qualità e dell’equilibrio dimostrati dall’ex assessore piemontese nel coordinamento della Commissione Salute. Non è escluso, dunque, che le Regioni possano insistere proprio sul nome di Saitta per la presidenza dell’Aifa, anche in considerazione delle capacità dimostrate, proprio nel settore dei farmaci, nella messa a punto delle politiche di acquisto dei medicinali, attraverso gare e procedure di acquisto centralizzate che hanno consentito di conseguire risparmi davvero importanti e che poi, attraverso diversi accordi interregionali, sono diventati patrimonio anche di altre Regioni.

Ma anche se così fosse davvero e Saitta restasse il cavallo sul quale puntano le Regioni, bisognerà sempre vedere quali saranno le decisioni della titolare della Salute, nel singolare clima da ultimi giorni di Pompei che aleggia sul governo a maggioranza gialloverde dopo le elezioni europee. La ministra dovrà in ogni caso sciogliere le sue  riserve e prendere una decisione, anche perché dal CdA dell’Aifa sta per sfilarsi un altro esponente della Conferenza delle Regioni, l’assessore emiliano e vicecoordinatore della Commisione Salute Sergio Venturi, che appena due settimane fa ha annunciato  le proprie dimissioni da componente del Consiglio di amministrazione dell’Aifa.

Dimissioni, peraltro, accompagnate da una tirata di giacca a Grillo, con l’invito a procedere con la massima sollecitudine alla nomina di Saitta a presidente dell’agenzia regolatoria. Agenzia che peraltro, proprio per  l’ormai imminente defezione di  Venturi potrebbe anche correre qualche rischio in termini di operatività: il consiglio di amministrazione potrebbe infatti trovarsi senza il numero legale necessario per ratificare i provvedimenti. Il nodo, insomma, va sciolto subito, provvedendo a riempire una casella vuota ormai da mesi (le dimissioni di Stefano Vella dalla presidenza di Aifa risalgono infatti all’agosto dello scorso anno).

Accanto a quella del presidente Aifa (dove la decisione finale spetta al Governo) c’è anche la nomina  del nuovo coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni: tutte le indicazioni – a partire dai nuovi equilibri in seno alla stessa conferenza, dove l’asse, dopo gli esiti delle elezioni in Sardegna, Basilicata e Piemonte si è spostato a destra – lasciano prevedere  che a succedere a Saitta sarà Manuela Lanzarin, assessore alla Sanità del Veneto. Sarà lei, con ogni probabilità, a occuparsi della voce che più pesa sui bilanci delle Regioni e dove non mancano davvero questioni tanto urgenti quanto problematiche, prima tra tutti il nuovo Patto della Salute, il cui “cantiere” è fresco di sblocco: soltanto una decina di giorni fa, infatti,  erano stati infatti insediati gli undici gruppi di lavoro (tra i quali quello sulla governance farmaceutica) incaricati della stesura del documento, che non si annuncia pacifica.

Ma Lanzarin, in caso di successione a Saitta, dovrà anche occuparsi di altri dossier annosi e non meno spinosi, come il rinnovo degli accordi convenzionali con medici e farmacie.  E rispetto a quest’ultimo (le cui trattative sono in stallo ormai da quasi un anno) sarà interessante vedere come la nuova coordinatrice della Commissione Salute si regolerà di fronte all’impegno assunto due settimane fa dal suo collega Venturi, nel corso del suo intervento all’assemblea Assofar, di riscrivere l’atto d’indirizzo della convenzione farmaceutica, facendo ripartire dall’inizio la trattativa.

Le decisioni che saranno assunte al riguardo da Lanzarin (e dalla Conferenza delle Regioni) saranno decisive per capire se e qanto tempo sarà ancora necessario per arrivare alla stipula (a più di vent’anni di distanza dalla firma dell’ultimo) di un accordo convenzionale in grado di recepire gli straordinari cambiamenti intervenuti negli ultimi due decenni in materia di servizio farmaceutico e di dare finalmente una risposta alla aspettative delle farmacie, tanto legittime quanto fin qui sempre frustrate.