Questran ancora introvabile, Omar fa il punto sulla situazione

Rom, 23 novembre – Omar, l’Oservatorio sulle malattie rare, dedica sul suo sito un articolo molto circostanziato alla ormai lunga indisponibilità sul mercato di Questran (colestiramina),  vecchio farmaco poco costoso ma efficace e insostituibile per chi è affetto dalla malattia di Crohn e da alcune malattie autoimmuni del fegato, da tempo introvabile in Italia. Utilizzato per contrastare il prurito nei pazienti con malattie autoimmuni del fegato e la diarrea cronica nella malattia di Crohn, patologia infiammatoria dell’intestino che può colpire qualsiasi parte del tratto gastrointestinale, provocando una vasta gamma di sintomi anche importanti, il farmaco è sparito dai radar  e sono risultati del tutto vani i tentativi –  telefonate a tutte le farmacie di tutte le Regioni, appelli alle Asl, alle strutture ospedaliere e allo stesso ministero della Salute.

L’articolo offre un riepilogo della vicenda, scandendone le tappe. La prima risale al 5 novembre scorso, quando in risposta alle preoccupazioni dei pazienti, l’Aifa precisato in una nota che “la carenza, da attribuire a problemi produttivi legati alla fornitura del principio attivo, dovrebbe terminare entro la fine di febbraio 2019”. L’Agenzia, pertanto, “consiglia ai pazienti di rivolgersi al medico per valutare il ricorso a un medicinale alternativo, idoneo per la cura della propria patologia. In alternativa, se dovesse rendersi necessario attivare la procedura per l’importazione di un medicinale analogo autorizzato all’estero, occorre rivolgersi a una struttura sanitaria” prosegue la nota. “Per ridurre al minimo le difficoltà legate alla carenza dei medicinali, l’Agenzia Italiana del Farmaco rilascia, infatti, alle strutture sanitarie che ne facciano richiesta, l’autorizzazione all’importazione di un medicinale analogo autorizzato all’estero”.

Tre giorni dopo, l'( novembre, arriva la replica dei pazienti:  “E noi come facciamo intanto? Un farmaco alternativo non esiste, lo dicono gli stessi medici. Specialmente per noi che siamo stati operati di malattia di Crohn, quella bustina di medicinale è fondamentale. Senza quel farmaco siamo come invalidi, siamo costretti a stare chiusi in casa perché abbiamo bisogno continuo della toilette” racconta all’agenzia Ansa Margherita Guasparini, una paziente di Lucca che sta cercando la colestiramina in tutta Italia, come tanti altri che soffrono della stessa patologia. “Il consiglio sul sito dell’Aifa – continua la paziente – è di farsi prescrivere dal medico un medicinale alternativo o di chiedere a una struttura sanitaria di comprarlo all’estero, ma il farmaco analogo non c’è e la richiesta all’estero non ha avuto risposte perché neanche fuori dall’Italia si trova”.

Pochi giorni dopo, il 16 novembre, arriva la risposta di Bristol-Myers Squibb, l’azienda produttrice del medicinale, che comunica che “eccezionalmente, entro la fine del mese di novembre sarà in grado di soddisfare alcune richieste urgenti di fornitura del farmaco colestiramina che perverranno direttamente dalle farmacie e dalle strutture del Servizio sanitario nazionale. Considerato il numero delle confezioni disponibili è opportuno che le richieste siano riferibili a trattamenti che il medico ritiene non sostituibili con altri prodotti. Il Customer Service Bristol-Myers è a disposizione ai seguenti recapiti: fax verde: 800867188; linea verde: 800925041; e-mail: mg-ordini-bms@bms.com o customerinfo.it@bms.com”.

Ovviamente non può bastare e il 20 novembre parte un nuovo appello. A lanciarlo sono Salvatore Petta, segretario dell’Aisf, l’Associazione italiana per lo studio del fegato e Davide Salvioni, presidente di Amaf Monza Onlus, l’associazione dei pazienti affetti da malattie autoimmuni del fegato. La lettera è indirizzata alla Bristol-Myers Squibb, e per conoscenza al direttore generale dell’Aifa Luca Li Bassi. “Auspichiamo che l’assenza del farmaco non si protragga ulteriormente e che l’azienda chiarisca prontamente le ragioni eventuali di tale temporanea indisponibilità e soprattutto si adoperi per risolvere quanto prima la carenza di un farmaco le cui indicazioni epatologiche non sono vicariabili” scrivono Petta e Salvioni.

“Di fatto, in pazienti con malattie epatiche colestatiche croniche, quali – ma non solo – la colangite biliare primitiva (CBP) e la colangite sclerosante primitiva (CSP), così come nei pazienti con epatopatia avanzata, il sintomo prurito è assai frequente e determina importanti ripercussioni sulla qualità di vita. La colestiramina, principio attivo del Questran, si è dimostrata, attraverso il sequestro intestinale per la sua azione chelante degli acidi biliari, il principale farmaco in grado di controllare in modo efficace tale sintomo” prosegue la lettera. “La sua indisponibilità protratta sta causando notevoli disagi a molti pazienti con epatopatia colestatica e/o avanzata. In assenza di farmaci alternativi attualmente disponibili in Italia con le stesse indicazioni del Questran, chiediamo all’azienda Bristol-Myers Squibb di valutare tutte le possibili strategie per la pronta risoluzione del problema”.