Quota 100 e reddito di cittadinanza, il Governo licenzia la manovra 2019

Roma, 16 ottobre – Transazioni con le aziende farmaceutiche per il ripiano della spesa farmaceutica; incompatibilità della figura del commissario con qualsiasi altro incarico istituzionale regionale nelle Regioni in piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario; istituzione dell’Anagrafe nazionale vaccini, con l’obiettivo di monitorare i programmi vaccinali sul territorio  e istituzione del fondo per la riduzione delle liste d’attesa.

Queste, così come indicate nel comunicato stampa ufficiale di Palazzo Chigi, le misure sulla salute contenute nella manovra da 37 miliardi che il “governo del cambiamento” nato dall’alleanza tra M5S e Lega ha licenziato ieri sera, dopo un’intesa faticosamente raggiunta su alcuni dei contenuti di maggior rilievo.

Qui di seguito, nella sintesi proposta da Il Sole 24 Ore, le principali misure della manovra, che ieri sera, come da prassi, è stata inviata alla Commissione europea  (qui il documento trasmesso a Bruxelles).

Niente clausole Iva per 12,5 miliardi
Il primo impegno del contratto di governo è la sterilizzazione degli aumenti che scattano il 1° gennaio 2019 (dal 10 all’11,5% per l’aliquota più bassa, dal 22 al 24% per quella più alta).

Pensioni a quota 100
Il superamento della legge Fornero è una misura rivendicata da entrambe le forze di governo. L’obiettivo è di garantire la possibilità di andare in pensione a chi tra età e contributi arriva a “quota 100”, probabilmente partendo dalla combinazione 62-38. Il costo è di 7 miliardi di euro e il meccanismo dovrebbe partire a febbraio.

Reddito di cittadinanza e Centri per l’impiego
Per quello che è il “archio di fabbrica” della campagna elettorale del M5S servono 9 miliardi (di cui 2,6 da attingere dalle risorse già stanziate per il Rei) a cui aggiungere un ulteriore miliardo destinato al rafforzamento dei centri per l’impiego. L’attivazione vera e propria della misura dovrebbe scattare in primavera. L’assegno da 780 euro, secondo quanto annunciato finora, verrà caricato sul bancomat, con una sorta di monitoraggio degli acquisti. Il sostegno sarebbe garantito solo a patto di frequentare corsi di formazione e di prestare 8 ore a settimana di lavoro socialmente utile. Il reddito verrebbe meno dopo il rifiuto di tre offerte di lavoro, ma con una specifica “geografica”, con l’obiettivo di non penalizzare cioè chi non accetterà come prima offerta un’occupazione al di fuori della propria città o Regione.

Pace fiscale al 20% con tetto di 100mila euro
L’accordo raggiunto dopo un lungo braccio di ferro sul decreto fiscale collegato alla legge di bilancio stabilisce un’aliquota al 20% per sanare il pregresso di chi ha già presentato la dichiarazione dei redditi. Sarà prevista l’opzione di dichiarazione integrativa ma con la possibilità di far emergere fino a un massimo del 30% in più rispetto alle somme già dichiarate e comunque con un tetto di 100.000 euro. Per ridurre il contenzioso, si potranno inoltre sanare le liti con il fisco pagando senza sanzioni o interessi il 20% del non dichiarato in 5 anni in caso di vittoria del contribuente in secondo grado (o il 50% in caso di vittoria in primo grado). Allo stesso tempo, con la rottamazione ter delle cartelle Equitalia saranno cancellati sanzioni e interessi, dilazionando i pagamenti in 5 anni e arriverà lo stralcio delle minicartelle sotto mille euro accumulate dal 2000 al 2010.

Dalle pensioni d’oro 1 miliardi in 3 anni
Il taglio delle pensioni sopra i 4.500 euro netti al mese nella parte di assegno non coperta dai contributi pagati porterà nelle casse dello Stato un miliardo di euro nell’arco di un triennio. La precisazione temporale è arrivata dopo gli annunci di Luigi Di Maio.

Flat tax per gli autonomi
Il forfait esiste già ed è al 15% per i professionisti con ricavi fino a 30mila euro e per le altre categorie con ricavi fino a 50mila euro. L’obiettivo è estendere la platea ad autonomi, Snc, Sas e Srl che optano per il regime di trasparenza con ricavi fino a 65.000 euro. Dai 65.000 ai 100.000 euro si pagherebbe un 5% addizionale. Le start up e le attività avviate dagli under35 godrebbero di un
supersconto al 5%. Il costo è di circa 600 milioni il primo anno e di 1,7 miliardi a regime.

Sgravi Ires, su utili reinvestiti taglio al 15%
L’aliquota al 24% scenderebbe di 9 punti sugli investimenti in ricerca e sviluppo, in macchinari e in assunzioni stabili. Il costo sarebbe di 1,5 miliardi di euro. Dovrebbero essere anche confermati gli ammortamenti di Industria 4.0.

Addio a sconti Ace e Iri
Per finanziare le agevolazioni fiscali alle imprese saranno abolite l’Ace, l’Aiuto alla crescita economica, e la mai nata imposta ridotta Iri, destinata al mondo delle Pmi e attesa dal primo gennaio 2019. Il recupero finanziario è di circa tre miliardi.

7 miliardi di tagli, anche sull’immigrazione
Per legge i ministeri devono già operare tagli per un miliardo di euro l’anno. Lo sforzo richiesto potrebbe essere però ben superiore, pari a 3-4 miliardi. Promesso un taglio di 1,3 miliardi in tre anni spesi per l’immigrazione, di cui 500 milioni nel 2019.

Dagli investimenti la spinta al Pil
Il capitolo investimenti è quello più gradito al ministro dell’Economia, Giovanni Tria. E’ previsto che valga lo 0,2 del Pil, pari a 3,5 miliardi. Oltre alle risorse finanziarie si punta a sbloccare gli investimenti a livello locale con uno sblocco dei bilanci dei Comuni (anche quelli in perdita) e con una revisione della soglia per gli appalti senza gara.

Decreto taglia leggi e norme su Rc-auto
La novità è l’arrivo di un secondo decreto che scorpora dal Dl fiscale norme altrimenti non omogenee. Il Dl – chiamato “taglia scartoffie e leggi inutili” – cancella oltre 100 adempimenti per le imprese e ingloba misure per garantire una Rc auto “più equa”. Sancisce inoltre, come già ricordato in premessa, l’incompatibilità tra ruolo di governatore regionale e commissario alla sanità e blocca i pignoramenti della casa per chi ha crediti verso la Pa e per bloccare i medici che aumentano la lista di attesa per l’intramoenia.