Rapporto Corte dei Conti: Incerto il calo del debito, crescita a rischio

Roma, 30 maggio – La riduzione del debito pubblico è essenziale per la stabilità finanziaria dell’Italia. Ma “il permanere di condizioni di incertezza sulla possibilità che nel medio termine si possa imboccare un sentiero decrescente rischia di incidere negativamente sulle stesse prospettive di crescita del Paese”.

Questo, nella sintesi dell’Ansa, il rilievo più significativo che emerge dal Rapporto 2019 sul coordinamento della finanza pubblica della Corte dei Conti,  presentato ieri al Senato.

Il finanziamento in deficit del reddito di cittadinanza, evidenziano i magistrati contabili, “è motivo di preoccupazione per gli equilibri di bilancio di medio termine, date le condizioni di elevato debito pubblico”. I magistrati contabili aggiungono anche che “un eventuale minor esborso rispetto alle stime originarie andrebbe utilizzato, almeno sotto lo stretto profilo della sostenibilità dei conti pubblici, per ridurre il disavanzo e rientrare dal debito”.

Sulle pensioni – dice la Corte – sarebbe importante definire “un quadro di certezza e stabilità normativa. Un quadro che dovrebbe essere in grado di offrire una ‘sostenibile normalità’ alle nuove generazioni, ai lavoratori più anziani, alle imprese, agli investitori internazionali interessati ad avviare attività economiche nel nostro Paese per i cui piani industriali rileva la prospettiva degli oneri sociali”.

Le misure, si legge ancora nel rapporto, dovrebbero essere ispirate “ad un corretto bilanciamento delle esigenze delle generazioni presenti e di quelle future”

Dal Rapporto 2019 emerge anche una valutazione tutto sommato lusinghiera del settore sanitario, almeno sul fronte del risanamento dei conti, dove sono state conseguiti risultati positivi, anche se resta il problema di  confrontarsi “con le necessità poste da innovazioni in grado di migliorare la qualità delle cure, da vincoli sulla disponibilità di risorse e dal persistere (e in alcuni casi dall’aggravarsi) di squilibri territoriali nella garanzia dei Lea”.
I magistrati evidenziano come  i buoni risultati ottenuti nel 2018 nel controllo della spesa sanitaria, attestatasi a 115,4 miliardi (pari al 6,6% del Pil), cifra inferiore di poco meno di un miliardo rispetto alle previsioni e con gli indicatori che confermano la tendenza alla riduzione, con un 6,4% di incidenza sul Pil fine periodo e 14,4% sulla spesa. Una dinamica della spesa inferiore alle entrate e il rinvio di alcune uscite, osserva la Corte,  hanno permesso nell’anno di migliorare il contributo del settore agli obiettivi di finanza pubblica.

Resta comunque il grave problema delle molte disuguaglianze che si registrano nel settore, puntualmente rilevate dalla Corte, che sottolinea come,  rileva come dagli ultimi dati disponibili (relativi al 2017) “emergono le difficoltà a garantire in tutto il Paese adeguati livelli di assistenza, soprattutto per l’insufficienza della rete di assistenza domiciliare o di strutture specifiche rivolte ad anziani e disabili, l’eccessivo numero di parti cesarei primari e livelli di prevenzione al di sotto della soglia critica”.

Criticità, insistono i giudici contabili,  “presenti in quasi tutte le aree territoriali. Spesso, quindi, non riconducibili alla sola questione delle risorse finanziarie, ma che hanno le radici in una carente governance locale, in difficoltà di programmazione della spesa e in una dotazione infrastrutturale ancora insufficiente. La lieve crescita degli investimenti nell’ultimo anno non muta, infatti, il forte ridimensionamento registrato nel quinquennio”.

Entrando più nel dettaglio dei conti della sanità, dal rapporto della Corte dei Conti arriva inevitabilmente  la conferma del superamento del tetto per gli acquisti diretti di farmaci, che sfondano il limite di oltre 2,2 miliardi, solo parzialmente compensati dalla diminuzione di 800 milioni  della spesa farmaceutica territoriale (che riducono lo sfondamento complessivo a 1,4 mld) e del tetto per i dispositivi medici (per oltre il 24 %, pari a 1,1 mld di euro).

La Corte rileva poi come sui conti penda la spada di Damocle dei costi dei rinnovi contrattuali del personale, slittati per l’anno in corso, ma per i quali andranno necessariamente essere reperite nuove risorse,  che serviranno “anche per lo sblocco dei tetti finora vigenti previsto dal recente Accordo tra Ministero della Salute, MEF e Regioni”.