Rapporto Infosfera sulle fake news, il 65% degli italiani non le distingue

Roma, 30 agosto – Il 65,46% degli italiani non sa distinguere una fake news. La percentuale, già altissima, sale al 70% per i profili Twitter falsi, arriva al 78,75% per i siti web di bufale e schizza fino all’82,83% per le pagine Facebook dei siti di notizie false.

I dati scaturiscono dalla seconda edizione del rapporto Infosfera dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli, una rilevazione molto utile per farsi un’idea dei tempi che corrono, almeno sotto il profilo dei meccanismi di formazione delle opinioni e del cosiddetto “sentire collettivo”.  Alla redazione dello studio, guidato da Umberto Costantini, docente di Teoria e tecniche delle analisi di mercato alla stessa Unisob, e coordinato da Eugenio Iorio, docente di Social media marketing e, in passato, impegnatissimo spin doctor di leader politici nazionali  (ha coordinato cinquantuno campagne elettorali, dal 1993 al 2017), hanno collaborato i ricercatori dell’Associazione Italiana della Comunicazione pubblica e istituzionale, del Centro Studi Democrazie Digitali e dell’organismo di ricerca Fondazione Italiani.

Dall’indagine emerge che gli oltre 1.500 intervistati non sono allarmati dalle fake news: soltanto il 44,54% ritiene che esse abbiano invaso il sistema di informazione e il 21,71% pensa di esserne immune. Sono ancor meno consapevoli dell’impatto delle fake news sul sistema politico: oltre l’86% pensa che non abbiano condizionato le ultime elezioni politiche e solo il 22,70% ritengono che indeboliscano la democrazia.

Ancorchè oggi sostanzialmente collegate ai social media, esiste la convinzione che le fake news siano un fenomeno antecedente, che esiste da sempre: ne è convinto quasi l’80% degli intervistati riti. La differenza, secondo il 36,97% degli italiani, è che i social media le diffondono facilmente e in modo virale, a causa della disintermediazione e della mancanza di filtri informativi autorevoli.

La ricerca conferma inevitabilmente anche il crescente uso di internet in Italia: il 95% dei cittadini utilizza la rete e quasi un terzo lo fa quotidianamente più di cinque ore al giorno. Oltre la metà di loro lo utilizza per accedere a Facebook e a portali di informazione. Il rapporto Infosfera, tuttavia, non manca di registrare la flessione davvero rilevante della piattaforma social di Mark Zuckerberg negli ultimi due anni: anche a seguito di scandali come quello di Cambridge Analytica, gli utilizzatori di Facebook sono scesi dal 75,98% del 2016 al 54,40% del 2018. Il web ha anche cambiato le abitudini degli italiani: oltre il 69% di loro registra e memorizza informazioni tramite lo smartphone.

La ricerca di Unisob conferma inoltre che Internet è un terreno fertile per la polarizzazione delle opinioni, con il 69,61% degli italiani che non riescono a confrontare più punti di vista. E anche se oltre il 95% degli intervistati ritiene possibile costruire diversi percorsi di conoscenza, solo per il 22,04% è aumentato il livello di conoscenza del mondo. Le discussioni tendenzialmente si svolgono in “echo chambers”,  ovvero camere di risonanza dove accedono in larghissima prevalenza individui con opinioni simili. Basti pensare che più del 37% degli italiani utilizza come mezzo di informazione amici, parenti e persone intime, che formano reti omofiliache.

Le informazioni diffuse e propagate da queste reti influenzano il 43,35% degli italiani e in particolare Facebook ne influenza il 25,32%. Anche se il maggiore impatto sulle opinioni degli italiani è esercitato ancora dai programmi tv di approfondimento (45,06%).

“È innegabile che si tratti di dati inquietanti” è il commento di Iorio a LabParlamento, l’osservatorio indipendente nato per favorire un’informazione trasparente sull’attività politica italiana, che molto opportunamente ha dedicato spazio al rapporto Infosfera di Unisob.”E lo sono perché in un’infosfera così configurata i cittadini/utenti, sprovvisti dei più elementari strumenti di analisi e di critica della realtà e privi di qualsiasi strumento di difesa, tendono ad avere una visione distorta della realtà, una visione sempre più prossima a quella desiderata dai manipolatori delle loro capacità cognitive”.