Rapporto Osservasalute, italiani longevi ma depressi e malandati

Roma, 16 maggio – Longevi ma malandati. Questi, sintetizzati in due aggettivi, siamo noi italiani, almeno a giudicare da quanto emerge dal Rapporto Osservasalute 2018, realizzato dall’Osservatorio nazionale sulla Salute nelle Regioni italiane che opera nell’ambito di Vihtaly, spin off dell’Università Cattolica di Roma, con la direzione scientifica di Alessandro Solipaca e la direzione di Walter Ricciardi (nella foto),  presentato ieri a Roma. La popolazione italiana è infatti sempre più vecchia (nel 2017, gli ultra 65enni sono oltre 13,5 milioni, il 22,3% della popolazione totale), ma anche gravata da malattie croniche la cui gestione assorbe l’80% circa dei costi sanitari.

“Siamo longevi ma non invecchiamo in salute e manca l’assistenza dedicata (domiciliare e nelle strutture di degenza di lungo periodo” si legge nel rapporto, del quale riferisce una sintesi dell’agenzia Sir.  Gli anziani italiani trascorrono più tempo dei coetanei europei in cattiva salute. Oltre alle malattie croniche, tra le problematiche che condizionano la vita di un anziano spicca la depressione, che ne colpisce uno  su 5. Ne soffre infatti il 19,5% degli ultra 75enni.  Al riguardo, si registra una differenza di genere a svantaggio delle donne: tra le ultra 75 enni, a soffrire di sintomi depressivi è infatti quasi una su quattro (23,0%).

Carente, rivela ancora il rapporto, l’assistenza dedicata agli anziani: in Italia, nonostante l’elevata percentuale di ultra 80enni, la quota della spesa sanitaria complessiva destinata all’assistenza sanitaria a lungo termine (10,1%) è ancora troppo bassa se confrontata con quella di Paesi con simile livello di invecchiamento (14,8% in Francia e 16,5% in Germania). “Risulta prioritario per il nostro Ssn – ammoniscono al riguardo  curatori della ricerca – orientarsi alle necessità della popolazione che invecchia, potenziando l’assistenza a lungo termine e l’assistenza domiciliare, con maggiori e rinnovate risorse economiche e umane”..

Ricciardi ha anche voluto lanciare “un vero e proprio allarme per morti da sepsi e antibioticoresistenza”. L’ex presidente dell’Iss, professore ordinario di Igiene generale e applicata all’Università Cattolica, ha voluto ricordare come nel nostro Paese quella dellla resistenza batterica sia ormai un’emergenza assoluta, poco conosciuta e ancora troppo poco considerata. Migliaia di persone muoiono ogni giorno nei nostri ospedali per infezioni e antibioticoresistenza. Su 28 Paesi Ue, il 30% delle morti per sepsi ospedaliere avviene in Italia. Questo, a giudizio di Ricciardi,  “chiama in causa il ministero della Salute, l’Istituto superiore di sanità, l’Aifa e l’Agenas (Agenzia per i servizi sanitari regionali) perché la strage è già in corso ma diventerà un ecatombe”.

Per l’esperto, nel nostro Paese “il problema delle infezioni ospedaliere sembra ineluttabile e viene considerato con rassegnazione a livello centrale e periferico. In Svezia e Olanda, invece, ogni ospedale prevede un comitato per il contrasto alle infezioni”. Bisogna dunque muovere in quella direzione, aumentando al contempo le iniziativa di contrasto, informazione e sensibilizzazione sul fenomeno dell’antibioticoresistenza.

Un problema che nel nostro Paese raggiunge livelli allarmanti perché consumiamo troppi antibiotici “anche quando non sono necessari”, spiegaRicciardi, aggiungendo però che  “molta della nostra antibioticoresistenza nasce dal fatto che mangiamo maiali e polli d’allevamento ai quali vengono somministrati antibiotici non solo quando sono malati ma a scopo preventivo. All’interno di questi animali, pezzi di genoma si modificano ed entrano nel genoma di chi li mangia”.

A significare che quella contro i batteri resistenti è una guerra che va combattuta su molti fronti e con ingente dispiego di mezzi, se la si vuole davvero vincere.

Il corposo Rapporto OsservaSalute 2018 (639 pagine) è frutto del lavoro di 318 ricercatori distribuiti su tutto il territorio italiano, che operano presso università, agenzie regionali e provinciali di sanità, assessorati regionali e provinciali, aziende ospedaliere e aziende sanitarie e in istituzioni come l’Iss,  il Consiglio nazionale delle iicerche, l’Istituto nazionale per lo studio e la cura dei Tumori, il ministero della Salute, l’Aifa e l’Istat. È suddiviso in due parti principali: la prima dedicata alla salute e ai bisogni della popolazione, la seconda ai sistemi sanitari regionali e alla qualità dei servizi.